X-men the last stand errori che spiegano la strada di avengers doomsday a 20 anni di distanza

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Un anniversario importante riporta l’attenzione su X-Men: The Last Stand, un film che ha segnato la fine di un’epoca e che, a distanza di anni, continua a offrire indicazioni operative su scelte narrative e strategiche. Tra numeri importanti al botteghino, criticità di regia e decisioni di sceneggiatura, emerge un quadro utile per comprendere cosa possa funzionare e cosa debba essere evitato quando i mutanti torneranno al centro dei progetti Marvel.
Il testo mette a fuoco i punti chiave: le ragioni del ridimensionamento dopo l’uscita del 2006, i momenti riusciti, le lezioni per i film futuri dell’MCU e le possibilità di rilancio attraverso un’impostazione diversa del gruppo X-Men.

x-men: the last stand tra successo commerciale e fine dell’era

Nel 2006 il film è arrivato nelle sale il 26 maggio e, sul piano economico, ha ottenuto un risultato rilevante: 460 milioni di dollari nel totale mondiale. Nonostante questo, la combinazione tra recensioni critiche deboli e una risposta del pubblico non all’altezza ha contribuito a chiudere l’era del team originale.
In prospettiva, l’MCU si prepara a integrare gli X-Men nel proprio universo. Un percorso già anticipato da presenze e introduzioni in pellicole come Deadpool & Wolverine, con un’immissione ufficiale del Wolverine di Hugh Jackman. Una prima finestra sul mondo mutante, invece, è associata anche a Avengers: Doomsday, dove l’assetto dei personaggi è destinato a evolvere ulteriormente con l’arrivo di Avengers: Secret Wars.

dal contesto mcuc verso un nuovo ruolo dei mutanti

Le indicazioni di casting iniziali fanno pensare a un ritorno degli attori legati ai film della Fox. In base alla dinamica prevista per Avengers: Secret Wars, che riavvierà l’intero assetto dell’MCU nel 2027, gli X-Men diventerebbero il volto di riferimento per le nuove produzioni Marvel.

x-men: the last stand ended a franchise nonostante i numeri

Le difficoltà del film emergono soprattutto quando vengono considerati i cambi di regia e l’impostazione complessiva. Bryan Singer aveva guidato i primi due capitoli e aveva valorizzato la dimensione legata alle lotte dei mutanti e ai paragoni con altre minoranze. Con il passaggio a Brett Ratner, chiamato dopo l’uscita di Singer da Superman Returns, la direzione del progetto si sposta verso un peso maggiore sull’azione, con minore enfasi su specifici punti tematici.

regia e struttura: due grandi storie compresse in una

Un secondo elemento critico riguarda la scelta di far convivere in un unico film due linee narrative di rilievo. La struttura risulta così appesantita e, per questo motivo, entrambe le storie finiscono per ricevere meno spazio di quanto meritato.

  • Dark Phoenix Saga: Jean Grey si trasforma nella Fenice e inizia a diventare una minaccia tale da poter distruggere la Terra
  • Mutant Cure: la storyline legata alla possibilità di “curare” i mutanti, riferita a quanto raccontato da Joss Whedon nel contesto “Gifted”
  • Morlocks: introduzione che contribuisce ad aumentare il numero di elementi presenti

mutant cure e dark phoenix: le conseguenze delle scelte narrative

La linea della Mutant Cure viene descritta come un esito che lascia insoddisfazione, soprattutto per come viene gestita la situazione di Rogue. In particolare, Rogue sceglie di sottoporsi alla cura, rinunciando a ciò che la definisce per aderire a ciò che la società considera accettabile. In termini di impatto sul personaggio, la decisione viene collegata a una perdita di agency e a un indebolimento di ciò che rende Rogue unica.
Il punto più penalizzante, secondo la ricostruzione proposta, riguarda però l’inserimento della Dark Phoenix Saga nella trama. In questa operazione, Jean Grey interpretata da Famke Janssen viene configurata come una villain generica, mentre altre componenti della storia risultano ulteriormente sacrificare l’autonomia emotiva dei personaggi. Il caso più citato è la morte di Cyclops, avvenuta fuori campo, con la conseguenza che il personaggio appare come se non avesse inciso quanto avrebbe potuto.

perdita di direzione dopo the last stand e ritorno nel 2011

Dopo X-Men: The Last Stand, la Fox non avrebbe avuto un percorso chiaramente delineato. La situazione di partenza risultava critica: Professor X, Cyclops e Jean Grey sono morti, mentre Rogue risulta “de-powered”. Esistevano idee per pellicole autonome, ma X-Men Origins: Wolverine avrebbe chiuso l’ambito delle storie “origins” con un unico titolo.
Il rilancio arriva nel 2011 con X-Men: First Class, che torna indietro nel tempo e costruisce un racconto di origine per i mutanti.

avengers doomsday può imparare cosa non fare da x-men the last stand

Nonostante le criticità, nel film si trovano anche momenti efficaci. Viene citata la sequenza sul Golden Gate Bridge, indicata come uno dei passaggi più ambiziosi sul piano visivo dell’intera saga. Anche lo scontro ad Alcatraz viene giudicato positivamente. Inoltre, viene ricordato un momento emotivamente significativo: la perdita dei poteri di Mystique, seguita dal rifiuto di Magneto nei suoi confronti.

limitare il numero di mutanti e rendere riconoscibili i personaggi

Un’indicazione centrale per l’MCU riguarda la gestione dell’ampiezza del cast mutante. Nel film Fox sono presenti molti gruppi: X-Men, Morlocks e Brotherhood of Evil Mutants. Una quantità così ampia rende difficile seguire tutti i personaggi. L’MCU, nella logica indicata, dovrebbe non sovraccaricare le pellicole con troppe figure e mantenere i mutanti principalmente su linee di riconoscibilità legate al pubblico dei film precedenti.

tono più deciso e conseguenze che contano

Un’altra lezione riguarda l’attenzione al livello di oscurità della storia. The Last Stand viene presentato come un tentativo di “ammorbidire” la resa della vicenda di Dark Phoenix, mentre altre linee narrative dell’universo futuro dell’MCU, come le storie legate a Doctor Doom e alle incursioni, sono descritte come destinate a essere più cupe e pericolose. In questa impostazione, le morti in Avengers: Doomsday dovrebbero avere un peso reale, con conseguenze percepibili per la trama.

ciclops: rimediare a una morte fuori campo

Il film Fox viene associato a un errore specifico nella gestione della fine di Cyclops: l’evento avviene fuori scena. Con l’arrivo di James Marsden di nuovo nel contesto dell’MCU, si apre la possibilità di attribuire al personaggio un’uscita più coerente, offrendo a Cyclops il congedo che non gli era stato garantito. Viene anche indicato che questa potrebbe essere l’ultima occasione per vedere diversi volti “classici” associati agli X-Men, tra cui Patrick Stewart, Ian McKellen, Rebecca Romijn e Alan Cumming, e che il loro utilizzo non dovrebbe limitarsi a una presenza secondaria.

se impostati correttamente, gli x-men possono rilanciare l’MCu

Il nodo successivo riguarda la direzione degli X-Men nel quadro MCU. È indicato che l’MCU considera i mutanti come il futuro dell’universo cinematografico: gli X-Men sostituirebbero Avengers come franchise di punta dopo Avengers: Secret Wars. In questo scenario, l’MCU dovrebbe “sgomberare” l’impianto precedente e azzerare l’eredità degli attori Fox, senza però escludere che alcuni elementi possano comunque continuare a esistere in forma diversa.
Vengono citati anche rumors relativi a Sadie Sink, indicata come interprete della versione MCU di Jean Grey, con un’idea di personaggio legata a una fase più giovane dell’eroe.

giovani protagonisti e leadership affidata ad alcuni volti storici

Per costruire una squadra credibile, la strategia descritta mira a un equilibrio: l’introduzione di eroi giovani in ruoli iconici, mantenendo contemporaneamente figure più mature in grado di sostenere la componente di guida. Viene riportato che Hugh Jackman potrebbe restare ancora per un periodo come Wolverine e che Ryan Reynolds con Deadpool continuerà a far parte dell’MCU.
Nello specifico, viene menzionata la presenza di Channing Tatum in Avengers: Doomsday nel ruolo di Gambit. L’ingresso del personaggio è collegato all’aspettativa nata anche con la comparsa in Deadpool & Wolverine.
La prospettiva generale resta quella di un team mutante giovane, guidato dalla Jean Grey interpretata da Sink. Nel migliore dei casi, Avengers: Doomsday dovrebbe integrare i mutanti con volti familiari e, in modo selettivo, mettere le basi per la squadra del futuro, senza sovraccaricare il racconto con troppe figure e senza rendere marginali i personaggi introdotti.

Il bilancio complessivo assegna a X-Men: The Last Stand il ruolo di esempio: un titolo con alcune intuizioni riuscite ma anche scelte capaci di indebolire trama e personaggi. In un progetto MCU che mira a far spazio ai mutanti, questi errori diventano una base per correggere il percorso e costruire una nuova continuità centrata su conseguenze, coerenza e caratterizzazione.

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