James bond perché steven spielberg non dirigerà mai un film su 007 dopo due rifiuti
Il rapporto tra Steven Spielberg e James Bond resta uno dei punti più discussi: nonostante l’interesse e i tentativi, il regista non ha mai diretto un film della saga. Le motivazioni emergono da alcune dichiarazioni legate a contatti storici con la famiglia Broccoli, oltre che da considerazioni più ampie su controllo creativo e inserimento di nomi esterni alla tradizione del franchise.
spielberg e james bond: un tentativo mai andato a buon fine
Spielberg è diventato rapidamente uno dei registi più riconoscibili del cinema moderno, ma il passaggio verso 007 non è mai avvenuto. La situazione nasce già in un periodo in cui il franchise era pienamente attivo e consolidato.
Dopo l’esordio che lo ha portato all’attenzione internazionale, con Jaws (1975), il tema di una regia su James Bond si sarebbe presentato come opportunità. In base alle ricostruzioni riportate, l’idea avrebbe coinvolto direttamente i contatti con i Broccoli, chiamati in causa in più occasioni.
i due contatti con la famiglia broccoli
Le dichiarazioni assegnano alla famiglia Broccoli il ruolo decisivo nel bloccare la strada verso una regia ufficiale. Secondo quanto riferito, i rifiuti sarebbero arrivati due volte, con modalità diverse e con motivazioni non esplicitate.
prima richiesta: dopo il successo di jaws
Il primo tentativo viene collegato all’impatto di Jaws (1975). Spielberg avrebbe sostenuto di aver contattato Cubby Broccoli dopo il successo del film, offrendo la propria disponibilità a dirigere un film di 007.
- il contatto sarebbe avvenuto dopo Jaws
- l’offerta sarebbe stata quella di un ruolo da regista
- la risposta, riportata, sarebbe stata negativa
seconda richiesta: moonraker e la trattativa sulle cinque note
Il secondo episodio si colloca dopo Close Encounters of the Third Kind (1977). In quel contesto, sarebbe emersa la richiesta di utilizzare una delle parti musicali più note del film: le cinque note diventate un segno riconoscibile.
Spielberg avrebbe descritto una proposta di scambio: autorizzazione all’uso delle cinque note in cambio del permesso per dirigere un film della saga. Anche in questa circostanza, il progetto non avrebbe avuto seguito.
- coinvolgimento di cinque note da Close Encounters
- richiesta di accordo con legame diretto a una regia su bond
- diniego attribuito ai Broccoli, senza motivazioni specificate
la svolta: da george lucas a indiana jones
Le esclusioni sul fronte 007 non avrebbero impedito a Spielberg di costruire un percorso decisivo. Nelle dichiarazioni riportate, emerge il ruolo di George Lucas, che avrebbe offerto al regista una nuova occasione professionale.
Il riferimento porta a ciò che sarebbe diventato Raiders of the Lost Ark (1981), chiamato inizialmente con un nome differente. L’idea presentata da Lucas avrebbe sostituito, di fatto, la strada verso il franchise di James Bond.
“non si può far bond”: una risposta che avrebbe senso nella prospettiva attuale
Secondo quanto riferito, Lucas avrebbe proposto un’alternativa considerata “migliore di Bond”, avviando così il progetto di Indiana Jones. In un passaggio successivo, Spielberg avrebbe indicato che, se la richiesta di dirigere un film di 007 arrivasse ora, la risposta sarebbe negativa.
- occasione collegata a George Lucas
- proposta poi trasformata in Indiana Jones
- intenzione dichiarata di rifiutare eventuali richieste su Bond
perché non molti grandi registi hanno preso in mano 007
La situazione di Spielberg viene inserita in un contesto più ampio: nel tempo sono stati presenti numerosi registi che hanno diretto film di James Bond, ma anche molte figure importanti dell’industria non avrebbero accettato la sfida.
Una parte della spiegazione proposta riguarda il tema del controllo creativo. Prima della vendita del franchise ad Amazon, la famiglia Broccoli avrebbe mantenuto un potere di veto, incidendo quindi sulle scelte di regia.
- Sam Mendes
- Martin Campbell
- Terence Young
heritage britannica e scelte registiche nel tempo
Un ulteriore elemento citato riguarda l’impronta britannica del franchise. Viene quindi collegata la questione dell’identità culturale del progetto alle opportunità offerte a registi non britannici.
Nel racconto compaiono riferimenti a registi americani e al relativo posizionamento all’interno della saga: l’esempio principale è quello di Cary Joji Fukunaga, considerato il primo statunitense a dirigere un film di 007 con No Time To Die (2021). È menzionato anche Irvin Kershner, che avrebbe diretto Sean Connery in Never Say Never Again (1983), specificando però che si trattava di un progetto prodotto senza il coinvolgimento di Eon Productions e dei Broccoli.
- Cary Joji Fukunaga
- Irvin Kershner
- Sean Connery
da amazon in poi: possibile allentamento e nuovo regista
Con il passaggio di controllo al gruppo Amazon, viene indicata la possibilità che la posizione precedente si sia ammorbidita. In questo quadro, si colloca anche il dato relativo alla regia del prossimo capitolo: Denis Villeneuve risulta essere il regista incaricato di Bond 26, descritto come una scelta non britannica ma comunque legata al cambiamento in corso.
- Denis Villeneuve indicato come regista di Bond 26
spielberg non cerca più bond: un incastro che non si è completato
Nonostante l’idea iniziale e i tentativi concretati, il quadro finale segnala che l’elemento decisivo resta la mancata combinazione tra regia e condizioni del franchise. Anche se un incontro tra stile e saga avrebbe potuto generare interesse, i fatti raccontati puntano verso una separazione netta: Spielberg non ha mai ottenuto l’occasione e, nel racconto, non emergerebbe più una spinta a perseguire quel percorso.