Game of thrones 10 finali migliori dei personaggi
Game of Thrones costruisce la propria eredità su destini spezzati, scelte decisive e finali coerenti con le traiettorie dei personaggi. Lungo la strada verso i titoli di coda della serie, molti protagonisti hanno affrontato morti traumatiche o conclusioni dure, in grado di chiudere archi narrativi senza regali. Qui vengono raccolte dieci uscite di scena considerate particolarmente adatte alle dinamiche interne di ogni figura: non per “lietissimi fini”, ma per coerenza, impatto e valore simbolico nel racconto.
stannis baratheon (stephen dillane): “duty done outside winterfell”
Stannis Baratheon, un tempo percepito come uno dei più affidabili e sinceri durante la guerra dei cinque re, appare sempre più legato a un’idea di salvezza personale. Il suo percorso include decisioni estreme, tra cui l’omicidio di sua figlia, e la perdita progressiva di alleati e uomini. Dopo aver abbandonato la battaglia per approdare a nord e difendere la Barriera, il quadro si completa con il confronto con la sconfitta: l’obiettivo si rivela ormai finito, e l’annientamento sembra prossimo.
Nonostante il disfacimento, Stannis conduce l’esercito alla battaglia. Quando Brienne (Gwendoline Christie) lo ritrova ferito, l’atto finale appare come una resa che suona come scusa per gli errori accumulati.
- brienne of tarth (gwendoline christie)
tommen baratheon (dean-charles chapman): “one way out in king’s landing”
Tommen Baratheon rappresenta l’idea che anche un re non pienamente maturo possa produrre conseguenze enormi. Rispetto a Joffrey, Tommen appare come un sovrano più mite e meno intonato al cinismo, ma il punto centrale resta un altro: è un bambino quando sale al trono, quindi diventa facilmente manovrabile da chi lo circonda, in particolare da chi decide cosa debba essere “suo”.
La sua condizione precipita nel momento in cui le poche cose percepite come proprie vengono annientate. In quel frangente emerge l’unico esito possibile per il personaggio: la sua uscita dalla scena dal palazzo avviene in modo rapido e cupo, coerente con un destino costruito dall’assenza di vere alternative.
sandor “the hound” clegane (rory mccann): “faced his fears in king’s landing”
Sandor Clegane è descritto come uno dei personaggi meglio scritti dell’intera saga. Il suo cammino passa attraverso più fasi: da guardia crudele e silenziosa, fino a diventare un protettore riluttante, poi un uomo orientato alla redenzione. Il nodo centrale della trasformazione è legato a un passato doloroso, evocato anche tramite il fuoco e lo spettro del fratello maggiore, la Montagna (Hafþór Júlíus Björnsson).
Il passaggio decisivo avviene quando il personaggio affronta paure che continuano a riaffiorare: pur mostrando disponibilità a uccidere, cede il tremito di fronte al fuoco. Nell’episodio che precede il finale (indicato come penultimo episodio), Sandor si confronta con il fratello non più come semplice nemico, ma come memoria da chiudere: la sua scelta culmina in un ingresso nelle fiamme che chiude un grande arco e consegna il confronto tanto atteso.
- the mountain (hafþór júlíus björnsson)
theon greyjoy (alfie allen): “became a good man in the godswood”
All’inizio, Theon Greyjoy non viene presentato come un personaggio detestabile in modo totale, ma certamente lontano dall’empatia. Il tradimento degli Stark e l’attacco a Winterfell lo rendono ancora meno credibile, e la sua condizione peggiora sotto la figura di Ramsay Bolton (Iwan Rheon). Il testo sottolinea come nessun atto successivo giustifichi la tortura subita, pur riconoscendo che Theon finisca per attribuirsi la responsabilità della catena che porta al suo destino.
La presa di coscienza richiede tempo e attraversa tentativi alterni di coraggio e fuga. Il momento di svolta è collegato alla scelta di smettere di vivere come “Reek” e di diventare l’uomo che avrebbe dovuto essere: la carica notturna verso il Night King mentre Bran (Isaac Hempstead Wright) afferma che si tratta di “a good man” viene indicata come l’istanza più significativa dell’episodio.
- ramsay bolton (iwan rheon)
- bran stark (isaac hempstead wright)
hodor (kristian nairn): “fulfilled his destiny”
Uno dei passaggi più memorabili delle stagioni tarde coinvolge la spiegazione del nome di Hodor. L’attenzione si concentra sul fatto che il personaggio sia in grado di pronunciare solo poche parole. La dinamica chiave è il collegamento tra Bran e Hodor attraverso un salto temporale: durante la fuga dalla caverna del three-eyed raven, Bran effettua un “warging” che rimette Hodor in una condizione del passato.
Da questo meccanismo nasce un paradosso temporale: una conseguenza ricade su Wylis (Sam Coleman), che inizia a subire convulsioni e perde progressivamente capacità mentali, arrivando a pronunciare solo “Hodor”, indicato come abbreviazione di “hold the door”. L’esito è la morte di Hodor mentre protegge Bran e Meera (Ellie Kendrick), con una ricongiunzione finale tra presente e evento originario che lo definisce.
- bran stark (isaac hempstead wright)
- wylis (sam coleman)
- meera (ellie kendrick)
tywin lannister (charles dance): “died on the wrong throne”
Tywin Lannister viene descritto come una delle perdite più rilevanti per la serie. La narrazione sostiene che, con la sua scomparsa, l’opera perde un grado di qualità, e la ragione è individuata nel fatto che Tywin, ritenuto troppo lucido e spietato, non avrebbe consentito di avanzare ulteriormente se rimasto in vita.
La conclusione viene giudicata anche per la sua precisione: l’errore che lo condanna è la sottovalutazione costante di suo figlio Tyrion (Peter Dinklage). Le parole paternalistiche rivolte a Tyrion per salvare la propria vita non vengono viste come un vero rimedio, perché arrivano a mettere in luce l’intera storia di abusi. La morte avviene in un luogo associato alla sua crudeltà quotidiana, diventando una chiusura grottesca per un uomo convinto di essere superiore a chiunque.
- tyrion lannister (peter dinklage)
oberyn “the red viper” martell (pedro pascal): “prematurely celebrated his victory”
Oberyn Martell è presentato come una delle creazioni più riuscite dell’autore, con un’esecuzione scenica che lo eleva a grande notorietà. La descrizione mette in evidenza un profilo pericoloso e intelligente: calcolo, lucidità e un magnetismo che suscita attenzione tra chiunque lo incontri.
Quando Oberyn si offre di aiutare Tyrion, la motivazione include una componente di pietà ma anche una strategia: ottenere giustizia per la sorella e per i suoi figli. Nel confronto con la Montagna, l’andamento della lotta sembra garantire un cambiamento: il testo segnala l’idea che “il bene” abbia finalmente trionfato. L’esito reale, invece, ribalta la percezione e porta a un momento estremamente crudo, reso ancora più intenso dalla performance di Pascal.
- tyrion lannister (non indicato nel testo della fonte)
- the mountain (hafþór júlíus björnsson)
jon snow (kit harington): “returned to his true home in the real north”
Jon Snow è tra i pochi personaggi che non necessita di una morte immediata per chiudere un percorso in modo soddisfacente, eppure la morte avviene comunque: il testo evidenzia che non rappresenta la fine reale della storia. L’arco prosegue con una rinascita, un ritorno a una riflessione sulla possibilità di morire di nuovo e la scelta di continuare a vivere. Nella fase conclusiva arriva anche l’ultima perdita personale, con la morte dell’amore della sua vita.
Nel quadro generale, viene sottolineato come la scelta finale della serie rimandi Jon al vero nord con i Wildling. La linea narrativa collega la decisione alla convinzione che Jon sia ormai uno di loro e, di conseguenza, non debba più inginocchiarsi.
- mance rayder (ciarán hinds)
catelyn stark (michelle fairley): “bluff called at the red wedding”
Catelyn Stark viene definita una figura silenziosamente tragica. Prima ancora dell’inizio della serie subisce un grande colpo: la morte del fidanzato di allora, il fratello di Ned, ucciso dal Re Folle, Aerys Targaryen. Dopo, il tempo restante diventa una sequenza di perdite e apprensioni, tra la guarigione del figlio da una caduta, il rapimento della figlia e la decapitazione del marito.
Quando le circostanze sembrano migliorare e appare la possibilità di un’alleanza con i Frey, la trama smentisce ogni speranza. Il testo mette in evidenza un tradimento familiare e costringe Catelyn a osservare la morte del figlio. La reazione non è passiva: viene riportato che Catelyn porta avanti una minaccia contro Walder Frey (David Bradley), uccidendo la moglie di Walder poco prima che Catelyn venga a sua volta uccisa. La conclusione viene descritta come fredda, brutale e perfettamente in linea con un arco narrativo che Game of Thrones lascia evolvere fino all’estremo.
- walder frey (david bradley)
eddard “ned” stark (sean bean): “played the game of thrones poorly at the great sept”
La morte di Ned Stark è indicata come uno dei momenti capaci di scuotere il pubblico televisivo. La decapitazione alla fine della prima stagione viene descritta come una sorpresa netta per chi non aveva letto i libri, soprattutto perché Ned era posizionato come uno dei personaggi principali. La presenza di Sean Bean viene associata alla capacità di guidare una storia di questo tipo.
Fino alla fase in cui Ned è imprigionato, persiste l’idea che possa trovare una via d’uscita. La scena in cui Ilyn Payne (Wilko Johnson) alza la testa di Ned viene indicata come il punto di non ritorno: la morte imposta il tono della serie e avvia davvero il meccanismo della trama principale.
- ilyn payne (wilko johnson)