Game of thrones personaggi che meritavano di più e che avrebbero dovuto avere un destino migliore

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Game of Thrones ha costruito una saga in cui i ruoli più attesi vengono spesso capovolti: la virtù non coincide con la sopravvivenza, l’apparenza raramente corrisponde alla realtà e ogni scelta produce conseguenze decisive. A distanza di tempo, la discussione tende a concentrarsi sui finali dei personaggi, soprattutto quando le storie sembrano non avere ricevuto lo spazio necessario per chiudersi con piena coerenza. Il focus qui resta su alcune conclusioni considerate poco soddisfacenti, ripercorse attraverso le traiettorie di figure centrali e secondarie della narrazione.

perché alcuni finali di game of thrones risultano poco “allineati”

La struttura complessiva della serie ha avuto punti di forza e limiti evidenti, in particolare nelle stagioni più lontane dal materiale originario. Quando la storia si è espansa oltre l’impianto dei libri, sono cambiate anche le condizioni che consentivano ai personaggi di evolvere con gradualità. In parallelo, elementi che davano respiro al racconto—come il tempo dedicato agli spostamenti e alle transizioni—sono venuti meno, rendendo più difficile per ogni arco narrativo trovare un ritmo naturale.
Questo squilibrio ha inciso sul modo in cui molte storie si sono concluse, lasciando finali con sfumature amara o percepite come ingiustamente affrettate. In diversi casi, la responsabilità non ricade solo sugli eventi, ma sulla sensazione che alcune dinamiche abbiano avuto meno spazio del necessario per essere completate in modo convincente.

brienne of tarth: una chiusura storica, ma con vuoti emotivi

Il finale di Brienne of Tarth appare, sulla carta, come il compimento di desideri a lungo inseguiti: diventa cavaliere infrangendo secoli di regole e, in seguito, arriva a essere la prima lady commander dei Kingsguard sotto Bran the Broken. È una posizione significativa, frutto di abilità e disciplina.
Resta però una sensazione di incompletezza: il ruolo finale risulta più simbolico che radicato in un legame personale, e anche la parte relativa a Jaime si spezza in modo repentino, senza una chiarezza piena su ciò che porta il personaggio a tornare verso Cersei o su eventuali mutamenti maturati fuori scena.
Nonostante queste mancanze, Brienne onora Jaime registrando la sua storia nel Libro dei Fratelli come figura eroica. In molte letture, sarebbe stato più gratificante vedere un epilogo più connesso alle relazioni già costruite, come l’ipotesi di un ritorno di fiamma narrativo con Tormund Giantsbane.

tomenn baratheon: una figura schiacciata da manovre altrui

Tommen Baratheon viene descritto come troppo mite e fiducioso per resistere alla brutalità dell’ambiente dell’Iron Throne. Fin dalla salita al potere, si ritrova circondato da interessi contrapposti: l’eredità di Tywin, il controllo possessivo di Cersei e persino l’influenza strategica di Margaery.
La difficoltà principale sta nel fatto che nessuno sembra davvero schierarsi per Tommen come persona; l’attenzione si concentra su “Tommen re”, mentre il ragazzo rimane un pedone in giochi politici che comprende solo in minima parte. Anche la presenza di Ser Pounce—con un destino tragico—fa emergere quanto la sicurezza personale fosse continuamente instabile.
La morte del personaggio viene letta come il segnale di una fragilità che non riguarda solo la sua natura, ma anche la progressiva dissoluzione del mondo di Cersei, mentre le sue scelte si intensificano fino a compromettere lo stesso equilibrio che sosteneva la situazione.

viseryion & rhaegal: una protezione incompleta, un costo troppo alto

La dinamica tra Daenerys e i tre draghi è presentata come squilibrata fin dall’origine: i nomi stessi suggeriscono una gerarchia implicita. Drogon è collegato a Khal Drogo, Viseryon richiama Viserys—il fratello temuto e al contempo odiato—mentre Rhaegal rimanda a Rhaegar, figura mai davvero conosciuta da Daenerys.
Quando Drogon diventa ingestibile e scappa, Viseryon e Rhaegal vengono chiusi in catene e in uno spazio buio. La reclusione non risulta solo una disciplina: finisce per stentare le creature.
In battaglia, il quadro peggiora. Viseryon viene ucciso e poi rianimato dal Night King, mentre Rhaegal cade per i colpi di scorpioni pilotati da Euron Greyjoy. La lettura proposta evidenzia come l’abbandono e la mancanza di protezione abbiano avuto conseguenze dirette, nonostante il ritorno della magia nel mondo fosse legato agli eventi di Daenerys.

tyrion lannister: calo progressivo e spiegazioni percepite come insufficienti

Il declino di Tyrion Lannister non si presenta come improvviso, ma come una erosione graduale della sua sicurezza strategica. La serie lo introduce come una delle menti più acute di Westeros; Quando la trama oltrepassa le basi dei libri e si sposta in Essos, le scelte di Tyrion sembrano diventare meno affidabili.
Vengono citati decisioni che vengono percepite come discutibili: un errore di valutazione nella strategia legata a Casterly Rock, e in seguito una fiducia eccessiva nella disponibilità di Cersei a negoziare. In questo modo, Tyrion finisce per lasciare Daenerys esposta politicamente.
Il punto contestato è l’assenza di una spiegazione completa che renda credibile il passaggio da lucidità a vulnerabilità. Nonostante questo, il personaggio chiude la serie assumendo il ruolo di Hand to the King, un incarico coerente con un tempo in cui era stato a lungo emarginato dalla propria famiglia. Rimane inoltre memorabile il suo discorso finale su Bran.
Pur con questi limiti narrativi, la recitazione viene indicata come elemento che mantiene Tyrion coinvolgente anche quando la scrittura non riesce a sostenere pienamente la sua figura.

rickon stark: presenza limitata e morte usata come acceleratore di trama

Rickon Stark è indicato come uno dei casi più chiari di personaggio che riceve poco spazio per svilupparsi. La serie lo mostra come bambino, poi lo allontana dalle scene per diversi periodi; in seguito torna in modo più diretto durante La Battaglia dei Bastardi, solo per morire.
La morte del giovane viene letta come una scelta legata soprattutto alla funzione di motivazione narrativa: rafforzere il profilo di Ramsay Bolton e sostenere la crescita emotiva di Jon Snow. Questo rende la conclusione particolarmente dura, anche tenendo conto del carico di sofferenze già sopportato dalla famiglia Stark.
In aggiunta, la vicenda viene percepita come un altro effetto dell’accelerazione delle stagioni successive, soprattutto perché il percorso del personaggio nei libri risulta già differente rispetto a quanto presentato sullo schermo.

hodor: il peso del passato e il rischio della predeterminazione

Il destino di Hodor, nella stagione 6 episodio 5, intitolato “The Door”, viene ricordato come uno dei primi momenti capaci di sorprendere sia chi seguiva la serie sia chi aveva letto i libri. Viene richiamata anche un’anticipazione presente nella saga cartacea: il legame tra il nome del personaggio e una scena traumatica associata all’espressione “hold the door”, che unisce passato e presente.
La trasposizione televisiva viene descritta come estremamente efficace nel rendere immediata la rivelazione. Allo stesso tempo, i meccanismi narrativi di tipo “time-loop” possono apparire più complessi in retrospettiva, perché conferiscono agli eventi un senso di inevitabilità più che di scelta.
Questa sensazione viene associata al rischio di appiattire la vita di Hodor, trasformandolo in una figura definita retroattivamente da un solo momento tragico, invece che da un percorso umano costruito progressivamente.

the night king: caduta prevista, impatto finale percepito come debole

Il Night King viene presentato come un antagonista destinato a essere sconfitto, con la logica narrativa di fondo secondo cui la vita deve prevalere sulla morte. Nonostante ciò, il suo epilogo risulta svuotato rispetto all’enorme accumulo di anni di tensione.
Fin dall’inizio, i White Walkers sono posizionati come minaccia definitiva, collegata direttamente alla stagione invernale. Il punto controverso sta nel modo in cui alcune questioni rimangono in sospeso: esistono ancora interrogativi sulle ragioni dell’efficacia dell’obsidian e dell’acciaio valyriano, e sulla natura del presunto legame tra il capo dei non-morti e Jon Snow.
La narrazione tende a trattare Jon come un contraltare “naturale” del Night King, ma la resa dei conti viene evitata. L’epilogo finale affidato ad Arya è descritto come rapido e quasi “di copertura”, un colpo di scena che ridimensiona l’aspettativa costruita su più stagioni.

ghost: i direwolf ridotti e il silenzio dell’ultimo tratto

Nel racconto televisivo, mentre i draghi ricevono maggiore espansione, ciò avviene a scapito dei direwolf di Game of Thrones, che nel materiale originale risultano più presenti e dotati di un peso simbolico maggiore. Nella saga A Song of Ice and Fire, i lupi hanno un legame telepatico più stabile con i figli di Stark, con un ruolo narrativo più sostenuto.
Nella versione TV, il percorso dei direwolf viene progressivamente ridotto, anche per vincoli di budget e gestione. In questo scenario, Ghost è quello che ne risente maggiormente, pur essendo stato compagno costante di Jon in fasi importanti della serie.
Nella parte conclusiva, Ghost diventa quasi assente. Arriva persino il momento in cui Jon lo invia via senza un congedo adeguato. La scelta viene considerata una delle più discusse della chiusura, perché sintetizza in modo evidente quanto i direwolf siano stati progressivamente marginalizzati.

sansa stark: una conclusione chiara, ma un percorso troppo duro per arrivarci

Il finale di Sansa Stark come Queen in the North è presentato come soddisfacente nella proposta finale, ma anche come l’esito di un percorso percepito come più doloroso del necessario. L’arco del personaggio viene spesso ricondotto a un modello narrativo legato all’idea che la conoscenza richieda sofferenze estremamente traumatiche.
Un’osservazione ulteriore riguarda la componente specifica della trama: viene indicato che la storia legata a Ramsay sarebbe attribuibile, nei libri, a un personaggio diverso. In ogni caso, la traiettoria di Sansa viene letta come una decostruzione efficace del romanticismo fantasy: l’illusione di un principe perfetto diventa consapevolezza che quel sogno può trasformarsi rapidamente in un incubo.
Quando la corona arriva davvero, il costo è silenzioso ma evidente: resta un contesto in cui non c’è un nucleo familiare reale accanto a lei e il governo avviene con piena solitudine su una Winterfell indipendente. La crescita di Sansa sarebbe apparsa più pulita se una maggiore agibilità decisionale fosse stata concessa prima, mentre un epilogo alternativo più leggero viene associato alla presenza di Podrick Payne.

meera & jojen reed: dolore effettivo, ma chiusure e ritorni poco valorizzati

Jojen Reed viene descritto come una presenza discreta, alimentata da fede e spirito d’avventura. Meera, invece, è indicata come una delle compagne più capaci e affidabili durante il viaggio verso nord. Insieme, guidano Bran in una delle sezioni più mitiche della storia, contribuendo al raggiungimento del punto di contatto con la figura delle Three-Eyed Raven.
La morte di Jojen in Game of Thrones stagione 4, episodio “The Children”, viene definita particolarmente crudele: non solo per l’attacco degli wights, ma anche per l’estrema stanchezza che amplifica la tragedia. Meera viene poi costretta a interromperne la sofferenza, tagliandogli la gola per misericordia e facendo bruciare il corpo per impedirne la rianimazione. Questo passaggio intensifica il trauma, senza concedere spazio a un sollievo emotivo.
Più avanti, Meera contribuisce fisicamente al ritorno di Bran a Winterfell nella stagione 7. L’incontro avviene però con un Bran che non sembra cogliere fino in fondo l’intensità di ciò che lei e Jojen hanno affrontato. In conclusione, Meera viene percepita come un elemento che sembra scomparire dalla trama, non rientrando nel Battle of Winterfell.

personaggi coinvolti nei finali analizzati

Le criticità dei rispettivi epiloghi vengono collegate alle traiettorie di più figure, che includono personaggi principali, alleati e presenze ricorrenti della serie.

  • Brienne of Tarth
  • Jaime Lannister
  • Bran the Broken
  • Tormund Giantsbane
  • Tommen Baratheon
  • Tywin Lannister
  • Cersei Lannister
  • Margaery Tyrell
  • Ser Pounce
  • Daenerys Targaryen
  • Drogon
  • Viseryon
  • Rhaegal
  • Khal Drogo
  • Viserys
  • Rhaegar
  • Night King
  • Euron Greyjoy
  • Tyrion Lannister
  • Jon Snow
  • Ghost
  • Rickon Stark
  • Ramsay Bolton
  • Hodor
  • Arya Stark
  • Sansa Stark
  • Podrick Payne
  • Meera Reed
  • Jojen Reed
  • White Walkers

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