Taylor sheridan i 4 western non yellowstone migliori secondo il ranking
Taylor Sheridan ha costruito un impatto duraturo nel western moderno, affermandosi soprattutto con Yellowstone e i suoi spin-off. Oltre al racconto dei Dutton, esiste però un insieme di opere meno discusse che mostrano un autore capace di rielaborare il genere con grana, tensione morale e personaggi sfumati. In particolare, alcuni titoli fuori dall’universo principale si distinguono per approccio narrativo, intensità drammatica e capacità di far convivere elementi “classici” e temi contemporanei.
Di seguito vengono ordinati i progetti western non-Yellowstone più rilevanti, con focus sulle caratteristiche che li rendono riconoscibili e sul motivo per cui, tra punti di forza e criticità, risultano parte integrante della filmografia di Sheridan.
4. the madison (2026-presente)
The Madison è presentato come un titolo con un cast di rilievo, tra cui Michelle Pfeiffer, Kurt Russell e Patrick J. Adams. Nonostante la presenza di interpreti noti, l’opera viene indicata come la meno riuscita tra le produzioni western di Sheridan non legate a Yellowstone. La storia ruota attorno alla famiglia Clyburn: un clan benestante di New York che vede l’esistenza spezzarsi a causa di una tragedia devastante. Di conseguenza, la famiglia lascia la vita cittadina ad alta velocità e si trasferisce nella Madison River Valley in Montana, dove il luogo diventa insieme rifugio e punto di resa dei conti.
Il ritmo risulta più lento rispetto ad altri lavori western dell’autore, e questa scelta viene considerata coerente con l’impostazione complessiva. Sul piano emotivo, però, il cuore narrativo si sposta verso un dramma familiare contemporaneo: l’accento cade su lutto, trasferimento e guarigione personale, più che su conflitti tipici del genere. Per questo motivo, The Madison tende ad apparire meno “western” e più come una produzione prestige con montagne sullo sfondo. La sceneggiatura viene descritta anche come semplicistica e priva della vena sarcastica presente in altre opere di Sheridan.
Il giudizio negativo è associato anche a una questione di aspettative: con Sheridan come sceneggiatore e un cast di alto livello, il progetto sarebbe dovuto risultare quasi inevitabilmente vicino al “perfetto”, ma non raggiunge lo stesso impatto.
Tra gli aspetti positivi spiccano la performance di Pfeiffer nel ruolo di Stacy e la fotografia, descritta come straordinaria. Rimane però segnalata una carenza di sviluppo dei personaggi secondari, in particolare per Russell McIntosh interpretato da Patrick J. Adams, delineato come poco articolato. La serie comunque offre un’esplorazione accurata del lutto e di ciò che lo accompagna, con una serietà psicologica capace di differenziare il percorso rispetto a forme più tradizionali legate a Yellowstone.
Valutazioni (Rotten Tomatoes)
- critici: 63%
- pubblico: 71%
3. wind river (2017)
Wind River viene definito un neo-western cupo, costruito come crime thriller attraverso un’indagine su un omicidio. Il film utilizza la ricerca della verità per affrontare temi come lutto, perdita e isolamento. L’opera, descritta come la terza produzione di Sheridan ambientata nella parte più ampia dell’American West, prende avvio in modo netto: il corpo di una giovane donna viene ritrovato congelato nella Wind River Indian Reservation, in Wyoming.
wind river: indagine e dinamiche tra crime e western
In questo quadro, Jane Banner (interpretata da Elizabeth Olsen), agente dell’FBI, viene incaricata delle indagini e riceve supporto da Cory Lambert (interpretato da Jeremy Renner), un traker locale esperto del territorio, capace di muoversi tra luoghi e indizi con un’affinità quasi naturale.
Il film non appare come un western classico in senso visivo: mancano cavalieri in attraversamenti desertici e scene tipiche delle città di frontiera. Nonostante ciò, Wind River mantiene il DNA del genere grazie a un paesaggio implacabile e a personaggi moralmente complessi. Il risultato nasce dall’equilibrio tra due componenti: crime e western. Ogni elemento svolge una funzione precisa e non sovrasta l’altro, sostenendo una storia unica e coerente.
wind river: cast e impianto narrativo
Il lavoro del cast viene indicato come una colonna portante: Renner trasmette disperazione e perdita con efficacia, mentre Olsen offre una caratterizzazione della sua agente che viene riconosciuta come una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Un punto ulteriore è l’assenza di forzature: non viene imposta una trama sentimentale tra i personaggi, scelta vista come corretta perché non avrebbe aggiunto valore al film.
Oltre all’intrattenimento, il film viene descritto come necessario anche per il modo in cui affronta la violenza contro le donne indigene. Viene citata la relazione tra sottodenuncia e divario tra giustizia e competenza territoriale. Allo stesso tempo, viene riportata una critica relativa all’uso di personaggi bianchi per raccontare una storia indigena. Nel complesso, il film rappresenta dolore e sofferenza legate alla perdita e all’invisibilità che può seguire la scomparsa di persone care. La regia e la fotografia sono descritte come capaci di dare al contenuto una bellezza “dolorosa” e di trattare le questioni reali con attenzione.
Valutazioni (Rotten Tomatoes)
- critici: 87%
- pubblico: 90%
2. lawmen: bass reeves (2023)
Lawmen: Bass Reeves nasce con un percorso produttivo particolare: in origine veniva concepito come spinoff legato a 1883, prequel di Yellowstone. La decisione successiva è stata quella di renderlo una serie autonoma. L’opera, con David Oyelowo, Donald Sutherland e Dennis Quaid nel cast, mette in scena una figura storica tra le più affascinanti e al tempo stesso spesso trascurate della frontiera americana: Bass Reeves.
lawmen: bass reeves: dalla storia al tema della giustizia
La serie prende ispirazione da Sydney Thompson e dai libri Follow the Angels, Follow the Doves e Hell on the Border. Il racconto segue il protagonista dalla fase successiva alla Guerra civile fino al ritiro dal lavoro, quando arriva il momento di fermarsi da un incarico considerato pericoloso. Nel cuore della narrazione c’è il fatto che Reeves sia stato il primo deputy marshal nero degli Stati Uniti a ovest del Mississippi. Sebbene il perimetro risulti ampio, l’impianto resta personale: la serie spinge il personaggio a chiedersi se la legge a cui ha provato a dare forza per quasi tutta la vita sia davvero giusta.
La domanda diventa centrale nei momenti in cui Reeves cattura i criminali per poi vederli impiccati. Questo sguardo sul sistema penale sostiene l’idea che la giustizia non sia mai pulita e che non esista una versione semplice e lineare del concetto stesso.
lawmen: bass reeves: punti di forza e struttura
Il maggior valore viene attribuito all’interpretazione di Oyelowo. Il personaggio viene portato in scena con una intensità silenziosa che lo rende credibile e umano, non una figura mitica. Il risultato, paradossalmente, rende ancora più convincente la sua leggenda. In generale, vengono evidenziati i rari casi in cui le serie western si concentrano su lawmen appartenenti a una popolazione storicamente poco rappresentata: per questo Bass Reeves viene riconosciuto come un tassello decisivo della filmografia di Sheridan. Eventuali criticità vengono comunque citate, soprattutto legate al ritmo, ma considerate meno decisive rispetto alle ambizioni raggiunte.
La pianificazione iniziale prevedeva una forma antologica con protagonisti diversi per stagione, ma l’esecuzione non è stata portata fino in fondo. Perciò, al momento, la serie resta una miniserie.
Valutazioni (Rotten Tomatoes)
- critici: 79%
- pubblico: 93%
1. hell or high water (2016)
Hell or High Water viene indicato come il miglior lavoro non-Yellowstone di Sheridan. Il film del 2016, diretto da David Mackenzie, vede Chris Pine nel ruolo di Toby Howard, Ben Foster come Tanner Howard e Jeff Bridges nel ruolo di Texas Ranger Marcus Hamilton. La vicenda segue i due fratelli Howard mentre cominciano a rapinare banche locali del Texas in modo calcolato e quasi metodico.
hell or high water: rapine realistiche e svolta narrativa
Le rapine non vengono descritte come spettacolarizzate né come eventi ad alto rischio. Al contrario, risultano radicate nella realtà e spesso si concludono in pochi minuti. A un primo sguardo, la condotta appare come semplice comportamento criminale senza motivazioni profonde. La trama, però, rivela che la realtà è diversa: dietro l’apparenza c’è un disegno più preciso e deliberato.
Il film viene anche confrontato con No Country for Old Men per una somiglianza percepita nello stile, mentre viene riconosciuta comunque la scelta di combinare in modo equilibrato western moderno e aspetti classici. In questo modo, le piccole rapine di Toby e Tanner possono facilmente essere scambiate con le azioni di fuorilegge tipiche di racconti western non necessariamente “neo”.
hell or high water: umorismo oscuro e temi stratificati
La qualità interpretativa di Bridges, Pine e Foster viene sottolineata come elemento centrale. Il tratto decisivo, però, è rappresentato da un umorismo oscuro e da temi multilivello che accompagnano la narrazione e ne consolidano l’impatto.
Valutazioni (Rotten Tomatoes)
- critici: 97%
- pubblico: 88%