Alba Parietti risponde a Tajani sulle gonne lunghe
Alba Parietti risponde a Antonio Tajani con un post su Instagram che riporta indietro l’orologio di quasi cinquant’anni. La showgirl torinese racconta di essere stata esclusa dal gruppo, da adolescente, dalle ragazze “perbene” con le camicette chiuse e le gonne lunghe: quelle “da sposare”. Un episodio che lei stessa definisce “bullismo bello e buono“.
La replica arriva dopo le dichiarazioni del vicepremier sul tipo di donna da consigliare a un figlio: da una parte quella “affascinante” ma che “magari ti tradisce”, dall’altra quella meno vistosa ma affidabile. Tajani ha poi precisato di non aver voluto offendere nessuno, mentre Giorgia Meloni ha liquidato la vicenda come “una frase uscita male”.
Cosa ha detto Tajani sulle “gonne lunghe”
Il passaggio contestato nasce da una domanda sul matrimonio e sui consigli da dare a un figlio. Il leader di Forza Italia, ministro degli Esteri, ha messo a confronto due profili femminili: la donna “affascinante” che può tradire e la donna “meno vistosa ma affidabile”, indicando come modello le ragazze con le gonne più lunghe. Nessun nome, nessuna categoria citata per esteso, ma la frase è bastata per accendere il dibattito politico a poche settimane dall’inizio della nuova stagione televisiva.
Le precisazioni sono arrivate lo stesso giorno: “Non volevo offendere nessuno“, ha dichiarato Tajani. Poi il commento di Meloni, che ha inviato a non “ingigantire” l’episodio. Per il governo il caso sembrava archiviato in poche ore. Sui social, però, non si è chiuso affatto: il tema è diventato immediatamente uno dei più commentati della settimana.
Il post di Alba Parietti: “Quelle da sposare mi esclusero”
Nel suo messaggio Parietti non discute la grammatica della frase, ma la sua radice. Racconta la Torino cattolica e moralista degli anni Settanta, i giardinetti di quartiere, gli amici di sempre rimasti in silenzio per non scontentare le ragazze “bene”. Furono proprio loro, le compagne con le camicette chiuse e le gonne lunghe, a decidere che lei non doveva più far parte del gruppo. Solo due compagni le restarono accanto.
“Quando ancora oggi sento parlare di donne da giudicare in base alla lunghezza di una gonna o alla chiusura di una camicetta, quella ferita si riapre“, spiega la conduttrice. Da ragazza si sentiva definire “complicata” o “difficile” solo perché sensibile, appariscente e desiderosa di libertà. “È proprio da lì che nasce il pregiudizio”, aggiunge, “dalla distinzione tra le donne perbene e quelle che, perché più libere, sensuali o semplicemente diverse, diventano meno rispettabili“.
La frase più citata: “La libertà ha un prezzo”
La chiusura del post è la parte che sta girando di più: “Nel 2026 è inaccettabile pensare ancora che l’apparenza possa stabilire il valore, la dignità o il rispetto che una donna merita”. Poi l’ultima riga: “La libertà ha un prezzo e io lo pago ancora oggi volentieri“. Poche parole che trasformano una replica politica in un racconto personale, con un registro che Parietti usa da anni sui social, dove alterna ironia e sfoghi diretti.
Non è la prima volta che Alba Parietti finisce al centro di una polemica sull’aspetto fisico. A luglio era sbottata contro gli hater che commentavano una sua foto a 13 anni, rivendicando il diritto di pubblicare immagini del proprio passato. Lo stesso schema, lo stesso bersaglio: il giudizio sull’apparenza delle donne.
Le reazioni: dalle torinesi in minigonna a Vannacci
La vicenda non è rimasta confinata a Instagram. Una risposta collettiva di torinesi, ripresa dal Corriere Torino e firmata anche dall’ex sindaca Chiara Appendino, ha replicato così: “Nel 2026 non possiamo sentire ancora un ministro della Repubblica spiegarci che sia meglio sposare una donna meno appariscente e con la gonna più lunga. La nostra affidabilità non si misura in centimetri di stoffa“.
Poi è entrato nel dibattito il generale Roberto Vannacci, con una battuta che ha riacceso la polemica invece di spegnerla: “Le donne? Le preferisco senza gonna”. Una uscita che ha spostato ancora una volta l’attenzione dal merito delle dichiarazioni di Tajani al linguaggio usato per commentarle.
I protagonisti del caso, in ordine di apparizione:
- Antonio Tajani: vicepremier e ministro degli Esteri, autore della frase sulle “gonne più lunghe” e delle scuse successive.
- Alba Parietti: conduttrice e opinionista torinese, ha risposto con il racconto del bullismo subito da adolescente.
- Giorgia Meloni: presidente del Consiglio, ha parlato di “frase uscita male” invitando a ridimensionare il caso.
- Chiara Appendino: ex sindaca di Torino, tra le firme della replica collettiva delle “torinesi in minigonna”.
- Roberto Vannacci: generale e politico, ha rilanciato con la battuta sulle donne “senza gonna”.
Sul fronte televisivo il tema è rimbalzato nei talk di attualità e politica, da diMartedì su La7 ai programmi di seconda serata, con Tajani che resta uno degli ospiti più richiesti dalle trasmissioni di approfondimento, come dimostrano le sue interviste a Dritto e rovescio degli scorsi mesi.
Perché il caso non si chiude
La ragione è semplice: la polemica non riguarda una singola frase, ma il modo in cui il giudizio estetico viene ancora usato come misura del valore di una persona. Per Parietti la questione è culturale, non verbale: la distinzione tra donne “perbene” e donne “rispettabili” nasce, sostiene, da un pregiudizio che si impara da ragazzine, nei gruppi, a scuola, nei cortili. Il suo post ha questo di particolare: non chiede scuse, racconta un episodio preciso, con luoghi e persone, e lascia al lettore il compito di collegarlo alle dichiarazioni di oggi.
Per il centrodestra il caso è chiuso con le scuse del vicepremier e il ridimensionamento della premier. Per l’opposizione e per buona parte del mondo dello spettacolo, che sui social ha moltiplicato i commenti, resta invece aperto. Nel mezzo c’è una showgirl che a quasi cinquant’anni dall’episodio raccontato dice di portarselo ancora dietro, e che per questo ha deciso di rispondere pubblicamente invece di lasciar cadere la frase.
FAQ
Tajani si è scusato?
Sì. Il vicepremier ha precisato di non aver voluto offendere nessuno, dopo le critiche arrivate dalle opposizioni e dal mondo dello spettacolo.
Cosa ha risposto Alba Parietti?
Ha pubblicato un post su Instagram in cui racconta di essere stata esclusa dal gruppo, da adolescente a Torino, dalle ragazze “perbene” con le gonne lunghe, definendo l’episodio “bullismo bello e buono”.
Cosa ha detto Giorgia Meloni?
La premier ha definito la frase di Tajani “semplicemente una frase uscita male“, aggiungendo che non avrebbe ingigantito la vicenda.
Chi altro è intervenuto nella polemica?
L’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, tra le firme della replica collettiva delle “torinesi in minigonna”, e il generale Roberto Vannacci, con una battuta sulle donne “senza gonna”.
Perché la polemica è ancora aperta?
Perché, secondo Parietti, non si tratta di una singola frase sbagliata ma di un pregiudizio culturale che continua a misurare il valore di una donna dall’aspetto e dall’abbigliamento.
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