L’isola dei ricordi: recensione del film DreamWorks

L'isola dei ricordi: recensione del film DreamWorks
Contenuti dell'articolo

L’Isola dei Ricordi arriva al cinema dal 24 settembre 2026 con DreamWorks Animation e Universal, ed è una scommessa diventata rara: un film d’animazione originale, senza franchise alle spalle. Dietro la macchina da presa ci sono Joel Crawford e Januel Mercado, già registi de Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio.

La storia nasce dalle Filippine, da un folklore che il cinema hollywoodiano ha quasi sempre ignorato. Il risultato è un’animazione che cambia pelle ogni dieci minuti, con un prezzo da pagare: un ritmo che non lascia mai respirare.

La trama de L’isola dei ricordi

Jo e Raissa sono amiche da tutta la vita, cresciute nelle Filippine degli anni ’90 a immaginare mondi che non esistono. Raissa, la più introversa e studiosa, è pronta a partire per gli Stati Uniti: l’aspetta la CalTech. Jo, che vive alla giornata, deve fare i conti con l’idea di restare sola.

La notte prima della partenza le due ragazze trovano un portale e finiscono a Nakali, l’isola fantastica raccontata da Lola Fatima, la nonna di Jo. Al risveglio non ricordano nulla, ma hanno addosso le prove della notte: Jo un tatuaggio sulla spalla, Raissa mezza testa spelacchiata e un paio di ali attaccate alla schiena.

Con l’aiuto di Raww, un cane-mannaro diventato loro amico, le due devono ricostruire cosa è successo e tornare a casa prima che Raissa parta. Sulla loro strada incontrano:

  • Batiba, il demone della memoria
  • i Duwende, spietati e pucciosissimi
  • la Manananggal, l’essere più temuto dell’isola, a cui qualcuno ha rubato le ali
  • il Wild Pack: Jo, Raissa, Raww, Bungi e il Principe Mermahn

Nakali e il folklore filippino

Nakali non è uno sfondo decorativo. Il folklore filippino è il motore della trama, e il legame con la cultura del Paese entra in ogni scena: il karaoke della festa d’addio, i riferimenti religiosi, il Lechon Kawali in tavola.

Anche la scelta dei registi racconta questa attenzione: Januel Mercado è filippino-americano, mentre Joel Crawford è legato al Paese attraverso la famiglia della moglie. Il film è passato anche dal Giffoni, dove è stato presentato nel 2026.

Chi cerca un’animazione che guardi altrove può partire da i migliori film d’animazione degli ultimi 100 anni, oppure confrontare il catalogo dello studio con i film DreamWorks che reggono il confronto con Disney. In entrambi i casi il metro di paragone è alto, e L’Isola dei Ricordi va giudicato per quello che prova a fare, non per quello che gli somiglia.

Stile visivo: la Manananggal e i linguaggi mescolati

L’Isola dei Ricordi è uno dei progetti più ambiziosi dello studio, perché mescola linguaggi diversi nello stesso frame: animazione classica, 3D e persino inserti live-action. Nakali e il mondo degli umani sono saturi di dettagli, con un montaggio visivo che cambia stile di continuo.

Il vertice è la Manananggal: movimenti, colori e occupazione dello spazio sono studiati al millimetro, e il risultato è uno dei cattivi più inquietanti dell’animazione recente. Da sola vale il biglietto, e conferma il fiuto dello studio per i personaggi fuori scala, come mostrano anche i 10 migliori personaggi DreamWorks.

Il ritmo: perché sembra più lungo di quello che è

Il rovescio della medaglia è il ritmo. Il film corre dall’inizio alla fine, ogni scena porta una creatura nuova, una gag, un cambio di stile o un pericolo, e gli spettatori non hanno quasi mai il tempo di respirare.

L’impianto sembra costruito per un pubblico abituato alla velocità dei reel: dopo un’ora e mezza, la quantità di stimoli visivi e narrativi produce una certa fatica cognitiva. Il film, insomma, sembra più lungo di quanto sia davvero.

La descrizione più efficace resta quella di una notte da leoni psichedelica per bambini: un’avventura assurda e coloratissima, con poco spazio per la lacrimuccia che di solito accompagna i film d’animazione.

Cosa funziona e cosa no

Presi singolarmente, Jo e Raissa restano poco sviluppate: la loro amicizia è il cuore della storia, ma la sceneggiatura non le lascia mai il tempo di approfondirla. La crescita dei personaggi passa più dalle battute che dalle scelte.

Quando invece il gruppo è al completo, la situazione cambia. Raww, Bungi e il Principe Mermahn acquistano personalità ben definite e funzionano benissimo insieme, nelle scene corali che sono la parte migliore del film.

  • Da vedere: la Manananggal, il character design, la ricchezza visiva di Nakali
  • Da sopportare: il ritmo frenetico e i personaggi principali sottili
  • Per chi: famiglie, appassionati di animazione e chi cerca un’identità visiva riconoscibile

Dove vederlo e il caso del titolo

L’Isola dei Ricordi è nei cinema italiani dal 24 settembre 2026, distribuito da Universal. Il titolo originale con cui viene presentato all’estero è Forgotten Island, e non va confuso con un altro film: in Italia il nome L’isola dei ricordi era già stato usato per il dramma di Fatih Akin uscito il 12 marzo 2026 con BIM.

Il calendario delle uscite autunnali è fitto, tra festival e anteprime: qui le date della Festa del Cinema di Roma 2026 con film e ospiti. Per un film come questo, che punta tutto sull’impatto visivo, il grande schermo resta la scelta migliore: su uno schermo piccolo la marea di dettagli di Nakali rischia di perdersi.

FAQ su L’isola dei ricordi

Quando esce al cinema L’isola dei ricordi?

Dal 24 settembre 2026, con distribuzione Universal nelle sale italiane.

Chi ha diretto il film?

Joel Crawford e Januel Mercado, la coppia già al lavoro su Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio.

Il film è ispirato al folklore filippino?

Sì. Nakali riprende creature della tradizione filippina come la Manananggal, il demone Batiba e i Duwende.

È il seguito di un film DreamWorks?

No, è una storia originale con personaggi nuovi, non legata a nessun franchise dello studio.


Scopri di più da Jump the shark

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi