Anytime Anywhere: Il Film Italiano sui Rider che Supera Pif e Frank Matano
Premessa
Il fenomeno dei rider è diventato sempre più presente nelle nostre vite, soprattutto durante il biennio COVID-19, quando apparivano frequentemente davanti le nostre case. Diverse opere cinematografiche hanno affrontato questo argomento. Il primo film di spicco è stato L’ultimo piano, una produzione collettiva diretta da un gruppo di nove registi, tra cui Giulia Cacchioni, Marcello Caporiccio, Egidio Alessandro Carchedi, Francesco Di Nuzzo, Francesco Fulvio Ferrari, Luca Iacoella, Giulia Lapenna, Giansalvo Pinocchio, e Sabrina Podda. Questo film, originato dalla scuola di cinema “Gian Maria Volonté” di Roma, è stato presentato al Festival di Torino nel dicembre 2019 e rilasciato su Rai Play nel 2020, durante il picco della pandemia. Il protagonista, interpretato da Simone Liberati, era un giovane rider di nome Matias, che affrontava le sfide della vita quotidiana, tra cui la mancanza di solidarietà generazionale. Il film si conclude con un finale distopico in cui il personaggio si confronta con malattia e competizione, suggerendo potenzialità per un’opera di grande spessore. Questo film ha trovato un secondo posto nella classifica dei migliori film italiani sui rider. Un ulteriore contributo è arrivato da Pierfrancesco Diliberto con il suo lavoro E noi come stronzi rimanemmo a guardare, presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2021, dove la figura del rider ha un ruolo centrale, anche se rappresentata in modo meno incisivo rispetto a L’ultimo piano.
Anytime Anywhere
Un altro film degno di nota è Anytime Anywhere, che affronta in modo incisivo il tema del lavoro dei rider. La pellicola, narrando la storia di Issa – un rider senegalese senza permesso di soggiorno – esplora l’intercambiabilità dei rider, indipendentemente dalla razza o provenienza geografica, evidenziando come “un rider nero è un rider nero”. Diretto da Milad Tangshir, il film è stato presentato alla Settimana Internazionale della Critica durante la 81esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove ha riscosso un notevole apprezzamento e vinto il Premio Luciano Sovena per la Miglior Produzione Indipendente. Daniele Gaglianone ha collaborato come co-sceneggiatore, aggiungendo ulteriore profondità al racconto, che illustra la solitudine e le disillusioni di Issa, incapace di inserirsi pienamente nella società torinese.
Il contesto di Torino
Le ambientazioni di Torino vengono rappresentate in modo dettagliato, mostrando mezzi di trasporto, mense e centri di assistenza. La narrazione si infittisce quando la bici di Issa viene rubata, avviando un’odissea di ricerca nel tentativo di ritrovarla, con chiari richiami a Ladri di biciclette (1948). Questi elementi contribuiscono a rendere il film ancora più significativo e reale per il pubblico.
Conclusioni
In sintesi, Anytime Anywhere si distingue come un’opera cinematografica prodotta in Italia che affronta in modo riuscito la realtà dei rider. Anche se il protagonista non vive ogni giorno con la stessa intensità del personaggio di Matias in L’ultimo piano, la pellicola riesce a trasmettere messaggi profondi attraverso le esperienze di Issa. Il film evolve verso una dimensione investigativa e quasi thriller, culminando in una conclusione che enfatizza le complessità dell’identità e della comunità. Questo lavoro cinematografico dedica particolare attenzione a questioni di integrazione e senso di appartenenza, utilizzando la figura del rider come simbolo delle sfide contemporanee.
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