Western senza tempo che pochi conoscono e perché vale la pena guardarli
Il western ha trasformato il cinema in uno spettacolo di massa e, nel tempo, ha vissuto fasi alterne tra picchi creativi e periodi di minore attenzione. Durante l’età d’oro hollywoodiana il genere raggiunse l’apice, ma la produzione così intensa finì anche per far scivolare nell’ombra opere di grande valore. Alcuni titoli vennero infatti oscurati da film più grandi, altri uscirono in un momento non favorevole o risultarono troppo avanti rispetto alle aspettative del pubblico. La selezione che segue raccoglie 10 western spesso poco discussi, meritevoli di essere riportati al centro dell’attenzione.
ride in the whirlwind (1966)
Ride in the Whirlwind è un anti-western interpretato da un giovane Jack Nicholson in una fase in cui molti autori stavano abbandonando gli ideali classici del genere. La trama segue una coppia di viandanti che si imbatte in un gruppo di fuorilegge; sul posto il vice sceriffo ritiene che la coppia abbia partecipato a una rapina ai danni di una diligenza. Il film unisce elementi da thriller e da western e costruisce un’atmosfera ruvida e concreta.
La presenza di attori di carattere contribuisce alla solidità dell’impianto narrativo. L’esperienza resta compatta e, nonostante il ritmo scorrevole, il tono appare asciutto e non indulgente. Il racconto analizza l’idea di giustizia di frontiera accostando l’ambientazione dell’Old West a temi più contemporanei, in linea con le tensioni degli anni Sessanta.
- jack nicholson
- cameron mitchell
- harry dean stanton
i shot jesse james (1949)
I Shot Jesse James rappresenta il primo lungometraggio diretto da samuel fuller e mette in evidenza la sua impronta, resa ancora più evidente dal taglio del racconto. Al centro c’è robert ford, presentato nelle conseguenze immediate dell’omicidio di Jesse James. Il film lavora sull’impatto psicologico della scelta compiuta, trasformando il western in un ritratto di sofferenza e disagio.
Pur essendo scarso in azione, il contenuto risulta essenziale e incisivo: ford viene respinto dalla società della frontiera e la storia mostra un progressivo aumento della disperazione a ogni rifiuto. Il film propone inoltre un incrocio efficace tra sensibilità western e linguaggio da noir, con riferimenti alle ferite morali e sociali del periodo successivo al secondo conflitto mondiale.
slow west (2015)
Slow West dimostra che, anche quando la produzione di western rallenta, emergono ancora gioielli trascurati. La vicenda ruota attorno a un cacciatore di taglie armato, che accetta di accompagnare un giovane in una ricerca: il bersaglio è il suo amore d’infanzia, che vive in Colorado. Come suggerisce il titolo, la narrazione procede con lentezza: l’attesa diventa parte del percorso, e il risultato finale appare coerente con questa costruzione graduale.
Il film sfrutta l’intesa tra michael fassbender e kodi smit-mcphee, mantenendo un equilibrio tra elementi moderni e schemi tradizionali del western. La regia mette in risalto la grandezza del West e introduce anche scarti surreali, utilizzando immagini sognanti per esprimere le speranze dei personaggi.
- michael fassbender
- kodi smit-mcphee
jubal (1956)
Jubal mette in evidenza la flessibilità del western attraverso un dramma ambientato nell’Old West. Un cowboy ferito viene assunto da un allevatore dal carattere affabile, ma l’equilibrio si rompe quando la moglie del rancher comincia a provare attrazione per il nuovo arrivato. Oltre alla tensione narrativa, la pellicola punta su fotografia a colori e paesaggi scenografici, costruendo un impatto visivo immediato.
Il film trascina lo spettatore senza lasciarlo scivolare via: gelosia, tradimento e melodramma emergono in modo diretto. Jubal abbraccia inoltre una visione volutamente accentuata della realtà tipica del western. A sostenere la narrazione si distinguono le interpretazioni di ernest borgnine e rod steiger, tra i fattori decisivi della reputazione di questo titolo.
- ernest borgnine
- rod steiger
ride lonesome (1959)
Ride Lonesome viene presentato come un esempio efficace dello stile di buddb boetticher, spesso considerato tra i registi più sottovalutati del genere. Il protagonista è un cacciatore di taglie che accompagna un criminale verso la California, ma usa il prigioniero come esca per smascherare un avversario di livello più alto. Pur mantenendo l’aspetto lucido del cinema degli anni Cinquanta, il film è impostato con energia “da strada” e risulta essenziale e duro.
Randolph Scott interpreta il classico eroe pieno di sicurezza, mentre lee van cleef ricopre il ruolo del villain con una precisione efficace. Il tono duro spiega parte della scarsa attenzione recente, ma rende il titolo adatto a una riscoperta contemporanea. La durata è ridotta: 73 minuti, tra i tempi più brevi tra i western considerati meritevoli.
- randolph scott
- lee van cleef
pursued (1947)
Pursued viene indicato come un noir western fondamentale e mette in primo piano uno dei volti più solidi del cinema incentrato sul buio: nel ruolo principale c’è robert mitchum. Il racconto inizia con l’uomo ancora bambino, rimasto orfano; quando i killer tornano, la sua tranquillità viene spezzata. La storia si colloca in un momento di transizione e usa la fine del West come simbolo del dramma.
La tensione è presente fin dal primo fotogramma: l’impostazione non coincide con i western ottimisti e idealizzati del periodo. Mitchum offre un lavoro psicologico di alto livello, rappresentando la violenza della vicenda attraverso un’espressività intensa. La fotografia sottolinea ombre accentuate e un tono cupo, rendendo il film imprescindibile per chi segue sia il western sia il noir.
- robert mitchum
the big gundown (1966)
The Big Gundown è un western all’interno del filone italiano/spaghetti western che spesso non riceve il livello di discussione che merita. Lee van cleef interpreta un uomo di legge statunitense incaricato di pattugliare il confine tra Stati Uniti e Messico nella ricerca di un soggetto accusato di crimini gravi. Il plot vendicativo mantiene una linearità che accelera l’avanzamento della storia e riduce gli elementi superflui.
L’impianto risulta scorrevole: il film non privilegia temi complessi, ma studia con tensione l’ossessione di un uomo legata all’idea di giustizia. Come spesso avviene nel genere, la regia e le performance adottano uno stile marcatamente esagerato, contribuendo a un western che, nonostante la durezza, mantiene un’aura “da leggenda”.
- lee van cleef
hombre (1967)
Hombre è un titolo che merita riconoscimento anche se paul newman è associato soprattutto a altri western più celebri. Il film segue John Russell, un uomo bianco cresciuto tra le comunità native. Quando torna in Arizona per ottenere un’eredità, scopre l’ostracismo della società bianca. Hombre viene descritto come una delle migliori trasposizioni cinematografiche di elmore leonard su grande schermo, con un impianto che rafforza la dimensione simbolica più che quella letterale.
La pellicola rientra nel filone revisionista del western: utilizza i dispositivi del genere per commentare passato e presente. L’interpretazione di Newman è calibrata e incisiva, sostenuta da una costruzione narrativa in cui la storia funziona anche come riflessione. In generale, risulta un film che ha “resistito” meglio di molte produzioni coeve.
- paul newman
johnny guitar (1954)
Johnny Guitar porta in scena joan crawford come protagonista e si distingue per un elemento raro tra i western dell’età d’oro hollywoodiana: la presenza di una donna al centro della vicenda. Nel film interpreta una proprietaria di locale che subisce disprezzo da parte di una comunità cittadina giudicante. La storia diventa così un racconto sugli esclusi dalla società, con una lettura nuova del classico western.
La performance di Crawford appare energica e scenica. La fotografia valorizza ogni emozione attraverso colori vividi. La direzione di nicholas ray richiama l’opulenza del vecchio Hollywood, ma inserisce anche dettagli collegabili a un tono più vicino al noir. Proprio per questo, l’insufficiente notorietà del titolo risulta particolarmente evidente.
- joan crawford
- nicholas ray
the ox-bow incident (1943)
The Ox-Bow Incident viene indicato come uno dei western classici che, in modo sorprendente, restano spesso sottovalutati. Il film segue una posse che accerchia dei ladri di bestiame sospettati di omicidio; da lì prende avvio un acceso confronto in cui la vita di più persone resta appesa a una decisione. Pur essendo stato realizzato durante il pieno della seconda guerra mondiale, la pellicola analizza in modo efficace l’idea di violenza come mezzo.
La resa visiva è particolarmente curata: la fotografia in bianco e nero appare ricca e coinvolgente. Inoltre, il film si appoggia a uno degli ensemble più solidi tra i western degli anni Quaranta. La storia non punta su un racconto in stile “sparato”, ma costruisce un dramma avvincente presentato sotto le forme del western, rendendo il titolo ancora rilevante per il pubblico contemporaneo.