Canzonissima quinta puntata: vince Leo Gassmann con Un senso, sintesi e pagelle
Tra regole di palco, scelte artistiche e giudizi a volte divisi, la quinta serata di canzonissima ha acceso il pubblico con il tema più personale della stagione: la canzone che un interprete avrebbe voluto scrivere. Le esibizioni hanno messo in evidenza affinità, coraggio e limiti, mentre la presenza di alcuni nomi attesi ha aggiunto tensione e discussioni. Un appuntamento denso, con un vincitore che conquista il pass per la finale e con polemiche che continuano a correre online.
canzonissima quinta serata: tema della puntata e significato
La quinta serata si è sviluppata attorno al tema “la canzone che avrei voluto scrivere”. Ogni artista ha scelto un brano composto da qualcun altro, ma percepito come vicino alla propria sensibilità: un brano che poteva sembrare nato dalla propria penna, qualcosa che si è arrivati a invidiare. Questa impostazione ha spinto gli interpreti a spiegare implicitamente il proprio rapporto con la musica: quale canzone rappresenta davvero anche chi canta, indipendentemente dall’autore.
la (non) presenza di riccardo cocciante e l’immagine che resta
Una parte della serata è passata anche attraverso un’assenza. riccardo cocciante, annunciato come uno dei nomi più attesi, si è fatto vedere solo alla quinta trasmissione e, a programma avviato, si è presentato al pianoforte per eseguire “il cielo in una stanza”. Dopo l’esibizione, è stato seguito da un rapido saluto e dal successivo allontanamento.
La dinamica è stata rafforzata dalle parole di milly carlucci sull’eventuale presenza anche alla finale. Il quadro complessivo è rimasto quello di un grande nome arrivato in ritardo, celebrato sul palco con un brano importante e poi scomparso prima della chiusura della puntata.
canzonissima: artisti e scelte musicali della quinta serata
Le scelte hanno generato esiti molto differenti tra loro, con interpretazioni convincenti, momenti emotivamente intensi e alcune esecuzioni percepite come meno centrate rispetto alle aspettative.
esibizioni principali e interpretazioni più discusse
malika ayane ha portato “nel blu dipinto di blu”, presentandolo come un secondo inno nazionale italiano. L’esecuzione è stata ricordata per leggerezza e forte empatia, nonostante qualche incertezza lessicale.
michele bravi ha scelto “i migliori anni della nostra vita” di renato zero, affrontando il confronto con il “gigante” senza timore: il risultato è stato descritto come credibile e collegato al brano.
irene grandi ha interpretato “albachiara” di vasco. Il rapporto personale con vasco e il legame ricordato tra le due figure hanno contribuito a rendere la performance centrale, culminata anche in una standing ovation.
fabrizio moro ha cantato “ma il cielo è sempre più blu” di rino gaetano. L’esecuzione è stata collegata alla capacità di rendere il brano viscerale e pertinente, valorizzando anche il sottotesto.
jalisse, con alessandra drusian, hanno proposto una versione intensa di “vacanze romane”. Alessandra è stata indicata come solida anche nelle parti più tecniche, con un’esecuzione giudicata molto convincente.
altri interpreti: emozione, tecnica e impatto
arisa ha scelto “nei giardini che nessuno sa” di renato zero. L’interpretazione ha portato emozione forte ma anche qualche errore o parola saltata, trasformando la performance in un momento più “vivo” e meno perfetto.
vittorio grigolo ha interpretato “perdere l’amore” di massimo ranieri. L’esecuzione è stata ritenuta sovraesuberante, ma comunque apprezzata dal pubblico, con valutazioni meno favorevoli da parte della giuria.
enrico ruggeri ha scelto “a muso duro” di pierangelo bertoli, interpretato con consapevolezza e un taglio ruvido, descritto come coraggioso soprattutto per la difficoltà del brano e la gestione dell’attitudine.
serena rossi è stata ospite con un monologo su napoli e con un’esecuzione di “reginella” di libero bovio.
francesca fialdini ha reso omaggio a loretta goggi cantando “maledetta primavera”.
elenco ospiti e personalità presenti in serata
- serena rossi
- francesca fialdini
- riccardo cocciante
- milly carlucci
vittoria e pass per la finale: leo gassmann e il tema vasco
La vittoria è andata a leo gassmann con “un senso” di vasco rossi. La conclusione è stata accolta con soddisfazione sia dalla giuria sia dal pubblico, sancendo anche la progressione verso l’ultima fase.
Online, però, la percezione non è stata unanime: una parte dei commenti ha legato le critiche al peso del cognome e al tipo di interpretazione. Le discussioni hanno riguardato soprattutto la resa vocale e l’idea che il brano risultasse più “imitativo” della versione originale, con ulteriore tensione da parte dei puristi di vasco, citati come particolarmente rigidi nelle valutazioni.
finale del 25 aprile: i confronti previsti
Con questo risultato, gassmann ottiene il pass per la finale del 25 aprile. Nella serata decisiva si confronterà contro “il mio canto libero” di fabrizio moro, oltre ad altre esecuzioni già presenti nel quadro della finale con arisa (due brani) e con vittorio grigolo.
canzonissima: pagelle della quinta puntata
Le valutazioni hanno disegnato una graduatoria con picchi alti e scarti più marcati, evidenziando come il tema “la canzone che avrei voluto scrivere” possa esaltare o mettere in difficoltà.
voti alti e interpretazioni premiate
malika ayane — “nel blu dipinto di blu”: 8
fabrizio moro — “ma il cielo è sempre più blu”: 8
jalisse — “vacanze romane”: 8
enrico ruggeri — “a muso duro”: 8
irene grandi — “albachiara”: 8
riccardo cocciante — “il cielo in una stanza”: 7,5
fascia centrale e prove con margini
michele bravi — “i migliori anni della nostra vita”: 7
vittorio grigolo — “perdere l’amore”: 6
arisa — “nei giardini che nessuno sa”: 6
leo gassmann — “un senso”: 6
fausto leali — “la valigia dell’attore”: 5,5
elettra lamborghini — “tanti auguri”: 4,5
gestione della puntata e nota finale
milly carlucci: 7
la giuria: 4
giuria e reazioni: valutazioni non uniformi
Le critiche rivolte alla giuria hanno riguardato la quantità delle parole e l’impressione di mancanza di controllo nell’insieme. La sensazione generale è stata che la performance del panel risultasse poco essenziale, con osservazioni considerate prolisse e meno mirate rispetto a quanto sarebbe stato necessario.