Chi è l’assassino in due spicci, perché lo ha fatto e come finisce la serie di Zerocalcare
Due Spicci, la terza serie animata di Zerocalcare su Netflix, immerge l’universo narrativo in un clima più cupo, con atmosfere vicine al noir. Il racconto parte dai problemi economici di Zero e Cinghiale, alle prese con un piccolo locale che rischia di crollare, per poi estendersi a debiti molto più pesanti: quelli verso amici, passato, responsabilità rimandate e persone che non sono state davvero in grado di proteggere.
Al centro della tensione emerge Paturnia, una figura violenta e minacciosa che trascina i personaggi in una spirale sempre più pericolosa. La sua presenza diventa la spinta decisiva verso il momento finale, in cui la serie svela chi è l’assassino e perché il gesto cambia il significato complessivo della storia.
finale due spicci: la resa dei conti con paturnia
Nel finale di Due Spicci, i nodi accumulati lungo tutta la serie convergono in un confronto collettivo contro Paturnia. Ricatti, debiti e minacce stringono sempre più il cerchio, mentre il coinvolgimento diventa progressivamente più ingombrante, fino a far esplodere la situazione per strada.
Il risultato è una scena in cui più persone si ritrovano attorno a Paturnia e alla violenza che ha continuato a esercitare su chiunque fosse più vulnerabile o più ricattabile.
zero e il gruppo arrivano allo scontro finale
Zero e gli altri raggiungono il punto di rottura convinti che sia arrivato il momento di chiudere quella spirale. In questa fase la minaccia non riguarda più soltanto la dimensione economica, il locale o Cinghiale: diventa un simbolo di un sistema di sopraffazione che la storia attribuisce al personaggio.
Il finale intreccia i fili principali della narrazione, tra cui:
- amicizia tra Zero e il suo gruppo;
- rapporto con Smeralda rimasto irrisolto;
- paura di Cinghiale e il suo ruolo nella dinamica;
- territorio e influenza di Paturnia;
- presenza di chi, fino a quel momento, era rimasto ai margini.
paturnia viene trovato a terra: una morte che cambia direzione
Quando Paturnia viene rinvenuto senza vita, la scena iniziale sembra orientare la lettura verso una conclusione coerente con la resa dei conti. La folla si concentra sul corpo e per un momento il racconto può dare l’impressione che si tratti di una liberazione.
La direzione narrativa viene però spostata subito: Paturnia è stato accoltellato e l’autore del gesto non è uno dei volti che lo spettatore avrebbe potuto aspettarsi, spostando il peso emotivo e morale dell’ultima parte della storia.
chi è l’assassino di paturnia
L’assassino di Paturnia è Lorenzo Montini. Per tutta la serie, il personaggio rimane più in ombra rispetto agli altri, senza agire come esecutore di un piano costruito da Zero o dal gruppo. Non agisce neppure come braccio di una vendetta già delineata.
La sua azione nasce invece dopo anni di soprusi, isolamento e umiliazioni, fino a raggiungere il punto di rottura quando Paturnia arriva a fare del male al suo cane, Giulio. La violenza contro Giulio diventa il limite oltre il quale non resta più spazio per la sopportazione.
la rivelazione trasforma il significato del finale
La serie imposta così una conclusione più amara: Paturnia muore, ma non si apre automaticamente una “vittoria” piena e netta. Lorenzo Montini viene arrestato e finisce in carcere perché i fatti indicano che sia stato lui ad accoltellare Paturnia.
Zero, però, non lo riduce a un semplice assassino. Nella lettera che gli indirizza, viene riconosciuto come una persona che ha spezzato un’oppressione che molti subivano senza riuscire davvero a fermarla.
La serie chiude questo passaggio con un cortocircuito morale: il personaggio più fragile, quello che era stato bullizzato, usato e lasciato solo, diventa l’unico a eliminare Paturnia. Ma diventa anche l’unico che paga fino in fondo. La narrazione non propone un’assoluzione legale del gesto; mette piuttosto in evidenza come, proprio quando arriva una reazione dopo una vita di schiacciamento, il prezzo ricade ancora una volta su chi era già stato vulnerabile.
paturnia e il senso del gesto finale
Il finale non tratta l’eliminazione di un violento come una riparazione automatica. Il risultato è una liberazione che non coincide con un riequilibrio: la storia indica che il costo continua a essere pagato, e che il momento della reazione può trasformarsi in un’ulteriore condanna per chi aveva già subito troppo.
Nel quadro complessivo, la presenza di Paturnia continua a rappresentare la dimensione oppressiva contro cui la serie costruisce tensione, conflitti e conseguenze. La rivelazione sull’assassino e l’esito giudiziario confermano un finale senza tregua, dove la violenza non si limita a sparire: cambia forma, colpisce ancora e lascia tracce difficili da cancellare.