Personaggi di fantascienza americani: i 15 più grandi delle serie tv
Le serie di fantascienza spesso puntano su trame fitte, universi complessi e svolte ad alto concetto. In mezzo a scenari grandiosi, però, emergono con forza i personaggi: sono loro a rendere credibili le emozioni, a dare un senso alle scelte e a mantenere il racconto ancorato alla dimensione umana. Alcune serie, infatti, espandono il proprio mondo senza perdere il fuoco sui legami interiori, usando figure memorabili come leva narrativa e morale.
Di seguito sono raccolti esempi in cui la costruzione dei caratteri diventa il vero motore, capace di trasformare la fantascienza in storie intime. Ogni sezione mette a fuoco come una specifica figura riesca a unire competenza, vulnerabilità e riconoscibilità, anche quando la realtà presentata sullo schermo diventa sempre più distante.
molly cobb in for all mankind
For All Mankind interpreta la fantascienza in modo dichiaratamente “scientifico”, immaginando in una realtà alternativa gli sviluppi della corsa allo spazio. In questo contesto, la serie valorizza un approccio in cui anche cambiamenti minimi producono conseguenze enormi. Tra i personaggi, Molly Cobb si distingue perché trae ispirazione dalla vera astronauta Jerrie Cobb.
Nel racconto, Molly Cobb riceve la possibilità di esprimere pienamente il proprio potenziale. La sua caratterizzazione mette in evidenza competenza, umanità e eroismo autentico. Il ruolo è interpretato con equilibrio da Sonya Walger, già nota per Lost, e la sua presenza diventa anche un segnale del potenziale rimasto “inattivo” quando donne e minoranze vengono escluse da spazi decisivi.
- molly cobb
- jerrie cobb (ispirazione)
- sonya walger (interpreta molly)
jeevan chaudhary in station eleven
In Station Eleven la coppia inaspettata formata da Jeevan e Kirsten definisce l’identità della serie fin dall’inizio. La premessa, basata sull’idea di una persona che si ritrova a occuparsi di una bambina subito dopo l’apocalisse, risulta immediatamente coinvolgente. Tra gli elementi centrali, però, emerge la scelta narrativa di rendere Jeevan emotivamente impreparato rispetto al peso che gli viene affidato.
Pur restando la storia soprattutto collegata a Kirsten, la serie riesce a rappresentare le difficoltà e le frustrazioni di Jeevan in modo realistico e umano, senza trasformarlo in un antagonista. Il percorso del personaggio viene esplorato a fondo: personalità e passato vengono collegati in modo preciso alla versione di Jeevan che prende forma nel mondo post-apocalittico. Ne deriva uno dei caratteri di fantascienza più originali e rinfrescanti.
- jeevan chaudhary
- kirsten
cooper howard / the ghoul in fallout
Fallout usa il contrasto tra Cooper Howard (prima della devastazione) e The Ghoul (dopo) per mostrare come la desolazione fisica e la corruzione morale possano consumare una persona. Ogni nuova informazione sul suo passato aumenta la dimensione tragica del personaggio, fino a raggiungere un punto cruciale nella seconda stagione, quando emerge che Cooper abilita inavvertitamente l’evento che porta alla fine del mondo e che gli costa la famiglia.
La serie non si limita ai flashback. Il legame emotivo nasce anche dall’esecuzione del personaggio: la performance di Walton Goggins dota lo “spettro” di un’energia piena di emozioni, percepibili anche nello sguardo nonostante il volto sfigurato. Il dolore della ricerca della famiglia e l’affetto sincero verso Lucy rendono più facile tifare per lui, anche quando lo stesso Ghoul insiste sul fatto di non essere “tra i buoni”.
- cooper howard
- the ghoul
- walton goggins
- lucy
carol sturka in pluribus
In Pluribus Rhea Seehorn, nota per Better Call Saul, guida la serie interpretando Carol Sturka. In varie occasioni il racconto assume il ritmo di un one-woman show: Carol porta umorismo e una componente di realismo dentro una situazione bizzarra. Pur avendo una personalità ruvida, la presenza scenica ha diviso parte del pubblico, anche perché le sue imperfezioni risultano collegate alle ferite del trauma maturato dopo la fase di “joining”.
La serie corre il rischio di risultare lenta, critica spesso attribuita allo stile del creatore Vince Gilligan. In questo scenario, Carol riesce a trasformare la solitudine in qualcosa di intrattenente e nello stesso tempo doloroso. Più il personaggio diventa polarizzante, più aumenta l’interesse per ciò che potrebbe accadere quando tenterà un’azione decisiva e “salverà il mondo”.
- carol sturka
- rhea seehorn
- vince gilligan (menzione)
george jetson in the jetsons
The Jetsons propone un immaginario retro-futuristico che mantiene intatta la sua efficacia anche a distanza di tempo. La componente più rilevante non riguarda solo l’estetica: l’architettura di Orbit City, costruita in alto rispetto al terreno, crea un ambiente arioso e luminoso. La scelta, però, viene spiegata come strategia per sfuggire allo smog presente al di sotto.
Molti aspetti del mondo della serie vengono collegati a questa visione di eccesso, pigrizia e atteggiamento di superiorità. Questo atteggiamento è reso particolarmente evidente in George Jetson, rappresentato come il classico padre lavoratore, pur con un calendario di lavoro di un’ora al giorno e solo due giorni a settimana. Nonostante la logica semplificata, George vive frequentemente lo stress legato agli “inconveniences” della vita, trasformando la quotidianità in un gioco comico e riflessivo.
- george jetson
kevin garvey in the leftovers
Rispetto ad altri protagonisti più eccentrici, Kevin Garvey non si impone per un’esuberanza immediata. Proprio questo tratto, però, rende la sua figura il più plausibile protagonista di The Leftovers. Il punto di partenza è lo sconvolgimento chiamato “Great Departure”: il due per cento della popolazione mondiale scompare, dissolvendosi nell’aria. A partire da quel momento, la serie diventa progressivamente più estraniante, anche per chi osserva dall’esterno.
Kevin, uomo di buon senso e padre di famiglia, si ritrova al centro delle reazioni imprevedibili di chi vive quell’evento e anche di una progettazione cosmica incomprensibile. Con il passare del tempo, The Leftovers mette Kevin davanti a un compito che assomiglia alla missione di salvare il mondo, senza offrire spiegazioni chiare sul motivo della sua scelta. La mancanza di una ragione esplicita diventa parte della strategia narrativa della serie.
- kevin garvey
mark scout in severance
Severance aveva già costruito una prima stagione vicina alla perfezione; la seconda porta invece personaggi e trama verso nuove altezze. La complessità di Lumon resta un elemento affascinante. La parte emotiva fondamentale è il modo in cui la depressione di Mark Scout esplode dopo la morte di Gemma, rendendo più comprensibile la decisione centrale legata al “sever”.
La capacità di Adam Scott di comunicare emozioni in modo diretto è decisiva. Nel finale della seconda stagione, intitolato “Cold Harbor”, la performance offre alcuni dei momenti di prova più forti di Mark, accompagnati da una nuova energia d’azione. “Cold Harbor” resta un episodio ricco di eventi, ma trova anche lo spazio per un confronto personale: Mark arriva perfino a parlare con se stesso, in una scena che assume un ruolo definitorio per la serie.
- mark scout
- adam scott
- gemma
hoban “wash” washburn in firefly
Firefly è un western spaziale molto amato, rimasto però troppo breve. Nonostante ciò, la serie può contare su uno dei migliori ensemble cast della televisione di fantascienza. In questo gruppo, uno dei punti di forza è Wash, interpretato da Alan Tudyk, capace di portare una sincerità emotiva perfetta per l’atmosfera curata di Firefly.
La serie combina la libertà tipica del vecchio West con la pressione di un’oppressione industriale del periodo post-bellico. In questa miscela, le emozioni vengono ingrandite anche su scala intergalattica. Wash incarna particolarmente bene l’idea di meraviglia e indipendenza: la sua motivazione per esplorare deriva soprattutto dal desiderio di osservare le stelle nascoste dall’inquinamento sul suo pianeta natale. A questo si aggiunge un amore profondo e genuino per sua moglie Zoe. Il personaggio diventa così estremamente affettuoso, e anche la sua morte nel film di seguito Serenity contribuisce a ridare energia al franchise.
- hoban “wash” washburn
- alan tudyk
- zoe
gaius baltar in battlestar galactica
Gaius Baltar rende umano il ritratto sfumato della moralità in Battlestar Galactica. La narrazione lega decisioni sbagliate e momenti di empatia reale, trasformando Baltar in un caso utile per interrogarsi su un tema preciso: la sopravvivenza personale coincide automaticamente con l’egoismo?
La serie riesce a gestire queste complessità anche grazie alla prova attoriale di James Callis, capace di infondere emozione e valore di intrattenimento alla parte. Il lavoro risulta sostenuto anche dalla scrittura: la storia di Baltar approda a un finale completo e soddisfacente, con il ritorno alle sue radici agricole, umili e lontane dal potere.
- gaius baltar
- james callis
g’kar in babylon 5
Babylon 5 mette in luce un duo tra G’Kar e Londo tra i più efficaci della televisione di fantascienza. G’Kar, però, resta un personaggio forte anche da solo. In una fase iniziale è uno degli antagonisti della serie, spesso con tratti comici. Il suo percorso di redenzione, però, diventa uno dei filoni più sinceri e intensi dell’intero racconto.
La serie affronta temi politici, collegati anche alla psicologia dell’identità e alle appartenenze fra fazioni. Nello stesso tempo, G’Kar evidenzia il ruolo dell’individuo. Il suo atto di perdono verso Londo mostra la capacità di pensare in modo indipendente rispetto alla collettività dei Narn, senza sminuire la cultura e la provenienza che costituiscono parte della sua identità.
- g’kar
- londo