All of a Sudden recensione di Ryusuke Hamaguchi, il respiro umanitario a Cannes 79

Contenuti dell'articolo

Il concorso di Cannes continua a portare in primo piano opere capaci di unire riflessione e impatto emotivo. Dopo il riconoscimento per Drive My Car e il Gran premio della giuria a Venezia per Il male non esiste, Ryusuke Hamaguchi approda con un nuovo titolo, All of a Sudden, costruito attorno a una cura che diventa relazione. Il film mette al centro dignità, ascolto e principi pratici che guidano ogni gesto, anche quando l’ambiente di lavoro sembra opponvisi.

all of a sudden e l’umanitude come cura basata sulla dignità

La protagonista Marie-Lou (interpretata da Virginie Efira) dirige una struttura di assistenza per anziani e prova a introdurre una formazione innovativa: Humanitude. L’impostazione si fonda su ascolto e rispetto della dignità delle persone residenti, ma incontra resistenze interne, soprattutto perché richiede tempo e risorse, oltre a destare timori tra alcune figure infermieristiche.
Un passaggio decisivo arriva con l’incontro tra Marie-Lou e Mari (Tao Okamoto), regista teatrale giapponese impegnata anche nella lotta contro il cancro. La relazione tra le due donne orienta il percorso verso una battaglia comune: restituire dignità a mente e corpo dei pazienti cognitivi, trasformando l’idea di cura in azione condivisa.

  • Marie-Lou (Virginie Efira)
  • Mari (Tao Okamoto)
  • personale della struttura (staff e infermiere citate nella vicenda)

da vicino, nessuno è normale: amicizia e battaglia per rendere possibile l’impossibile

Nel film emerge un legame profondo tra le protagoniste: l’energia di questa amicizia spinge a un obiettivo preciso, espresso come rendere possibile l’impossibile. Mari porta in giro uno spettacolo teatrale dal titolo “Da vicino nessuno è normale”, collegato anche alla figura di Franco Basaglia. A partire da questo elemento, l’incontro tra due prospettive diverse alimenta una strategia comune, in cui la cura reciproca diventa il linguaggio per affrontare ciò che appare irraggiungibile.
La narrazione si sviluppa seguendo le giornate in un periodo di giugno, attraverso passeggiate e flussi interiori. Le due donne, pur condividendo (quasi) lo stesso nome, incarnano ruoli e identità differenti: una è una filosofa, l’altra un’antropologa. Il modo di parlare cambia in base a ciò che devono dirsi e al modo con cui interpretano ciò che osservano e sentono.
In questa cornice, il film porta a una conclusione coerente: deve esistere un’altra possibilità per unire dentro e fuori, arrivando a una nuova forma di esistenza fondata su cura reciproca.

i pilastri dell’Humanitude: sguardo, tocco, parola e verticalità

Secondo la spiegazione di Marie-Lou, i fondamenti dell’Humanitude sono quattro: sguardo, tocco, parola e verticalità. Nel corso della storia, entrambi i percorsi finiscono per coinvolgere le protagoniste in prima persona: diventano, in modi differenti, pazienti anche nella sfera relazionale, sperimentando la cura reciproca e applicando i principi alla vita quotidiana.
L’obiettivo resta la ricerca di una soluzione concreta, perseguibile nel qui ed ora, lontana da un sistema che viene associato al contesto capitalistico e alle sue conseguenze. Il film richiama inoltre la sfida dell’invecchiamento e richiama la difficoltà demografica del Giappone, indicato come uno dei paesi con basso tasso di natalità, citato insieme alla Francia.

ryusuke hamaguchi e l’impatto di un film lungo, ma denso di senso

La costruzione di Ryusuke Hamaguchi si basa su un impianto rigoroso: i dialoghi possono risultare anche complessi da seguire, ma l’opera riesce a riportare ogni divagazione filosofica e antropologica dentro un sistema di immagini coerente. In questa cornice, Virginie Efira e Tao Okamoto sostengono un film di tre ore con la stessa tenacia dei personaggi, trasformando una vicenda di parole in una forma di attenzione costante verso l’altro.
La dimensione professionale viene descritta attraverso la capacità di riconoscere lo slancio anche quando sembra minimo. In modo parallelo, viene sottolineato che è presente un elemento capace di validare la performance, cioè la vita. L’idea di fondo è che esista un sistema di co-esistenza che valorizza ciò che è già a disposizione, senza ricorrere a un semplice “esterno”. Da qui il punto di ripartenza: il corpo umano viene inteso come corpo sociale e le articolazioni diventano il punto di avvio per una nuova continuità tra presenza e cura.

cast e interpreti principali di all of a sudden

  • Virginie Efira nel ruolo di Marie-Lou
  • Tao Okamoto nel ruolo di Mari
  • staff e infermiere della struttura di assistenza (citati come parte della resistenza e della cornice lavorativa)

Rispondi