Fiorello attacca Rai e Mediaset: da ventanni sempre gli stessi programmi in tv

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Rosario Fiorello torna a scuotere il dibattito sulla televisione italiana con un intervento al Salone del Libro di Torino. Le sue parole mettono sotto i riflettori palinsesti giudicati poco dinamici, la tendenza a riproporre gli stessi meccanismi e, sullo sfondo, un cambiamento profondo nel rapporto tra pubblico e schermo. In primo piano arrivano anche esempi concreti di trasmissioni e una riflessione su come sia cambiato il “rito” collettivo davanti alla tv.

fiorello e la critica a rai e mediaset

Durante il suo intervento, lo showman siciliano accusa Rai e Mediaset di mantenere una linea ormai consolidata da anni, con schemi e formule percepiti come immutabili. L’idea centrale riguarda una programmazione che, invece di muoversi, resterebbe legata a una routine che si ripete.

  • Palinsesti ritenuti “fermi”
  • Riproposizione di titoli e meccanismi simili
  • Mancanza di cambiamenti rilevanti

programmi citati: il palinsesto nel mirino

Fiorello non resta su un livello astratto e porta esempi riconoscibili della televisione generalista. Nel suo ragionamento vengono richiamati programmi con grande visibilità, accomunati dalla capacità di garantire continuità e risultati consolidati.
Il punto di critica, espresso con tono ironico, è quello di un futuro palinsesto che sarebbe uguale a quello già in corso, segnalando una scarsa voglia di rinnovamento.

  • Ballando con le Stelle
  • Amici
  • Tale e Quale Show
  • Sanremo

fiorello: “cerco di non fossilizzarmi sui successi”

Nel passaggio successivo, lo showman sposta l’attenzione anche sul proprio percorso. Viene indicato come nel lavoro televisivo venga ricercata una forma di discontinuità, per evitare di ripetersi anche quando i risultati passati sono solidi.
Fiorello richiama la volontà di mettersi in discussione tramite scelte diverse, tra cui anche un’esperienza di programmazione al mattino, presentata come tentativo di non restare ancorato alle abitudini.

  • Nuove sfide accettate
  • Cambi di linguaggio e modalità
  • Orari e formule sperimentali

nostalgia per la rai del passato e varietà storici

La critica alla televisione attuale si intreccia con un richiamo alla tv di un tempo. Fiorello descrive la Rai dei grandi varietà come un modello costruito con cura, con attenzione al ritmo, alla scrittura e alla presenza scenica.
Nel suo intervento vengono citati nomi importanti che rappresentano quell’impostazione: Renzo Arbore, Piero Chiambretti, Mina, Raffaella Carrà e Pippo Baudo. La memoria di quegli spettacoli viene collegata all’idea che, allora, la televisione fosse più pensata e costruita nei dettagli.

  • Renzo Arbore
  • Piero Chiambretti
  • Mina
  • Raffaella Carrà
  • Pippo Baudo

il pubblico cambia: “non esiste più il rito collettivo”

Un’altra parte della riflessione riguarda il pubblico. Fiorello afferma che oggi gli spettatori risultano più frammentati e meno orientati a seguire contenuti lunghi, abituati invece alla velocità dei social network.
Ne deriva l’osservazione più forte: non sarebbe più presente il rito collettivo tipico del passato, quando milioni di persone si ritrovavano davanti allo stesso programma nello stesso momento. In un contesto con piattaforme digitali, contenuti on demand e dinamiche tipiche come quelle dei social, l’attenzione risulta più difficile da trattenere.

  • Pubblico meno omogeneo
  • Contenuti più facilmente abbandonati
  • Interesse influenzato dalla velocità dei social

crisi creativa e prudenza nei format generalisti

Le considerazioni di Fiorello si inseriscono in un contesto più ampio legato alla crisi creativa della tv generalista. In diversi anni si è diffusa l’idea che Rai e Mediaset puntino soprattutto su format sicuri, volti conosciuti e prodotti già rodati.
Secondo il ragionamento riportato, il motivo sarebbe legato anche alla competizione crescente tra tv tradizionale, streaming e social: in un ambiente così diviso, rischiare diventa più complesso. Il rischio, però, è un impoverimento dell’offerta e la trasformazione del palinsesto in una ripetizione.

  • Format considerati “garantiti”
  • Volti e meccanismi rodati
  • Rischio percepito come più alto

battuta e tema serio: la domanda sulla televisione che sorprende

Il tono resta caratterizzato dall’ironia, ma il contenuto porta a una questione centrale e non definitiva: la televisione italiana vuole ancora cercare nuove strade per sorprendere, oppure preferisce restare al sicuro dentro ciò che è già conosciuto?
In mezzo a due poli, da una parte i format storici capaci di mantenere un pubblico, dall’altra la percezione di difficoltà a “osare”, si colloca lo scenario di uno spettatore più rapido, più distratto e meno legato alle abitudini di un tempo. La stoccata ironica diventa così un richiamo alla necessità di trovare un equilibrio tra passato e rinnovamento.

  • Format storici con pubblico stabile
  • Difficoltà a cambiare davvero
  • Pubblico più veloce e mobile

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