Kraken review: la nuova creatura di norway tra jaws e godzilla, cosa sapere e perché vale la pena

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Kraken riporta in scena il celebre mostro delle leggende marinare, ma lo fa con una struttura da creature movie compatta e orientata all’azione. Il film nasce come prima storia in solitaria sul tema e concentra la tensione su un’indagine che porta rapidamente alla resa dei conti tra ricerca scientifica, esperimenti e un ecosistema che reagisce in modo violento. Di seguito viene esaminato il quadro complessivo: impostazione narrativa, ritmo, resa del pericolo e punti deboli della sceneggiatura, mantenendo il focus sugli elementi confermati dalla fonte.

origini del kraken e ritorno sul grande schermo

Il Kraken è presente nella cultura popolare da secoli: già nel 1500 i racconti di marinai in rotta verso il Mar di Norvegia parlavano di un mostro marino simile a un gigantesco calamaro in grado di attaccare le navi. Nel tempo, la creatura ha cambiato volto attraverso diverse interpretazioni cinematografiche, fino ad arrivare a una rappresentazione più recente e incentrata su un approccio narrativo autonomo.
Nel percorso storico del mito figurano anche passaggi importanti per la sua “messa in scena” sullo schermo:

  • Georges Méliès (1906) con Under the Seas
  • Clash of the Titans
  • Pirates of the Caribbean (varie letture del personaggio e delle sue varianti)

kraken: trama, indagine e scontro per la sopravvivenza

Per la prima volta il mostro ottiene un lungometraggio dedicato: con Kraken, il regista Pål Øie costruisce un racconto incentrato su Johanne (Sara Khorami), giovane biologa marina che lavora per la Marine Research. Johanne viene inviata a Vangsnes per indagare una serie di eventi anomali legati a un allevamento ittico. L’arrivo risulta complicato anche per via di un passato problematico con alcune persone del luogo, mentre un video di denuncia spinge Johanne a raggiungere l’area nonostante le resistenze iniziali.
Una volta sul posto, la situazione si intensifica: Johanne deve riunirsi con il suo ex partner e, nello stesso tempo, emergono nuovi esemplari acquatici che vengono rinvenuti nell’area. Parallelamente, aumentano le morti tra i turisti. Gli sviluppi dell’indagine collegano direttamente la minaccia alle sperimentazioni effettuate nel fjord, con conseguente coinvolgimento progressivo di tutti i personaggi in una lotta serrata per la sopravvivenza.

90 minuti di ritmo: costruzione dell’atmosfera e continuità narrativa

La durata complessiva è di 90 minuti e la scrittura, sviluppata da Vilde Eide, Kjersti Helen Rasmussen e Natasha Arthur, utilizza l’atto iniziale per gettare basi solide su ambientazione e personaggi. L’impostazione mantiene una tensione costante: vengono dedicati abbastanza momenti allo spettatore per conoscere i protagonisti e maturare curiosità sul proseguimento dell’indagine, senza allentare il senso di pericolo legato al film in corso.
La fonte rileva anche un’analogia con un modello noto del genere: come nel caso dell’adattamento di Jaws, il racconto calibra il tempo con i personaggi per chiarire “dove sta andando” la storia, mentre l’attenzione rimane ancorata all’identità del film e alla sua natura da creature feature.

impatto ambientale e minaccia generata dall’intervento umano

Un elemento centrale è il valore della storia come avvertimento sugli effetti delle attività legate all’allevamento ittico nei fiordi norvegesi. Pur con un taglio meno profondo rispetto ad altri riferimenti storici citati dalla fonte, la causa scatenante resta coerente: l’intervento umano e le manipolazioni nella vita marina diventano il fattore che porta alla liberazione del Kraken e alla destabilizzazione di Vangsnes. In questo modo il film dialoga con la tradizione del genere attraverso un legame diretto tra ricerca/esperimenti e conseguenze.

buchi nella sceneggiatura: decisioni poco convincenti e sotto-trame interrotte

Accanto ai punti di efficacia, la fonte segnala limiti legati alla sceneggiatura. Il primo riguarda la tendenza del film a far compiere ai personaggi scelte poco coerenti con quanto emerge come capacità o competenza. Nel caso di Johanne, viene considerata “baffling” la disponibilità a gestire esemplari sconosciuti senza protezioni adeguate, con conseguenze che alimentano anche morti non necessarie.
Inoltre, viene evidenziata una dinamica ricorrente: il film allestisce sotto-trame e poi le lascia cadere senza una chiusura soddisfacente. Esempi indicati dalla fonte:

  • Le visioni di Johanne dopo l’esposizione a un fluido simile al sangue, con possibile collegamento a una forma di avvelenamento o a una componente “soprannaturale” che non trova sviluppo
  • Il comportamento di Maria (Jenny Evensen), che appare mentre pianifica un’azione insieme a due persone, ma il piano non viene chiarito oltre l’interruzione di un dispositivo sperimentale

kraken come spettacolo di mostri: off-screen, parassiti e resa visiva

Nonostante le criticità, la fonte sottolinea che le componenti più “da monster movie” risultano abbastanza efficaci da mantenere l’attenzione. Øie adotta una strategia già nota nel genere: la creatura omonima resta fuori campo per gran parte del film, mentre l’orrore si costruisce attraverso minacce e conseguenze collegate alla presenza del Kraken. La mitologia viene aggiornata includendo figli parassiti che attaccano i personaggi in modi che non si limitano alla forma principale della creatura.
Nel finale, quando la storia entra negli ultimi 30 minuti, il Kraken viene finalmente mostrato in modo più evidente. I risultati visivi, secondo la fonte, non raggiungono budget e standard di progetti di maggiori dimensioni: gli effetti risultano discontinui e in alcune parti “rocchiosi” o poco fluidi. Nonostante ciò, viene riconosciuto al regista un buon controllo dell’immaginario necessario a rendere la “terrificante magnificenza” dell’essere.

il cast di kraken: interpretazioni e funzioni narrative

La fonte indica che il cast potrebbe non essere orientato a riconoscimenti immediati, ma svolge un lavoro che contribuisce alla credibilità dei ruoli. Sara Khorami, citata per la partecipazione al film Troll 2 dell’anno precedente, porta su Johanne una componente di calore e profondità emotiva. Mikkel Bratt Silset interpreta Erik, ex partner di Johanne, con una presenza caratterizzata da bravado. Øyvind Brandtzæg interpreta il proprietario dell’allevamento ittico: la sua recitazione trasmette nervosismo e timore, coerenti con una figura le cui ambizioni rischiano di far precipitare tutto.
Tra le personalità ricordate dalla fonte figurano:

  • Sara Khorami (Johanne)
  • Mikkel Bratt Silset (Erik)
  • Øyvind Brandtzæg (proprietario dell’allevamento ittico)
  • Jenny Evensen (Maria)

uscita e caratteristiche complessive di kraken

La fonte descrive Kraken come un film che, pur non destinato a entrare con la stessa forza nella memoria di titoli storici come Jaws e Godzilla, riesce a fare tesoro delle lezioni del genere per offrire un’esperienza complessivamente piacevole. Il montaggio delle uccisioni viene indicato come bilanciato tra esplicito e ambiguo, mentre la storia mantiene un sottofondo coerente e una progressione che procede con ritmo stabile.
Per quanto riguarda la distribuzione, la fonte riporta un arrivo in selezionati cinema e su piattaforme digitali il 12 giugno.

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