Il nome della rosa, 40 anni dopo: perché resta un cult

Il nome della rosa, 40 anni dopo: perché resta un cult
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Il 24 settembre 1986 il film Il nome della rosa debutta nelle sale americane. Quarant’anni dopo, la pellicola diretta da Jean-Jacques Annaud e tratta dal romanzo di Umberto Eco resta il modello di come si porta sullo schermo un bestseller considerato impossible da adattare.

In Italia il film arrivò il 17 ottobre 1986, distribuito da Cecchi Gori Group. Chiuse la stagione come primo incasso del Paese, davanti a blockbuster come Top Gun e Platoon. Nessuno, all’epoca, l’aveva previsto.

Dalla pagina allo schermo: la genesi del film

Il romanzo di Umberto Eco esce nel 1980 e diventa in pochi mesi un caso editoriale mondiale: una storia ambientata nel 1327, in un’abbazia benedettina, con un monaco investigatore e un delitto dopo l’altro. Portarlo al cinema sembrava un azzardo, perché il libro è pieno di teologia, semiotica e digressioni storiche.

Alla regia arriva Jean-Jacques Annaud, reduce dal successo di La guerra del fuoco del 1981. La sceneggiatura passa per quattro mani: Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard. Il risultato è un film da 131 minuti che tiene insieme il giallo e il dramma storico.

Nel film prevale l’impianto da giallo monastico: una serie di morti sospette, un investigatore che interroga i monaci, un finale che ribalta tutto. La parte più teorica del libro resta sullo sfondo, e questa scelta di adattamento divise i lettori di Eco.

I provini mancati per Guglielmo da Baskerville

Prima di Sean Connery, per il ruolo di Guglielmo da Baskerville vennero considerati nomi enormi: Michael Caine, Roy Scheider, Jack Nicholson, Marlon Brando, Max von Sydow, Donald Sutherland e Robert De Niro.

Proprio De Niro fu il nome più discusso. L’attore aveva chiesto di girare una scena in cui il suo personaggio e l’inquisitore Bernardo Gui si battevano all’arma bianca, e la produzione rifiutò. La parte andò a Sean Connery, che all’epoca aveva 56 anni.

Il cast: da Sean Connery a Kim Rossi Stuart

Il cast è un incrocio di volti hollywoodiani e attori italiani. Sean Connery interpreta Guglielmo da Baskerville, F. Murray Abraham — fresco vincitore dell’Oscar per Amadeus — è l’inquisitore Bernardo Gui, mentre Christian Slater, allora sedicenne, è il novizio Adso da Melk.

  • Sean Connery: Guglielmo da Baskerville
  • F. Murray Abraham: Bernardo Gui
  • Christian Slater: Adso da Melk
  • Fëdor Šaljapin: Jorge da Burgos
  • Michael Lonsdale: abate Abbone da Fossanova
  • Ron Perlman: Salvatore
  • Valentina Vargas: la ragazza
  • Kim Rossi Stuart: il novizio
  • Leopoldo Trieste: Michele da Cesena

Due presenze italiane meritano una nota. Kim Rossi Stuart era all’inizio della carriera e nel film ha una parte piccola ma visibile. Leopoldo Trieste porta in scena Michele da Cesena, il francescano che nel film difende la povertà della Chiesa contro il papato.

Quattro mesi di riprese e un budget da record

Le riprese si sono svolte tra l’11 novembre 1985 e il 10 marzo 1986, con un budget di circa 30 miliardi di lire. Numeri enormi per il cinema italiano ed europeo di quegli anni.

Dietro la macchina da presa c’è una squadra di prim’ordine: Tonino Delli Colli alla fotografia, Dante Ferretti alla scenografia, Gabriella Pescucci ai costumi e James Horner alle musiche. Sono firme che hanno attraversato decenni di cinema.

Il cuore del film è la biblioteca-labirinto, ricostruita negli studi di Cinecittà. È il luogo dove si nasconde il libro avvelenato e dove il regista concentra il senso del racconto: un sapere antico protetto con la violenza da chi lo considera pericoloso.

Flop in America, trionfo in Italia

Negli Stati Uniti il film fu un mezzo disastro: appena 7 milioni di dollari di incasso contro un budget di 17,5 milioni. Il pubblico americano non premiò la storia del monaco investigatore.

In Europa cambiò tutto. L’incasso complessivo arrivò a 77 milioni di dollari, e in Italia il film totalizzò 21 miliardi di lire, primo posto assoluto della stagione 1986-1987. Meglio di Top Gun e di Platoon, per capire le proporzioni.

Il paradosso resta ancora oggi curioso: un kolossal europeo girato a Cinecittà con un attore scozzese e un romanzo italiano, ignorato negli Usa e celebrato nel resto del mondo.

I premi che hanno consacrato il film

  • BAFTA 1988: miglior attore protagonista a Sean Connery
  • César 1987: miglior film straniero a Jean-Jacques Annaud
  • David di Donatello 1987: fotografia, costumi, produzione e scenografia
  • David René Clair 1987 ancora ad Annaud
  • Nastri d’argento 1987: fotografia, costumi e scenografia

Molti riconoscimenti sono tecnici, e non è un caso. Il film vince dove il romanzo non poteva arrivare: nelle immagini, nei costumi, nella ricostruzione dell’abbazia. È il segno di un progetto pensato prima di tutto come grande macchina visiva.

Il doppiaggio italiano

L’edizione italiana è curata da Lillo Capuano e Aureliano Luppi. Pino Locchi dà la voce a Sean Connery, Sergio Rossi a F. Murray Abraham, Sandro Acerbo a Christian Slater. La voce narrante dell’Adso anziano è di Riccardo Cucciolla.

Perché, 40 anni dopo, resta un cult

Tre elementi tengono in vita Il nome della rosa. Il primo è la struttura da detective story: il monaco che osserva, deduce e sbaglia, come in un giallo classico. Il secondo è la biblioteca, un labirinto costruito per essere filmato. Il terzo è lo scontro politico tra francescani e papato, che dà al film un peso storico raro.

Il finale, con la biblioteca che brucia, è tra le sequenze più citate del cinema degli anni Ottanta. È il momento in cui il mistero si chiude e resta il senso del libro: il sapere non si può possedere, e chi prova a nasconderlo lo distrugge.

Nel frattempo il mondo dell’adattamento è cambiato. Umberto Eco è scomparso nel 2016, e il cinema ha continuato a cercare il suo romanzo più famoso. Chi vuole rileggere il finale del film può partire da il mistero del finale e l’identità dell’assassino, mentre per capire quanto quel film abbia pesato nella carriera del protagonista c’è Sean Connery e il ruolo di James Bond.

Sul versante delle storie di maestri e allievi, un altro classico che continua a girare in tv è Scoprendo Forrester: anche lì un uomo anziano e brillante insegna a un ragazzo a guardare il mondo con occhi diversi.

La serie tv del 2019

Il romanzo di Eco è tornato in scena anche in televisione. Nel 2019 la Rai ha prodotto una miniserie in 8 episodi, creata e diretta da Giacomo Battiato e andata su Rai 1 dal 4 al 25 marzo 2019.

In quella versione John Turturro interpreta Guglielmo da Baskerville e Rupert Everett è Bernardo Gui, con Damian Hardung nei panni di Adso. Nel cast anche Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano e Alessio Boni nel ruolo di Dolcino da Novara.

La serie ha avuto il merito di riaprire il libro, ma non ha scalfito il primato del film di Annaud: quando si pensa a Guglielmo da Baskerville, l’immagine che viene in mente è ancora quella di Sean Connery.

FAQ

In che anno è uscito il film Il nome della rosa?

Nel 1986: l’anteprima americana è del 24 settembre, l’uscita italiana del 17 ottobre. Nel settembre 2026 il film compie 40 anni.

Chi interpreta Guglielmo da Baskerville?

Sean Connery nel film del 1986, John Turturro nella miniserie Rai del 2019.

Quanto dura e chi ha diretto il film?

Dura 131 minuti ed è diretto da Jean-Jacques Annaud, con sceneggiatura di Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard.

Quali premi ha vinto il film?

Il BAFTA 1988 con Sean Connery, il César 1987 come miglior film straniero e quattro David di Donatello 1987, oltre a tre Nastri d’argento.

Adso da Melk chi è nel film?

È il novizio narratore, interpretato da Christian Slater; da anziano ha la voce di Riccardo Cucciolla nella versione italiana.


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