Backrooms ecco perché le recensioni del film a24 sono così positive
Backrooms, nuovo film A24 firmato da Kane Parsons, porta sul grande schermo uno dei miti horror più riconoscibili nati online. Il progetto prende le mosse dal fenomeno originario come creepypasta su 4Chan e lo riorganizza in un’esperienza cinematografica capace di spostare il baricentro della paura: non basata su mostri e “spaventi” immediati, ma su un disagio psicologico costruito attraverso lo spazio, il ritmo e l’assenza di certezze.
backrooms e l’orrore dello spazio senza uscita
Il punto di forza individuato dalle prime reazioni critiche riguarda la costruzione dell’ambiente. Le Backrooms non si presentano come semplici corridoi vuoti o stanze illuminate male: vengono descritte come una deformazione della normalità quotidiana, con uffici, passaggi e superfici che sembrano familiari e, nello stesso tempo, prive di funzione e ostili. In questa cornice si inserisce il concetto di liminal horror, ossia l’angoscia che nasce quando luoghi di passaggio sembrano negare sicurezza, regole e presenza umana.
La componente decisiva è rappresentata dal modo in cui silenzio e spazi chiusi diventano strumenti narrativi. L’attenzione si sposta dalla presenza di creature all’idea che il mondo continui ad operare senza persone, come residuo infinito di una civiltà scomparsa. Questo impianto viene accostato a dinamiche tipiche dell’horror cosmico, filtrate però dall’estetica di ambienti commerciali e suburbani legati al capitalismo contemporaneo.
- silenzio come elemento narrativo
- spazi chiusi come fonte di oppressione
- assenza di umanità come motore del terrore
- spazi riconoscibili resi incomprensibili
il significato di backrooms: ansia moderna e alienazione
Dietro l’impatto visivo del mito virale, viene evidenziata una lettura più profonda legata a isolamento e alienazione. Il racconto delle Backrooms viene interpretato come sintesi di un disagio collettivo difficilmente definibile: non soltanto paura di perdersi, ma timore di esistere in un ambiente impersonale dove identità e significato sembrano dissolversi. Nel film, questa direzione viene rafforzata dalle interpretazioni di Renate Reinsve e Chiwetel Ejiofor, indicate dalla critica come determinanti nel dare umanità a un impianto volutamente minimale.
- Renate Reinsve
- Chiwetel Ejiofor
La presenza dei personaggi risulta essenziale anche per evitare che l’universo rimanga un semplice esercizio estetico. Le Backrooms non agirebbero solo sul corpo, ma su percezione della realtà e tempo, trasformando il labirinto in un percorso mentale. L’idea ricorrente è quella di un corridoio ripetuto che produce un collasso progressivo dell’identità, portando a una perdita di orientamento condivisa tra protagonisti e pubblico. Questo si collega a una tradizione horror specifica, accostata a opere come Shining, e a sviluppi dell’horror analogico contemporaneo.
Kane parsons: dal linguaggio youtube a un cinema horror che opprime
Un altro elemento segnalato riguarda la regia di Kane Parsons. Le reazioni critiche sottolineano come, invece di “ripulire” il materiale nato in rete per renderlo più convenzionale, venga mantenuta l’estetica sporche, minimale e destabilizzante che aveva contribuito a rendere virali i cortometraggi di partenza. La scelta viene letta come rischiosa, perché implica il rifiuto di molte abitudini narrative tipiche dell’horror mainstream, ma anche come motivo della forte presa sulle recensioni.
La provenienza da YouTube viene inoltre considerata rilevante sul piano culturale. L’opera viene descritta come espressione di una nuova generazione di horror nata online, costruita non attorno ai mostri classici, ma su immagini apparentemente innocue che internet ha trasformato in simboli di disagio collettivo. In questo quadro, le Backrooms vengono presentate non come semplice ambientazione, bensì come linguaggio visivo in grado di tradurre paure moderne che il cinema tradizionale fatica a rappresentare con la stessa immediatezza.
backrooms come nuovo horror cult di a24, senza spiegazioni definitive
Le prime recensioni indicano che Backrooms abbia potenzialità per diventare uno dei grandi horror cult degli ultimi anni. Il punto centrale sarebbe la capacità di espandere il mito senza distruggerne il mistero. In una stagione in cui spesso si assiste a spiegazioni eccessive e a universi iper-razionalizzati, il film viene descritto come coerente con un’idea di paura più astratta e primaria: non serve comprendere ogni dettaglio per provare inquietudine. È sufficiente osservare i corridoi infiniti, ascoltare l’eco dei passi nel vuoto e percepire lentamente l’assenza di una via d’uscita reale.
Questo approccio contribuisce alle reazioni intense generate dal lungometraggio. All’interno di un panorama dominato da franchise, lore estese e universi condivisi, la proposta torna a un meccanismo di terrore basato su incompletezza e su assenza di risposte definitive, mantenendo il fascino della paura costruita sul non detto.


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