Zerocalcare voleva tagliare due scene della serie: troppo imbarazzanti

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La nuova serie Netflix di Zerocalcare intitolata Due Spicci ha attirato l’attenzione del pubblico per un registro più cupo e per una costruzione vicina al noir. Accanto a una trama centrata su debiti, Cinghiale, Smeralda e la minaccia di Paturnia, emergono momenti capaci di spostare il focus su ciò che sta sotto la superficie: vulnerabilità, rapporto con la madre e fatica di raccontarsi senza rifugiarsi nella battuta.

due spicci e la vulnerabilità di zero: le scene che hanno creato imbarazzo

Secondo quanto emerso, non è stato l’impianto narrativo a preoccupare l’autore, ma il grado di esposizione personale presente in specifiche sequenze. Nel rivedere la serie a lavoro ultimato, sono emersi due passaggi che, più di altri, hanno generato un certo imbarazzo. Il racconto, infatti, interrompe la superficie della storia crime per entrare nel disagio interiore di Zero, rendendo più evidente un lato meno schermato della narrazione.

  • la scena della botola (puntata 4)
  • il dialogo con la madre (puntata 7)

la scena della botola e il dialogo con la madre: due momenti a confronto

Le due scene risultano diverse tra loro, ma accomunate dal fatto di essere legate alla parte più scoperta della storia. L’autore ha descritto che, proprio nella fase di scrittura, alcuni dettagli erano nati in modo rapido, lasciando poi addosso la sensazione di esporsi. Nel guardare la versione finale, è arrivata la preoccupazione che quelle scelte potessero apparire sproporzionate rispetto all’idea di partenza, soprattutto perché la narrazione assume il tono di un noir mentre il contenuto affonda in un disagio personale.

perché l’imbarazzo è stato così forte

Il punto centrale riguarda la percezione di vulnerabilità. A posteriori, l’autore ha collegato l’idea di “raccontare quella roba” a un rischio preciso: essere messi in discussione da chi potrebbe chiedere ragioni e motivazioni dell’esposizione, facendo notare il contrasto tra la cornice noir e il bisogno di raccontare uno stato d’animo. In sostanza, la criticità non è stata legata alla costruzione della trama, bensì alla scelta di portare davanti al pubblico un livello più personale del personaggio.

la decisione di lasciarle in serie: non era una scelta solo di scrittura

La possibilità di rimuovere quelle sequenze ha attraversato il processo creativo. Nel racconto dei fatti, però, emerge che non si trattava di un’operazione “a tavolino” finalizzata a fare ordine. La riflessione è stata reale, con un pensiero concreto sulla possibilità di togliere le scene considerate troppo esposte. Nonostante questo, a rivederle, è emerso anche un rovescio importante: in almeno un caso, quelle parti sono risultate tra le più riuscite.
In particolare, è stato evidenziato che:

  • la rimozione è stata valutata, soprattutto guardando al senso di esposizione
  • le due scene sono rimaste perché, riguardandole, si è riconosciuto un valore narrativo personale

due spicci tra realtà e finzione: lo scarto che rende le scene più riconoscibili

La rilevanza di questi momenti deriva anche dal modo in cui Due Spicci lavora sul confine tra realtà e invenzione. La serie non si presenta come autobiografia diretta né come semplice trasposizione fedele di eventi. Il materiale di partenza viene invece rielaborato tramite il filtro di Zero, trasformando esperienze, paure, persone e situazioni in elementi narrativi.
È in questo scarto che certe scene assumono più forza: non perché descrivano “la verità” in senso letterale, ma perché rendono imbarazzo, fragilità e sensazione di esposizione parte integrante dell’andamento drammatico.

cosa costruisce la parte più intima del racconto

Quando la storia sposta il baricentro verso il disagio personale, la narrazione trova una riconoscibilità diversa: la tensione crime non scompare, ma diventa una cornice che consente di avvicinarsi a ciò che pesa davvero su Zero. In questa impostazione, il noir si intreccia con un bisogno di confronto emotivo, rendendo più evidente la scelta di mettere in scena la vulnerabilità.

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