Recensione di M – Il Figlio del Secolo: L’Adattamento Imperdibile del Capolavoro di Scurati


La serie M – Il figlio del secolo si presenta come una narrazione avvincente della nascita del fascismo in Italia, attingendo dal romanzo di Scurati. Presentata in anteprima alla Mostra di Venezia, l’opera si distingue per la sua produzione audace e per la regia di Joe Wright. Sebbene il racconto prenda avvio da una prospettiva onesta, la narrazione si concentra principalmente sulla mente fascista piuttosto che sull’analisi storica dell’epoca. Si assiste così a un’esplorazione delle figure che gravitano attorno a Mussolini, evidenziando gesti, rituali e dinamiche di violenza che caratterizzano l’identità del fascismo.

la mente del fascismo

Nel delineare il personaggio di Mussolini, M – Il figlio del secolo offre un’antieroe complesso. La narrazione evoca una comicità tragica che ricorda in parte il ritratto di Hitler da parte di Chaplin ne Il grande dittatore. A differenza del dilemma etico di Churchill in L’ora più buia, qui l’incertezza è focalizzata su come controllare la violenza. Nonostante le battute provocatorie del duce, la contemporaneità permea il racconto, con riferimenti e citazioni a opere come Il Padrino, che danno un sapore moderno a eventi storici.

un dramma shakespeariano

La struttura della serie si distacca dal documentario, abbracciando una dimensione più epica e teatrale. Al centro si trovano elementi come potere, follia, amore e morte, rendendo il tutto simile a un dramma shakespeariano. Il racconto inizia con toni quasi umoristici, per poi sfociare in atmosfere inquietanti. Tra i punti salienti c’è un episodio dedicato alla marcia su Roma, che mescola elementi noir e realismo poetico, con Mussolini rappresentato in modo quasi surreale. Sono meritevoli di nota anche le relazioni personali del leader, in particolare quelle con le donne, che offrono uno spaccato del suo carattere, pur risultando meno incisive nella trama complessiva.

un racconto incompleto

Nonostante la serie si presenti come un’opera di grande impatto visivo e narrativo, esiste una certa difficoltà nel rendere giustizia a tutta la complessità della storia italiana. M – Il figlio del secolo affronta eventi significativi, come il delitto Matteotti, senza catturare il vero spirito del periodo. La messa in scena è studiata in ogni dettaglio, ma il racconto appare limitato nel richiamare la vastità dei personaggi storici, oltre i protagonisti. L’esperienza visiva, pur essendo di alto valore, non riesce a far emergere l’umanità di molti personaggi, facendo apparire la narrazione piuttosto sbilanciata.

In conclusione, l’opera riesce a dare vita a un “M” che fascina e disturba, ponendo il pubblico di fronte a un mostro da comprendere, ma con cui non è possibile empatizzare totalmente.


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