Sacro moderno: arriva su raiplay e non potete perdervelo se amate la montagna
Sacro Moderno porta lo sguardo in alta quota dove il paesaggio non è solo cornice, ma diventa un elemento umano e narrativo. Il documentario d’esordio di Lorenzo Pallotta costruisce un racconto centrato su tradizioni, solitudine e resistenza nei piccoli borghi montani, con un’attenzione particolare al rischio reale di scomparsa di memorie e comunità.
l’ambientazione di sacro moderno tra silenzi e comunità montana
Il film sceglie di allontanarsi dal rumore dei grandi centri e dai percorsi narrativi più comuni, per concentrarsi sui luoghi marginali e sulle comunità sospese tra passato e presente. L’impostazione mette al centro territori in cui il tempo scorre con un ritmo diverso, e in cui la vita quotidiana è segnata da un senso di fragilità crescente.
intermesoli: il cuore del racconto e la memoria che pesa
La storia prende forma ad Intermesoli, comune montano di Pietracamela in Provincia di Teramo, Abruzzo. In questo luogo restano poche persone e la memoria sembra gravare soprattutto su chi continua a vivere lì, assumendosi responsabilità che vanno oltre la dimensione individuale.
simone e il ruolo della custodia collettiva
Tra le figure presenti emerge Simone, descritto come giovane erede tacito di memorie e tradizioni antiche. La sua funzione nel racconto è duplice: da un lato interpreta il compito concreto di tenere in vita ciò che rimane; dall’altro diventa un simbolo dell’identità collettiva minacciata dallo spopolamento e dal silenzio.
filippo, eremita tra ricostruzione personale e fede
Accanto a Simone compare Filippo, eremita individualista. Vive lontano dagli altri e conduce un percorso personale di ricostruzione di sé e della propria fede. La vicinanza emotiva dei due protagonisti si esprime attraverso la stessa tensione: silenzi pressanti, limiti interiori, scelte difficili.
Le figure protagoniste indicate nel racconto includono:
- Simone
- Filippo
documentario e formazione: i temi al centro del film
Sacro Moderno non si limita a osservare un territorio dall’esterno: prova ad entrare nelle sue contraddizioni più profonde. Il legame tra individuo e comunità, tra appartenenza e isolamento, tra memoria e necessità di sopravvivenza viene sviluppato attraverso una narrazione che accosta realtà e suggestione.
un senso di oppressione e solitudine
L’opera mira a evocare nello spettatore un forte senso di oppressione e solitudine. Il metodo scelto passa dal disorientamento di personaggi senza punti di riferimento e dalla costruzione di un universo volutamente magico, posizionato tra fiaba nera e film di formazione.
l’impatto visivo: un silenzio solo apparente
La regia lavora sui ritmi dilatati di un silenzio che appare in superficie ma nasconde tensioni. Non viene posto al centro soltanto il fascino della montagna, ma la sua dimensione più aspra e nascosta: luoghi piccoli e chiusi, attraversati da gerarchie, equilibri di potere e verità che affiorano come ombre.
Lorenzo Pallotta: dal cortometraggio al collettivo per il cinema indipendente
Prima di arrivare al lungometraggio d’esordio, Pallotta si è fatto notare con il cortometraggio Luis, realizzato nel 2019 e selezionato in vari festival, tra cui Festival Européen du Film Court de Brest, Figari Film Fest, Visioni Italiane della Cineteca di Bologna e MedFilm Festival di Roma. Nel 2026 ha inoltre fondato il collettivo Area139, dedicato allo sviluppo e alla produzione di cinema indipendente.
uscita e disponibilità su raiplay
Sacro Moderno è disponibile dal 30 maggio in esclusiva su RaiPlay. Il progetto unisce documentario, racconto di formazione e suggestioni da fiaba nera, offrendo un’immersione diversa nella montagna: non solo paesaggio, ma spazio umano, spirituale e sociale, dove il silenzio custodisce storie, ferite e tradizioni a rischio di scomparsa.