Hbo zombie show in due parti: perché piace anche se cambia la storia originale
La trasformazione dei videogiochi in serie tv ha attraversato anni di alti e bassi, ma negli ultimi tempi diversi adattamenti hanno cambiato passo. In un contesto in cui emergono prodotti capaci di valorizzare personaggi, tono e struttura narrativa, The Last of Us di HBO si è distinto come uno dei casi più significativi. Il focus qui riguarda il confronto tra la stagione 1 e la stagione 2, con particolare attenzione al modo in cui sono state gestite trama, rivelazioni e scelte creative rispetto ai giochi.
adattamenti videogiochi in crescita: perché il pubblico ha iniziato a fidarsi
In passato, le trasposizioni da videogame a cinema e televisione hanno spesso incontrato problemi di scrittura e fedeltà narrativa, alimentando una reputazione negativa. Negli anni più recenti, però, il panorama si è progressivamente rafforzato grazie a titoli capaci di conquistare il pubblico. Tra i fattori ricorrenti ci sono regole di adattamento più attente, una maggiore cura per il tono drammatico e l’adozione di sceneggiature che non si limitano a replicare la trama, ma ne preservano l’identità emotiva.
- Chris Pratt in Mario
- Sonic
- Detective Pikachu
- Minecraft
- Fallout (Amazon)
- Arcane (Netflix)
The Last of Us: la stagione 1 come adattamento orientato alla fedeltà emotiva
Il punto di svolta per HBO è legato alla natura stessa del materiale di partenza. I giochi di Naughty Dog vengono descritti come vicini a un dramma televisivo di prestigio più che a un semplice action-adventure. Per questo l’adattamento risulterebbe meno complicato: diverse scene in particolare sarebbero arrivate sul piccolo schermo mantenendo anche cutscene presenti nei giochi.
Craig Mazin e Neil Druckmann: equilibrio creativo nella prima stagione
La riuscita viene associata alla presenza di una regia creativa in grado di preservare ciò che rende la storia efficace. Craig Mazin, già giocatore dei titoli di The Last of Us, avrebbe lavorato insieme al creatore della saga, Neil Druckmann, per mantenere le emozioni fondamentali durante la transizione nel nuovo formato.
Per la stagione 1, l’impostazione descritta prevede un contributo in parti simili: circa 50/50 tra input creativi di Mazin e Druckmann. Da qui deriverebbe una combinazione capace di sostenere la struttura del primo gioco senza rinunciare all’esplorazione di idee adattate al linguaggio televisivo.
stagione 2: cambiamenti più marcati rispetto al videogioco
La seconda stagione viene presentata come un punto di rottura rispetto al lavoro precedente. Quando il progetto televisivo si è sviluppato mentre si avviava il prossimo grande lavoro videoludico di Druckmann, Mazin avrebbe assunto un ruolo più centrale alla guida della stagione 2. In questo scenario, l’adattamento risulta descritto come più libero rispetto al materiale di partenza.
La differenza principale viene ricondotta anche alla natura del secondo gioco. Se il primo titolo è costruito come racconto lineare, con una struttura episodica facilmente scomponibile, The Last of Us Part II è indicato come un’esperienza più ampia, articolata e non lineare. La serie non avrebbe potuto replicare integralmente l’intero impianto in un’unica stagione, rendendo necessarie decisioni specifiche su:
- quando rivelare i colpi di scena
- quanto informare lo spettatore
- dove interrompere la narrazione prima della stagione 3
le scelte contestate: impatto ridotto, dialoghi esplicativi e twist anticipati
Nel passaggio alla stagione 2, vengono elencate critiche precise verso le modifiche apportate. Ogni variazione dalla fonte sarebbe, nella lettura proposta, orientata in direzione negativa rispetto all’effetto complessivo. Un esempio richiamato riguarda l’inserimento della morte di Joel dentro una battaglia “in stile Game of Thrones” di dimensioni più ampie: questo avrebbe ridotto la percezione del peso dell’evento, perché la perdita finirebbe per apparire come una tra molte altre conseguenze della giornata.
Un’altra contestazione riguarda Abby: la motivazione del personaggio verrebbe resa nota in anticipo, compromettendo uno dei twist ritenuti più importanti del gioco. Inoltre, viene sottolineata una difficoltà nel gestire il subtesto, con emozioni comunicate tramite dialoghi considerati troppo diretti. Nel caso di Ellie, l’adattamento sarebbe stato anche prudente nel tratteggiarne l’evoluzione verso aspetti più oscuri, e questo passaggio risulterebbe necessario per produrre l’effetto narrativo previsto dalla storia.
risultato complessivo: stagione 1 forte, stagione 2 più debole e attesa per il futuro
Il bilancio complessivo mette al centro la qualità della stagione 1, descritta come tale da rendere più tollerabile la fase successiva. La seconda stagione, invece, viene rappresentata come un grande calo, soprattutto rispetto a coerenza, tempistiche delle rivelazioni e resa delle emozioni rispetto ai giochi.
Nonostante le criticità, resterebbe alta l’aspettativa per la stagione 3, in virtù del lavoro ritenuto solido della prima parte della serie.
scheda della serie: rete, showrunner e regia
- Network: HBO
- showrunner: Craig Mazin
- directors: Craig Mazin, Peter Hoar, Jeremy Webb, Ali Abbasi, Mark Mylod, Stephen Williams, Jasmila Žbanić, Liza Johnson, Nina Lopez-Corrado