Every nia dacosta movie, in ordine dal peggiore al migliore
Una carriera capace di attraversare generi differenti e di ottenere riconoscimenti da parte della critica, pur in presenza di risultati commerciali altalenanti: è questo il filo conduttore che accompagna l’opera di Nia DaCosta. Il percorso regista è segnato da scelte incisive tra horror, crime, sci-fi, thriller e produzioni legate a franchise importanti, rendendo complesso individuare un singolo titolo “migliore”. La selezione seguente raccoglie le opere più note della filmografia recente, mettendo in evidenza ciò che ha funzionato, con attenzione alle reazioni della critica e ai contributi di cast e regia.
5 the marvels (2023)
Nia DaCosta entra nella storia del cinema mainstream quando viene scelta come prima regista donna nera per un capitolo del Marvel Cinematic Universe. L’occasione è The Marvels, sequel di Captain Marvel (2019), un titolo che aveva già superato la soglia dei 1 miliardo di dollari di incassi. Il film riunisce inoltre una parte del gruppo con cui DaCosta aveva già lavorato, consolidando una collaborazione che nel tempo diventa un punto di forza.
Nonostante il peso dell’universo narrativo coinvolto, The Marvels viene ricordato soprattutto come insuccesso commerciale. Risulta il capitolo con il minor incasso dell’intera saga MCU, in un contesto in cui il budget viene indicato come superiore ai 300 milioni di dollari. Sul fronte critico, però, il quadro resta positivo: il film ottiene un punteggio su Rotten Tomatoes pari al 63%, valore più basso tra quelli attribuiti alla regista, ma comunque giudicato solido nel complesso.
Il segno di DaCosta si nota soprattutto nelle prestazioni che riesce a valorizzare. In particolare, la chimica tra i personaggi sullo schermo rende molte scene ad alta intensità e ritmo.
- Teyonah Parris
- Brie Larson
- Iman Vellani
4 little woods (2019)
Little Woods è il film di Nia DaCosta con la distribuzione più limitata. Si tratta del suo debutto come regista in un lungometraggio e nasce come progetto indipendente, con incassi inferiori ai 200.000 dollari durante la corsa nelle sale in formato ristretto. Proprio per questo è un titolo che rischia di essere meno visto, ma la reputazione critica rimane molto alta.
La trama segue Ollie (Tessa Thompson), impegnata ad aiutare i residenti di una piccola città del North Dakota ad accedere a cure e farmaci provenienti dal Canada. L’attenzione delle autorità cresce e la situazione precipita quando la sorella Deborah (Lily James) chiede aiuto in modo urgente.
Il risultato è un crime drama apprezzato dalla critica, con un punteggio su Rotten Tomatoes del 95%, il più alto della filmografia di DaCosta. Viene inoltre valorizzata la prova di Thompson e il film viene accreditato con DaCosta come unica autrice.
- Tessa Thompson
- Lily James
3 hedda (2025)
Dopo Little Woods, gran parte dei lavori di Nia DaCosta si colloca all’interno di contesti legati a franchise o universi già avviati. Un’eccezione rilevante è Hedda, basato sul dramma Hedda Gabler. Il film esce come originale per Prime Video, quindi con distribuzione diretta in streaming, fattore che contribuisce a renderlo meno visibile al pubblico.
Il racconto mette ancora al centro DaCosta e la collaborazione con Tessa Thompson. La protagonista Hedda Gabler organizza una festa e si ritrova lacerata tra la vita attuale, definita da una pressione soffocante, e il richiamo di un ex amante presente all’evento. La serata si trasforma in una progressione di tensione, in cui desideri nascosti emergono con crescente intensità.
Le recensioni risultano molto positive: il film registra un 89% su Rotten Tomatoes. Il confronto con Little Woods può essere oggetto di valutazioni soggettive, ma è chiaro il segnale di maturazione nella direzione, con una compattezza narrativa e una sicurezza stilistica nel thriller di dimensione più contenuta.
- Tessa Thompson
2 candyman (2021)
Affrontare un remake contemporaneo di Candyman rappresenta una sfida complessa. Il film originale del 1992 è considerato un riferimento del sottogenere slasher ed è ritenuto significativo anche per la storia del cinema afroamericano. In più, la presenza iconica di Tony Todd nel ruolo del personaggio principale rende ancora più delicato qualsiasi aggiornamento senza il suo contributo.
Nonostante queste premesse, Nia DaCosta realizza un film che riesce a soddisfare le aspettative, producendo un Candyman descritto come, in molti aspetti, superiore all’originale. Un punto chiave è la lettura del progetto: il film funziona più come sequel che come rifacimento, elemento che non sempre viene colto al momento dell’uscita. L’ambientazione si colloca tra il secondo e il terzo capitolo della saga, con l’obiettivo di collegare la continuità e allo stesso tempo mantenere autonomia narrativa.
La qualità interpretativa del cast è elevata. Un altro elemento visivo riconosciuto riguarda l’uso dei riflessi e delle superfici specchianti in alcune scene più spaventose. Il film intreccia inoltre con coerenza temi legati a razzismo e pregiudizio contro le persone nere.
- Yahya Abdul-Mateen II
- Teyonah Parris
- Colman Domingo
1 28 years later: the bone temple (2026)
28 Years Later: The Bone Temple conferma un andamento ricorrente nella filmografia di Nia DaCosta: opere capaci di ottenere giudizi favorevoli, ma che in ambito commerciale non sempre trovano l’impatto atteso. Il film è il quarto capitolo della saga e arriva a distanza di un anno dal precedente, una scelta sorprendente se si considerano i tempi tra gli altri film: il primo risale al 2003, il sequel al 2007, e l’ulteriore seguito era previsto solo nel 2025.
Malgrado l’interesse e la ricezione positiva, gli incassi si fermano a meno di 60 milioni di dollari a fronte di un budget di poco superiore allo stesso valore. La storia si concentra su Dr. Ian Kelson (Ralph Fiennes), introdotto nel capitolo precedente, che si imbatte nel leader di una setta. La narrazione culmina in una sequenza finale descritta come particolarmente efficace dal punto di vista del crescendo.
Secondo la percezione generale, 28 Years Later: The Bone Temple rappresenta DaCosta nel suo momento più alto, soprattutto per come affronta l’horror con uno stile riconosciuto. Viene inoltre citato il collegamento ideale con l’impostazione avviata da Danny Boyle nella nascita della saga. In particolare, la direzione di Nia DaCosta risulta l’elemento maggiormente lodato del film, fino a essere indicata come il migliore dell’intero franchise.
- Ralph Fiennes