Paternal leave l’esordio onesto di alissa jung

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“Paternal Leave” segna il debutto cinematografico di Alissa Jung e mette al centro un percorso personale, costruito su onestà, fragilità e relazioni familiari prive di certezze facili. Il film, presentato al Festival di Berlino 2025, unisce ricerca del padre, paesaggi dal forte valore simbolico e una regia capace di trasformare il silenzio in racconto. Di seguito viene ricostruita la visione dell’autrice e il modo in cui progetto e cast hanno preso forma, tra Marina Romea e la collaborazione con Luca Marinelli.

paternal leave: esordio di alissa jung e viaggio alla ricerca del padre

Alissa Jung è un’artista tedesca nata a Münster nel 1981, con una carriera che attraversa la recitazione, la scrittura e la regia. Il suo percorso include anche studi in ambito medico, con una tesi dedicata alla depressione (conseguita nel 2016), e un impegno umanitario legato alla ONG Pen Paper Peace. Dopo anni di lavoro davanti alla macchina da presa e la direzione di cortometraggi, arriva al lungometraggio con “Paternal Leave”.
La pellicola racconta la storia di Leo, quindicenne in viaggio verso la riviera romagnola con l’obiettivo di incontrare il padre biologico. Il film è interpretato da Luca Marinelli e porta in scena un tema delicato: il legame familiare osservato senza idealizzazioni.
Il lavoro di Alissa Jung prosegue anche sul piano del riconoscimento pubblico: l’autrice è stata nominata ai David di Donatello 2026 come Miglior regista esordiente. In precedenza, ha partecipato agli “Incontri speciali” del Lucca Film Festival, in continuità con ospiti già annunciati come Fisher Stevens, mentre la prossima edizione sarà diretta da Nicola Borrelli.

cast e figure chiave di paternal leave

  • Luca Marinelli
  • Alissa Jung

marina romea: un paesaggio che diventa parte della storia

In “Paternal Leave” l’ambientazione assume un ruolo narrativo centrale: le riprese sono legate a Marina Romea, un luogo che in inverno appare sospeso, quasi spettrale. Nel descrivere il legame tra quel paesaggio e la figura paterna, Alissa Jung racconta come l’atmosfera del luogo abbia fatto emergere con chiarezza i personaggi.
Secondo la regista, a Marina Romea è stata visibile l’immagine del padre che si “ripara”, arrivando a costruire una sorta di barriera nel proprio stabilimento. Allo stesso tempo, la ragazza giunge come il mare: una spinta che vuole rompere la duna creata da quell’uomo. Il risultato è un contesto in cui il paesaggio “racconta” e in cui emergono sia Paolo sia Leo, fino a rendere l’ambientazione un terzo personaggio del film.

assenza di eroi e soluzioni semplici: la famiglia secondo alissa jung

Un elemento distintivo riguarda la scelta di non costruire un “super papà”. Nel film il genitore appare fragile e imperfetto, inserito in una realtà fatta di errori e conseguenze. Il finale viene presentato come onesto, senza scorciatoie narrative, permettendo ai figli di diventare adulti pur vivendo le mancanze dei genitori.
Alissa Jung sintetizza questa visione puntando sull’idea di assenza di bianco e nero e sull’importanza di affrontare dolori e vita con chiarezza. Viene evidenziato che anche l’incapacità di procedere in modo autentico può portare a inciampi, come accade al personaggio di Paolo. In parallelo, emerge il concetto che la ragazza, alla fine, risulta già più adulta del padre: una differenza che può generare, anche per lui, la possibilità di voltare pagina e guardare avanti.

luca marinelli e la collaborazione: fiducia, stima e lavoro di squadra

La realizzazione del film ha previsto una collaborazione significativa con Luca Marinelli. Per Alissa Jung si è trattato di una sfida fondata su fiducia e stima reciproca. Pur essendo una prima esperienza nei ruoli principali condivisi, l’intesa viene descritta come immediata e semplice, grazie alla condivisione della visione e alla presenza di rispetto verso il lavoro dell’altro.
La regista sottolinea che la costruzione del personaggio e dell’intero film è stata un lavoro collettivo. Nel suo racconto compaiono anche figure professionali decisive per l’impianto creativo, citate per fotografia e scenografia.

professionisti citati nel processo di costruzione del film

  • Giulia
  • Carolina (fotografia)
  • Cristina Bartoletti (scenografia)

lasciar camminare il progetto: dal debutto al distacco dalla propria creatura

Dopo l’avvio al Festival di Berlino e il percorso tra festival internazionali, fino alla nomination ai David di Donatello 2026, “Paternal Leave” ha ormai acquisito una dinamica autonoma. Per Alissa Jung questo passaggio rappresenta anche un momento di crescita professionale legato al distacco.
La regista usa l’immagine di un progetto come un “bimbo” mandato a scuola: inizialmente seguiti con attenzione, poi si osserva la fase successiva, quando il progetto diventa adulto e procede senza la presenza costante della sua creatrice. È una trasformazione che, secondo quanto dichiarato, continua ancora a essere metabolizzata, ma percepita come un processo fortunato. Dal lato del pubblico, viene sottolineato in modo specifico il sostegno ricevuto, soprattutto in Italia.

processo creativo e temi interni: i pezzi del puzzle non ancora collegati

Guardando ai contenuti che generano le storie, Alissa Jung descrive un metodo basato su pensieri che rimangono in sospeso e su domande non risolte. In molti casi emerge un’idea che non se ne va, una questione che non trova immediata risposta e che resta in attesa di una forma definitiva.
Nel caso di “Paternal Leave”, il tema riguarda il motivo per cui un genitore potrebbe non voler conoscere i propri figli. Il lavoro, secondo la regista, non parte sempre da un riscontro rapido: spesso vengono cercate risposte attraverso l’empatia, ma in questa circostanza la ricerca risulta più complessa. Il racconto restituisce una fase in cui i temi convivono ancora senza immagine, come pezzi di un puzzle non ancora uniti. La prospettiva è quella di attendere il collegamento tra le parti, in un momento di attesa creativa.

un nuovo capitolo di cinema d’autore con paternal leave

Con “Paternal Leave”, Alissa Jung consolida un’impostazione autoriale costruita sulla capacità di trasformare silenzio e paesaggio in strumenti narrativi. Il percorso del film, sostenuto dalla presenza al Festival di Berlino 2025 e dalla candidatura ai David di Donatello 2026, viene presentato come l’inizio di un cammino capace di esplorare la complessità dell’animo umano mantenendo lo stesso approccio di onestà e coraggiogià mostrati con l’opera prima.

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