Film sci-fi cheesy da non perdere che amiamo ancora oggi

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Le pellicole di science fiction più ammirate non sempre brillano per realismo o raffinatezza tecnica: spesso il loro fascino nasce dall’essere spudoratamente “cheesy”, cioè esagerate, sincere e legate al loro tempo. Tra effetti speciali ormai superati, toni autodidattici e colpi di scena poco convincenti, alcuni film riescono comunque a intrattenere e diventare punti di riferimento per appassionati e collezionisti. Di seguito emergono dieci titoli in cui la combinazione tra ambizione e ingenuità produce risultati memorabili.

10) ghosts of mars (2001)

Gli anni Duemila sono spesso ricordati per l’impatto di grandi spettacoli d’azione a tema spaziale e Ghosts of Mars è indicato come uno dei più “cheesosi” del gruppo. Durante il trasporto di un prigioniero pericoloso su Marte, una squadra di soldati entra in contatto con popolazioni autoctone rimaste a lungo in uno stato di inattività e intenzionate a colpire senza tregua. La pellicola include anche messaggi più sottili legati a una lettura del “Destino Manifesto”, ma la messa in scena finisce per dissolverne gran parte dell’impatto.
Rispetto ad altre opere spesso più sarcastiche, qui il registro rimane più serio e la scelta accentua alcuni elementi come dialoghi rigidi e colpi di scena eccessivi. Il risultato, pur meno efficace sul piano drammatico, diventa una fonte di divertimento e contribuisce alla fama del film come classico di culto.

  • John Carpenter

9) attack of the 50 foot woman (1980)

Attack of the 50 Foot Woman è presentato come un titolo che nel tempo ha mostrato limiti evidenti, soprattutto per una trama costruita attorno a un risentimento personale che oggi risulta problematico. Un agente alieno trasforma una donna in un essere gigantesco; la nuova dimensione viene poi sfruttata per vendetta contro un marito infedele. Anche sul piano visivo, gli effetti risultano datati e quindi coerenti con la natura “cheesy” dell’opera.
La pellicola è collegata alla tradizione dei B-movie fantascientifici degli anni ’50, ma non viene considerata all’altezza delle produzioni più solide del periodo. Si rilevano molte scene dedicate a conversazioni e attese; le sequenze di devastazione e assalto in scala enorme, invece, funzionano come momenti centrali. Proprio questa miscela permette al film di restare goffamente irresistibile.

8) this island earth (1955)

This Island Earth viene ricordato anche grazie al suo impiego in un contesto di parodia televisiva e cinematografica, ma nel suo nucleo resta un esempio “affettuoso” della fantascienza degli anni ’50. Gli scienziati terrestri vengono riuniti da una figura misteriosa che, rivelandosi essere aliena, chiede aiuto per salvare il proprio pianeta. Sul piano della produzione, la pellicola presenta un livello percepito superiore rispetto ad altre uscite coeve tipicamente più economiche.
La vena più “cheesy” emerge soprattutto dal tono con cui ogni cosa viene trattata: l’impostazione resta molto seria, con una storia romantica forzata tra i protagonisti e recitazione portata all’estremo. L’effetto è quello di un campione perfetto della fantascienza “da collezione”, capace anche di offrire un mostro finale rimasto in memoria.

  • mystery science theater 3000

7) timecop (1994)

Timecop viene descritto come il biglietto d’accesso alla celebrità mainstream per Jean-Claude Van Damme e come un esempio perfetto di fantascienza d’azione anni ’90 costruita per il grande pubblico. La trama ruota attorno a un agente di polizia incaricato di bloccare il traffico illegale di viaggi nel tempo. La resistenza arriva anche dal governo stesso, con conseguenze dirette su carriera e vita familiare.
La pellicola accumula idee interessanti, ma la loro traduzione avviene in modo spesso goffo. Le abilità marziali di Van Damme sono messe in evidenza con mosse e coreografie, comprese inquadrature considerate inutilmente scenografiche. Le parti emotive, tentate come intense, risultano invece esagerate; gli effetti visivi vengono indicati come datati. Nonostante questi punti, il film resta un classico perché riflette lo stile del periodo e continua a essere percepito come nostalgico e piacevole.

6) soldier (1998)

Soldier è delineato come un film d’azione sci-fi gonfio e poco misurato, ma pensato per “sgranocchiare popcorn” senza pretese. Nel futuro, soldati addestrati vengono abbandonati su un pianeta deserto e devono difendersi dai sostituti creati geneticamente. Il progetto viene segnalato come un fallimento al botteghino, ma oggi ha una crescente schiera di fan.
Molte critiche formulate al titolo vengono ritenute fondate, e la qualità complessiva tende a crollare sotto il peso della serietà del racconto. La sceneggiatura, infatti, viene descritta come “pesante” rispetto alle ambizioni: anche i riferimenti comparativi a Blade Runner rendono il confronto ancora più impietoso. In un’ottica non troppo rigorosa, però, il film diventa un cult divertente proprio per la sua goffaggine.

  • Kurt Russell

5) death race 2000 (1975)

Death Race 2000 non è presentato come un’opera completamente seria. Il titolo prodotto da Roger Corman rientra in un filone che include elementi di parodia: negli Stati Uniti sotto regime totalitario, lo sport più seguito dal pubblico diventa una corsa transcontinentale in cui i partecipanti devono vincere con qualunque mezzo. Il film viene indicato come il primo anello di una catena di “giochi mortali” comparsi nel cinema.
La regia di Paul Bartel porta anche un umorismo considerato sottile, ma la parte più evidente della componente “cheesy” viene attribuita alla realizzazione a basso budget. Si nota una produzione dall’aspetto assemblato e la progettazione scenica viene descritta più come conseguenza di vincoli che come scelta artistica. Proprio l’eccesso grottesco fa sì che la qualità rimbalzi verso la comicità involontaria, mantenendo il film tra i migliori esempi di sci-fi degli anni ’70 per temi attuali.

  • Roger Corman
  • Paul Bartel

4) moonraker (1979)

Una critica ricorrente all’era di James Bond con Roger Moore riguarda la sensazione di troppa facilità e leggerezza. Moonraker viene citato come conferma di questa percezione. Bond segue un antagonista internazionale che ha sottratto uno shuttle e l’avventura si spinge fino allo spazio esterno. Il passaggio ritenuto più estremo dell’intera serie viene indicato come particolarmente assurdo.
La produzione, sostenuta da un budget elevato per l’epoca, non appare economica; Gli effetti visivi risultano poi superati nel tempo. Nonostante ciò, la pellicola resta un capitolo “bondiano” con alcune azioni competenti che impediscono che il film diventi soltanto “spazzatura spaziale”. Anche il finale, pur impostato in modo campy, tende a restare affettuoso e quindi efficace nel suo genere.

  • James Bond

3) flash gordon (1980)

Anche se gli anni ’80 vengono spesso ricordati con nostalgia, si tratta di un decennio caratterizzato dalla ripresa di suggestioni del passato. Flash Gordon riporta in scena la tradizione di strisce e seriali a fumetti, con protagonista un campione del football che parte per lo spazio per affrontare Ming the Merciless. Ogni momento viene costruito in modo volutamente amplificato: la componente “cheesy” è quindi parte integrante del progetto.
Oltre all’intento dichiarato, il film mantiene un ulteriore livello che continua a colpire il pubblico. Gli effetti “da quell’epoca” e la colonna sonora contemporanea vengono descritti come datati ma anche simpatici. Il risultato viene definito come nostalgia filtrata dalla nostalgia, con un impatto positivo inatteso sulla memoria collettiva.

  • Sam J. Jones
  • Ming the Merciless

2) fantastic voyage (1966)

Fantastic Voyage è indicato come un classico sci-fi che merita attenzione per scelte ambiziose e per una narrazione intelligente. La storia parte da una defezione: uno scienziato sovietico diserta e, per salvarne la vita, un equipaggio militare statunitense deve rimpicciolire le dimensioni e viaggiare all’interno del suo corpo. L’idea, poi riutilizzata in varie occasioni, viene comunque attribuita a questo film come prima applicazione.
Gli effetti risultano impressionanti per gli standard degli anni ’60, ma col passare del tempo mostrano la propria età. La componente più “cheesy” viene ricondotta soprattutto a una scrittura che spesso sfiora il confine del melodrammatico. La pellicola, come molti grandi titoli del periodo, punta sull’ambizione: ed è proprio questa forza a diventare anche il suo punto debole. Nonostante ciò, resta un gioiello di genere, reso più piacevole anche dall’elemento involontariamente goffo.

1) forbidden planet (1956)

Forbidden Planet viene descritto come un tassello iconico della fantascienza grazie a colori vivaci e a un production design fantastico. Un velivolo si dirige verso Altair IV per indagare sulla scomparsa dell’equipaggio di una spedizione precedente e, durante la missione, emerge la verità sugli abitanti misteriosi del pianeta. Al centro dell’immaginario resta Robby the Robot, indicato come simbolo della cultura pop e capace di influenzare generazioni di robot sul grande schermo.
Il film è una rielaborazione libera di The Tempest di Shakespeare, risultando più ricco rispetto alle consuete produzioni da “drive-in”. Permane la tipica atmosfera “cheesy” degli anni ’50, con recitazione teatrale e scenografie considerate “cornute” o poco raffinate. In sintesi, il titolo diventa spesso l’immagine immediata associata alla science fiction di quel decennio: un equilibrio sottile tra capolavoro possibile e classico volutamente ingenuo.

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