Meryl streep: cosa l’ha convinta a tornare in il diavolo veste prada 2
La ripresa di una celebre saga fashion ha riacceso l’attenzione su The Devil Wears Prada 2, con un focus particolare su scelte creative, dinamiche tra personaggi e trasformazioni del mondo editoriale. Le dichiarazioni di sceneggiatura, regia e reparto costumi delineano perché l’idea di un sequel abbia preso forma e come il film si muova tra conflitti morali e un’estetica aggiornata all’epoca della velocità e del fast fashion.
il sequel di the devil wears prada e il ritorno di meryl streep
In origine, l’idea di un seguito incontrava resistenze: Meryl Streep aveva espresso in passato una posizione contraria ai sequel. Nel tempo, però, la pressione per un ritorno nell’universo del film è aumentata, soprattutto nell’arco degli anni successivi alla dichiarazione. Un punto di svolta è sembrato arrivare con il ritorno a un altro titolo molto seguito, Mama Mia 2, elemento che ha contribuito ad ammorbidire la rigidità sul tema.
Il film vede Meryl Streep riprendere il ruolo di Miranda Priestly, direttrice editoriale di Runway, magazine di riferimento. Il sequel si inserisce in un contesto in cui le riviste tradizionali affrontano un declino strutturale, e Miranda diventa il centro di una serie di nuove difficoltà professionali.
- Meryl Streep (Miranda Priestly)
perché streep ha accettato: la visione creativa sul mondo delle riviste
Il cambiamento di rotta non dipende solo dall’attore protagonista. La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, anche autrice del primo film, ha raccontato di aver condiviso inizialmente l’apprensione. Anche il regista David Frankel ha segnalato una preoccupazione di partenza, prima di riconoscere l’esistenza di un’impostazione capace di rendere il secondo capitolo autenticamente nuovo.
Secondo Frankel, ciò che ha convinto il team è stata una visione considerata “ispirante” e sufficientemente diversa rispetto al passato: il mondo delle riviste, infatti, è cambiato in modo radicale dopo circa vent’anni, rendendo centrale un tema differente da affrontare.
da “non fare sequel” a “nuovo racconto” per i personaggi
Il punto chiave, come indicato nelle parole riportate, riguarda l’opportunità di dare forma a qualcosa di completamente nuovo. Questo passaggio riguarda sia i personaggi sia il mondo in cui agiscono, perché la trasformazione del settore impone un’angolazione aggiornata.
miranda priestley come ostacolo: meno “devil”, più complessità
Nel primo film Miranda Priestly era percepita come il fulcro antagonista della storia. Nel sequel, però, l’impostazione cambia: la figura viene presentata con una dimensione più articolata, risultando più stratificata e meno lineare nella sua componente villain.
Resta comunque presente la tensione: il conflitto tra Miranda e Andy (interpretata da Anne Hathaway) continua a generare sfide morali e divergenze sul piano dei valori. L’idea espressa è che Miranda funzioni ancora da ostacolo per Andy e che la spinga a interrogare il proprio compass etico, come accadeva nel capitolo precedente.
- Miranda Priestly (ostacolo e figura di pressione morale)
- Andy (antitesi sul piano etico)
come si è evoluta la moda in the devil wears prada 2
Nel sequel anche la moda cambia ritmo: il reparto costumi evidenzia un universo più rapido, in cui lo shopping e la selezione degli outfit seguono logiche differenti rispetto al passato. La costume designer Molly Rogers ha spiegato che l’ambiente contemporaneo funziona con tempi compressi e strumenti digitali, descrivendo un processo di scelta accelerato da schermi e piattaforme.
La trasformazione, secondo Rogers, non rende “migliore” o “peggiore” la moda di oggi rispetto a quella di vent’anni fa, ma sposta radicalmente il metodo. Nel film l’idea è far emergere una realtà in cui i look devono aderire alle dinamiche moderne del settore.
dal digitale alle relazioni: shopping più “fisico” e differenze di processo
Rogers ha sottolineato che il lavoro contemporaneo può essere impostato su ritmi del tipo “zoom, zoom”, con attività ripetute su computer. Allo stesso tempo, nel suo racconto emerge anche un preferire l’approccio di persona: incontrare, toccare i tessuti e scegliere capi con contatto diretto.
Nel lavoro svolto per The Devil Wears Prada 2, un ruolo importante viene attribuito anche alla lettura della sceneggiatura: il costume design parte dal testo e dalla collaborazione con regista e sceneggiatrice, così da costruire una roadmap chiara e coerente.
costumi e identità dei personaggi: nessuna sovrapposizione
Un aspetto operativo messo in evidenza riguarda la costruzione dei guardaroba con l’obiettivo di evitare incroci. Rogers ha indicato che, in presenza di opzioni simili (per esempio camicie o bluse bianche), le scelte vengono distribuite in modo mirato tra i personaggi, senza che capi e dettagli risultino condivisi. L’idea è che ogni donna in scena possieda una propria identità visiva.
La progettazione passa anche attraverso strumenti di presentazione visiva: vengono creati digital deck di immagini per presentare e proporre elementi agli attori, puntando su comunicazione e coerenza tra outfit e percezione del personaggio.
evoluzione del guardaroba di anne hathaway: più livelli, più mondo
Le conversazioni sul look hanno coinvolto in modo particolare Anne Hathaway. Secondo Rogers, il personaggio ha un numero maggiore di strati e una diversa impronta: la crescita della carriera, descritta come un cambio di traiettoria rispetto al film precedente, incide sul tipo di capi e sull’interpretazione del personaggio.
In particolare, l’ispirazione arriva da un percorso che porta Andy fuori dal perimetro dell’industria “chiusa” e in contesti più ampi, con necessità pratiche differenti. Da qui la presenza di componenti più coerenti con un’esperienza da reporter, inclusa l’esigenza di elementi vintage e l’uso di una borsa in pelle consumata.
- Anne Hathaway (Andy, evoluzione del personaggio e del guardaroba)
dichiarazioni del cast su personaggi, stile e lavoro di squadra
Oltre alle scelte creative, emergono riflessioni su interpretazioni e processi attoriali. Le interviste riportate includono commenti su come viene costruita la recitazione, su come il personaggio venga “accendere” da dettagli, e sul modo in cui l’estetica si integri con la narrazione.
personaggi e ispirazioni: l’energia di justin theroux
La sceneggiatrice ha raccontato un incontro via Zoom con Justin Theroux per discutere lo script. L’episodio citato riguarda il modo in cui l’attore ha portato entusiasmo e comicità al personaggio, attraverso una battuta legata all’idea di “deficit d’acqua”. L’obiettivo descritto è rendere il ruolo particolarmente brillante e in armonia con la sua natura scherzosa.
- Justin Theroux (personaggio con umorismo e trovate narrative)
apprendere da anne hathaway: assenza di etichette e libertà artistica
Helen J. Shen ha descritto l’esperienza di osservare Anne Hathaway durante le riprese, evidenziando un metodo basato su una mancanza di “etichette” rigide. Sono stati citati la versatilità professionale dell’attrice e l’idea che esperienze diverse non definiscano in modo fisso, ma vengano usate per costruire nuove sfumature.
- Helen J. Shen
- Anne Hathaway
wardrobe e somiglianze personali: caleb hearon e simone ashley
Quando è stato chiesto quanto i guardaroba personali siano vicini a quelli dei personaggi, le risposte hanno indicato distanze importanti. Caleb Hearon ha dichiarato che la differenza è notevole. Simone Ashley ha parlato di una scelta recente legata allo shopping in stile thrift, raccontando di aver trovato capi in ambito vintage e di essere rimasta soddisfatta della selezione.
- Caleb Hearon
- Simone Ashley
team creativo e cast: elementi chiave di un sequel aggiornato
Nel complesso, le informazioni riportate convergono su tre cardini: l’idea di un sequel sostenuto da una visione nuova, la trasformazione del ruolo di Miranda in chiave più complessa e la modernizzazione del linguaggio visivo tramite costumi e stile coerenti con il mondo editoriale contemporaneo.