Scarlett johansson: 8 film sottovalutati, dal migliore al peggiore
Scarlett Johansson è una delle interpreti più riconoscibili e longeve del panorama cinematografico: da protagonista nel periodo delle produzioni teen fino a imporsi come star globale. Nel corso degli anni ha costruito una filmografia ricca di titoli capaci di intercettare pubblico e critica, ma anche di pellicole finite in ombra. Di seguito emergono alcuni lavori considerati underrated, tra film apparsi con poca attenzione, titoli penalizzati dalle recensioni iniziali o opere che, col passare del tempo, hanno mostrato un valore più solido.
Il punto di partenza è chiaro: la carriera di Johansson è stata sostenuta anche da importanti numeri al botteghino, con diverse uscite in grado di superare la soglia del miliardo di dollari a livello mondiale. Accanto ai successi, restano però pellicole meno citate, che meritano una riscoperta per la qualità delle interpretazioni e per l’impatto artistico, pur non essendo sempre arrivate al grande pubblico.
scarlett johansson e i film sottovalutati: una carriera tra successi e riscoperta
Le opere qui selezionate rappresentano diversi casi: titoli che sono stati trascurati al momento dell’uscita, commedie e thriller che non hanno ricevuto consenso pieno, oppure esperimenti più difficili da incasellare. In più, una parte delle pellicole è diventata meno popolare col tempo perché inserita in un periodo più saturo di uscite o perché legata a un contesto cinematografico passato.
In sintesi, la lista mette insieme lavori con caratteristiche differenti, accomunati da una cosa: la presenza di Johansson come motore narrativo e, spesso, come interprete capace di reggere il film anche quando le aspettative erano limitate.
- trascuratezza iniziale e ritorno di interesse con gli anni
- recensioni tiepide e valorizzazione successiva
- esperimenti di genere poco compresi al debutto
- offuscamento dovuto alla densità delle uscite nei primi anni
the nanny diaries (2007)
Con il periodo a metà anni 2000, Scarlett Johansson entrava in una fase di stardom più stabile. The Nanny Diaries è uno dei ruoli di transizione: allontana l’immagine legata al pubblico più giovane e la porta in una storia in cui la protagonista lavora come tata per una famiglia benestante, raccontando tensioni e dinamiche sociali.
Il film mantiene un impianto che unisce elementi di riflessione e leggerezza, riuscendo comunque a ottenere un riscontro economico positivo. Il risultato, a distanza di anni, resta un prodotto piacevole: la capacità di Johansson di rendere credibile la propria presenza contribuisce al tono “comfort” che rende la pellicola una possibile rassegna da ripetere.
- Scarlett Johansson
- Chris Evans
he’s just not that into you (2009)
He’s Just Not That Into You arriva nel pieno della “rom-com boom” della fine degli anni 2000, ma tende a essere ricordato meno rispetto ad altre uscite dello stesso periodo. Johansson interpreta Anna, una donna che avvia una relazione con Ben (interpretato da Bradley Cooper), inserendosi in un intreccio corale costruito su storie di appuntamenti e difficoltà coniugali.
Il dato economico è significativo, con un incasso superiore ai 140 milioni di dollari, e il cast include volti molto noti. Nonostante ciò, il film ha perso spazio nella memoria collettiva: le recensioni furono mediamente deludenti, ma il prodotto resta comunque superiore a quanto indicato dai giudizi iniziali e richiama un’epoca in cui la commedia romantica era più lineare.
La performance di Johansson è energica e leggera, anche se non è tra i ruoli più profondi. Il film, inoltre, fatica a bilanciare tutte le linee narrative e risulta leggermente troppo lungo per il ritmo tipico della commedia romantica.
- Scarlett Johansson
- Bradley Cooper
- Ben Affleck
- Jennifer Aniston
lucy (2014)
Lucy è un titolo che, all’uscita, venne criticato perché considerato difficile da leggere per via del tono volutamente sarcastico. Nel tempo, però, il film è stato rivalutato: la protagonista, ingerendo involontariamente una sostanza, ottiene la possibilità di usare il 100% del cervello e sblocca abilità speciali.
La regia di Luc Besson costruisce un’esperienza ad alto tasso di imprevedibilità, con una progressione che spinge lo spettatore in un viaggio continuo dall’inizio alla fine. Johansson ha un’impostazione perfettamente adatta a questo tipo di personaggio: la sua interpretazione resta “dritta”, elemento che rafforza l’efficacia del film come action fantascientifico ben coinvolgente.
Resta una nota di rallentamento nella parte centrale, e anche con il giusto contesto non si arriva alla perfezione. Nonostante questo, il film continua a essere classificato tra le gemme più trascurate della sua epoca.
- Scarlett Johansson
under the skin (2013)
Under the Skin è indicato come un film di fantascienza “spiazzante”, quasi scomodo, capace però di mettere in risalto le doti attoriali di Johansson. Il racconto segue una creatura che giunge sulla Terra mascherandosi da donna e attira uomini per poi rapirli. L’opera rinuncia ai meccanismi classici del genere, adottando invece un percorso essenziale che sfiora i registri dell’horror.
Nonostante la presenza di Johansson in prima linea, il film non ottenne lo stesso successo commerciale che altri titoli più mainstream avrebbero garantito. La critica, però, ha spesso celebrato l’opera come una delle migliori pellicole di fantascienza degli anni 2010, e il motivo della sottovalutazione viene collegato alla difficoltà: la storia chiede di riflettere sui temi proposti e offre un impatto cupo, con immagini sostenute da un tono scuro e da un finale altrettanto grave.
Per chi cerca un’esperienza semplice, non è la scelta più immediata. Allo stesso tempo, la sua unicità lo colloca tra i lavori più solidi e destinati a restare nel tempo, anche perché difficilmente assimilabile ad altro presente nella filmografia di Johansson.
- Scarlett Johansson
the girl with a pearl earring (2003)
The Girl with a Pearl Earring viene spesso ricordato soprattutto per il passaggio a ruoli più adulti associato ad altre pellicole, ma il riconoscimento merita anche questo film. La storia trae ispirazione dal quadro celebre di Vermeer e pone Johansson nei panni di Griet, figura che incrocia lo sguardo dell’artista e sviluppa una tensione fatta di attrazione e coinvolgimento.
La costruzione dell’opera valorizza lo stile, puntando su un’impostazione elegante più che su elementi di forte sensualità. La fotografia e il modo in cui viene impiegata la tavolozza cromatica contribuiscono a rendere il risultato coerente con l’estetica del dipinto. Johansson interpreta Griet con un equilibrio tra intensità e naturalezza, aderendo al tono specifico del film, che risulta più “alto” e controllato rispetto ad altre produzioni dello stesso periodo.
Con l’interesse crescente verso i period drama, il titolo viene indicato come candidato ideale per una riscoperta: qualità formale e performance concorrono a renderlo un punto fermo da rivedere.
- Scarlett Johansson
the man who wasn’t there (2001)
In The Man Who Wasn’t There Johansson appare in modo più marginale rispetto ad altri titoli sottovalutati. La pellicola dei fratelli Coen racconta la vicenda di un barbiere negli anni ’40, interpretato da Billy Bob Thornton, che tenta di ottenere vantaggi attraverso il ricatto legato alla figura del capo della moglie. Johansson interpreta Birdy Abundas, una giovane pianista con un coinvolgimento breve ma significativo.
Il film è descritto come una ricostruzione perfetta dell’atmosfera noir: viene messa in evidenza la durezza legata al trauma del dopo guerra, con accenni di commento più contemporaneo. La visione, caratterizzata da cinismo e urgenza morale, poggia su una filosofia radicata nel senso di disperazione.
Proprio la durata limitata della presenza di Johansson rende comprensibile perché il suo ruolo venga poco ricordato. In ogni caso, la pellicola viene indicata come parte imprescindibile dell’universo Coen, anche se meno giocosa rispetto ad altre opere del gruppo. Il film, inoltre, è trattato come anticipazione di drammi più diretti successivi.
- Scarlett Johansson
- Billy Bob Thornton
match point (2005)
Match Point segue Lost in Translation e consolida ulteriormente la traiettoria di Johansson, inserendola in un thriller elegante e incisivo. La storia segue un istruttore di tennis, interpretato da Jonathan Rhys Meyers, il cui matrimonio calcolato viene messo in crisi dalla relazione con Nola, personaggio affidato a Johansson.
Il film è definito come un thriller intelligente e sensuale, con una chimica efficace tra Johansson e Meyers che rende la narrazione più viva. Oltre agli elementi di suspense, viene evidenziato un sottotesto sul tema della classe sociale, con un livello di profondità che supera quello tipico delle pellicole costruite solo per accelerare il ritmo.
Tra i motivi della sottovalutazione c’è la dinamica tipica di alcuni thriller: l’attenzione iniziale è alta, ma poi l’opera scivola via dalla memoria. Nonostante ciò, viene indicato come uno dei migliori film “standalone” dell’attrice e resta interessante anche dopo due decenni.
- Scarlett Johansson
- Jonathan Rhys Meyers
ghost world (2001)
Ghost World viene presentato come la scelta più forte tra i titoli sottovalutati: è definito come il miglior film a fumetti di Scarlett Johansson e, al tempo stesso, anche la sua pellicola più trascurata. Il film la vede co-protagonista nei panni di Rebecca, outsider che si allontana gradualmente dalla migliore amica Enid (interpretata da Thora Birch).
Adattato dall’opera di Daniel Clowes, Ghost World viene descritto come l’ultimo slancio di un periodo ormai in dissoluzione, quello dei tardi anni ’90. Pur mantenendo una vena comica e scura, il racconto è anche un percorso di crescita: si muove dentro un contesto sociale percepito come stagnante e disumanizzante.
Johansson non domina la scena quanto la coppia protagonista, ma svolge una funzione rilevante nello sviluppo del film. La sua interpretazione diventa un elemento di contrasto: il personaggio cede alle pressioni del mondo mainstream, diventando un contrappunto alla spinta anticonvenzionale di Enid.
Il risultato è una combinazione di stranezza e immediatezza emotiva: il film risulta unico nel suo equilibrio tra surrealità e umanità riconoscibile. Proprio per questo viene indicato come un titolo da non perdere, soprattutto per una prestazione underrated che valorizza l’intera struttura narrativa.
- Scarlett Johansson
- Thora Birch