Serie tv del passato degli ultimi 10 anni da diventare cult classics da non perdere

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Il panorama televisivo si è ampliato in modo rapido: le piattaforme rendono disponibili sempre più contenuti, mentre la visibilità spesso dipende da dinamiche automatiche più che da passaparola e riconoscimento immediato. In questo scenario, alcune serie di valore finiscono in ombra e diventano candidate ideali per il passaggio da “sottovalutate” a cult classics nel tempo. La selezione seguente mette in evidenza titoli capaci di lasciare un segno grazie a scrittura, personaggi e scelte di stile, anche quando non hanno incontrato un’attenzione proporzionata durante la messa in onda.

iZombie: procedura con identità e personaggi al centro

iZombie è una serie trasmessa per cinque stagioni su The CW. Basata sull’omonima serie a fumetti DC Comics creata da Chris Roberson e Michael Allred, la produzione è co-creata da Rob Thomas. La storia segue Olivia “Liv” Moore (interpretata da Rose McIver), un’ex specializzanda in medicina che si ritrova a vivere come zombie. Lavorando in un obitorio, Liv si nutre dei cervelli dei corpi presenti nelle vicinanze e, quando possibile, utilizza questa condizione per aiutare a risolvere gli omicidi collegati a quelle vittime.
La struttura riprende elementi tipici del procedurale, ma li rielabora con un’impostazione più originale. Il racconto intreccia indagini, storie di genere e l’esperienza personale di Liv, trasformando la formula in qualcosa di più ampio rispetto al semplice intrattenimento episodico. Un ruolo chiave è affidato anche a un cast di grande impatto.

  • Olivia “Liv” Moore (Rose McIver)
  • Rahul Kohli
  • Robert Buckley

Crashing: comicità breve e relazioni stratificate

Crashing è una commedia britannica con una durata limitata: si sviluppa in un’unica stagione da sei episodi. La serie è ideata e interpretata da Phoebe Waller-Bridge. Il contesto è quello di un gruppo di inquilini che vive all’interno di un ospedale abbandonato, proteggendo lo stabile in cambio di un canone ridotto.
La narrazione assume il formato del sitcom, ma la componente più rilevante riguarda l’approfondimento delle relazioni. I legami tra i personaggi risultano stratificati e includono riferimenti a amicizie del passato e dinamiche personali. La serie affronta con chiarezza temi legati alla sessualità e mantiene un tono diretto e narrativamente “grezzo”, elemento che spesso viene associato alle produzioni destinate a diventare cult.

  • Phoebe Waller-Bridge
  • personaggi del gruppo di inquilini

Letterkenny: tono canadese e problemi iper-specifici

Letterkenny è una serie canadese ambientata in una cittadina rurale del nord dell’Ontario. Il progetto è co-creato da Jacob Tierney, già creator di Heated Rivalry. Il racconto segue gli abitanti della comunità mentre affrontano problemi ordinari, gestendoli con un approccio legato alle sensibilità tipiche dei contesti piccoli e molto locali. In alcuni momenti l’attenzione si concentra anche sull’hockey, ma la linea principale resta centrata sulle difficoltà “di paese”.
Lo stile della serie viene spesso riconosciuto come una delle sue caratteristiche più distintive nel panorama della moderna sitcom. Il punto di forza è la capacità di trovare velocemente una voce e di restare coerente con la propria identità. La scrittura privilegia situazioni quotabili e un’identità dichiarata, senza adattamenti verso standard esterni.

  • Jacob Tierney (co-creatore)
  • Jared Keeso (showrunner e writer)

Ramy: fede, identità e vita moderna raccontate in prima persona

Ramy è un original Hulu che ha debuttato nel 2019. La serie segue Ramy Hassan (Ramy Youssef), alle prese con le difficoltà di una prima generazione egiziano-americana residente nel New Jersey. In questa cornice, vengono esplorati in modo specifico fede, relazioni e identità, con un focus sulle conseguenze che la vita contemporanea produce sui valori tradizionali.
Il racconto tende a non evitare temi scomodi e complessi, ma non generalizza: rimane ancorato all’esperienza personale e alla voce distintiva del progetto. Al centro compaiono riflessione e umorismo scuro, sostenuti da un’impostazione che punta a rendere la narrazione memorabile per il pubblico che riesce a riconoscerne il tono.

  • Ramy Youssef (Ramy Hassan)

Wynonna Earp: supernatural Western con umorismo e rappresentazione LGBTQ+

Wynonna Earp ha avuto una programmazione dal 2016 al 2021. La serie è basata sui fumetti omonimi e propone un supernatural Western. Il ruolo principale è affidato a Melanie Scrofano, nel personaggio di Wynonna Earp, discendente di un leggendario lawman, che torna nella propria città natale per affrontare la reincarnazione degli outlaw legati al passato della famiglia.
Il progetto combina più generi: elementi con andamento parzialmente procedurale, componenti più vicine all’horror e mantenimento delle radici Western. Questa miscela favorisce una candidatura naturale allo status di cult classic. Inoltre, lungo la corsa della serie vengono sottolineati umorismo e rappresentazione LGBTQ+.

  • Melanie Scrofano (Wynonna Earp)
  • Tim Rozon (John Henry “Doc” Holliday)

Barry: dramedy cupa e interpretazioni di alto livello

Barry è una serie che, pur avendo ottenuto un pubblico e un riconoscimento critico sufficienti a essere considerata un successo nel periodo di trasmissione, ha probabilmente risentito della riduzione dell’attenzione dei telespettatori durante la pandemia. Il protagonista è Bill Hader nel ruolo di Barry Berkman, un killer a contratto che desidera un legame umano e inizia un percorso verso la recitazione. La storia affronta il peso di un passato violento, presentando un personaggio complesso all’interno di una struttura anch’essa articolata.
La serie lavora come dark comedy e mette in risalto performance sfumate, capaci di mostrare anche aspetti inquietanti. Tra i punti di forza si evidenzia la capacità di Hader di esplorare la componente introspettiva del protagonista, affiancata da Henry Winkler nel ruolo di Gene Cousineau, il mentore egocentrico di Barry. L’insieme contribuisce a una proposta capace di reggere il confronto e mantenere continuità nel corso delle stagioni.

  • Bill Hader (Barry Berkman)
  • Henry Winkler (Gene Cousineau)
  • Sarah Goldberg (Sally Reed)

Legion: Marvel sperimentale, trama non lineare e stile visivo

Legion si appoggia al personaggio dei Marvel Comics con lo stesso nome. La serie è stata creata da Noah Hawley ed è durata tre stagioni su FX. Al centro c’è David Haller (interpretato da Dan Stevens), un mutante a cui è stata diagnosticata la schizofrenia in giovane età. Man mano che la storia procede, la percezione della realtà del protagonista si altera, rendendo il racconto più immersivo e imprevedibile.
Il progetto viene descritto come sperimentale: invece di seguire il modello classico del supereroismo, si orienta verso un dramma psicologico. L’approccio consente di approfondire percezione e identità, discostandosi dalle aspettative tipiche del genere. La regia e la struttura non lineare sono tra gli elementi più apprezzati e, secondo la proposta, invitano anche a rivedere la serie per coglierne meglio la complessità complessiva.

  • Dan Stevens (David Haller / Legion)
  • Rachel Keller (Sydney ‘Syd’ Barrett)

dead to me: amicizia insolita, umorismo e temi difficili

Dead To Me è una serie Netflix trasmessa per tre stagioni a partire dal 2019. La storia segue due donne che sviluppano una relazione di amicizia particolare mentre affrontano traumi personali, dolore e segreti capaci di destabilizzare entrambi i percorsi. Il cuore della narrazione è affidato a Christina Applegate e Linda Cardellini, con un equilibrio tra livelli comici e drammatici.
Il racconto procede muovendosi rapidamente anche su temi pesanti, senza appesantire in modo continuo l’esperienza dello spettatore. La narrazione serializzata e la centralità dei rapporti tra personaggi mantengono la storia fruibile, unendo archi emotivi e pressioni esterne in modo da rendere la visione scorrevole e costante.

  • Christina Applegate (Judy)
  • Linda Cardellini (Jen)

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