The last of us troy baker parla della morte di joel, della paternità e della scena che ha combattuto
Un racconto intenso emerge dalle parole dell’attore Troy Baker, chiamato a dare voce e volto a Joel in The Last of Us. Durante una recente presenza a Comicon Napoli 2026, l’interprete ha condiviso dettagli sul percorso di interpretazione del personaggio, con particolare attenzione ad alcune delle scene più dure dell’intera storia. Dal primo momento dell’audizione alle scelte emotive sul set, fino al confronto sulle sequenze legate alle Fireflies, il focus resta su come Joel viene costruito e su ciò che quella figura porta con sé.
troy baker e joel: un ruolo nato tra dubbi e decisioni
Nonostante il riconoscimento ormai consolidato, Baker ha ricordato come l’ingaggio non fosse arrivato come una certezza. In fase iniziale, l’attore ha raccontato di essersi avvicinato all’idea di rinunciare al ruolo, convinto di non avere le caratteristiche giuste per quel tipo di personaggio. La sua percezione era legata all’età e all’immagine richiesta per Joel, oltre a un timore personale che rischiava di bloccare l’opportunità.
La situazione si è sbloccata grazie all’intervento della casting director, Christina, che lo ha richiamato e invitato a entrare mentre erano pronti ad ascoltarlo.
Personalità citate nella fase iniziale:- Troy Baker
- Christina (casting director)
il lavoro su joel: crescita continua e gestione dell’ego
Una volta ottenuta la parte, l’attore ha descritto un percorso di adattamento costante. Baker ha spiegato che, pur venendo da grandi esperienze e fandom, l’idea di doversi “imporre” come nuovo riferimento si è trasformata in una necessità di ridimensionamento personale. L’interprete ha messo in evidenza che, durante il processo, è stato richiesto di affinare il modo di restare nel personaggio senza sovrapporre presunzioni o aspettative esterne.
Allo stesso tempo, l’attore ha riportato un confronto implicito con il lavoro di Ashley Johnson, indicandola come punto di riferimento per naturalezza e concentrazione sul ruolo di Ellie. Secondo Baker, l’evoluzione è avvenuta anche quando ha compreso che i personaggi non vengono “creati” da zero: vengono abitati e poi “passati” oltre, trasformandosi in una presenza temporanea dentro la storia.
- Troy Baker
- Ashley Johnson (interprete di Ellie)
portare “tutto” nelle interpretazioni
Baker ha chiarito un punto centrale: l’idea di spegnere le emozioni non viene considerata corretta. La scelta interpretativa, invece, è stata quella di portare ogni sensazione dentro la performance. L’attore ha usato un esempio pratico per spiegare che persino dettagli apparentemente minori—come un fastidio fisico percepito—possono contribuire alla resa, se integrati con autenticità.
la morte di joel e il lavoro sulle scene più difficili
La parte più dolorosa dell’esperienza ha riguardato anche la morte di Joel, raccontata come un momento capace di attivare un percorso emotivo complesso. Baker ha collegato la reazione del personaggio ai sette stadi del lutto, descrivendo passaggi come negoziazione, rabbia e depressione, fino all’arrivo all’accettazione.
In questo percorso, l’attore ha citato un confronto diretto con Neil Druckmann. Pur essendoci stato un conflitto, Baker ha ribadito che si è giunti a un punto di fiducia reciproca: Druckmann avrebbe chiesto di considerare la scelta come necessaria alla storia.
- Troy Baker
- Neil Druckmann
il battibecco più intenso: la confessione alle fireflies
Secondo Baker, il confronto più acceso non sarebbe nato dalla morte, ma dalla scena in cui Joel confessa ciò che ha fatto riguardo alle Fireflies. L’attore ha raccontato di essersi presentato con rabbia, convinto che quella sequenza non dovesse essere girata. Nel rievocare il confronto, Baker ha fatto emergere un aspetto fondamentale: l’ostilità iniziale era legata soprattutto a una percezione personale su come Joel dovrebbe comportarsi.
Nel tempo, la scena ha finito per diventare la sua preferita, segno di una revisione del proprio punto di vista e della capacità di dare significato alle scelte narrative nel contesto.
troy baker su joel: una decisione senza “giusto” o “sbagliato”
Alla domanda sulla legittimità morale delle azioni di Joel, l’attore ha risposto con una posizione netta: nelle situazioni estreme, non esiste una categoria di giusto o sbagliato valida in assoluto. Baker ha richiamato l’idea che, di fronte ai legami familiari, la scelta viene compiuta come realtà, non come gesto “nobile” rivendicato.
padri e protezione: un parallelo con la propria esperienza
Baker ha collegato questo principio alla genitorialità, descrivendo un cambiamento reale nelle abitudini familiari: l’aspettativa iniziale che il figlio dormisse da solo è stata sostituita da una condizione di vicinanza emotiva. In particolare, l’attore ha raccontato un momento serale in cui il bambino, ormai vicino all’età di otto anni, ha chiesto informazioni sul fatto che quella fosse l’ultima notte nel letto dei genitori, esprimendo il desiderio di tornare nella propria stanza.
Nel racconto, il punto centrale resta la possibilità di tornare a casa anche dopo errori. Baker ha affermato che, in quella logica, non deve crescere la percezione di una punizione imminente o di una rottura definitiva.
- Troy Baker
- la moglie
- il figlio
joel come figura di fiducia: “puoi tornare sempre”
Un concetto ribadito più volte è la continuità affettiva anche nelle scelte estreme. Baker ha spiegato che Joel, pur assumendo decisioni radicali per salvare Ellie, non si presenta come un soggetto che pensa di “fare la cosa sbagliata”. L’idea è che l’obiettivo sia salvare la ragazza, entrando in azione contro chi si oppone. In parallelo, la figura genitoriale descritta dall’attore insiste sulla sicurezza emotiva: non si tratta di giudicare l’atto come “corretto” o “errato”, ma di far percepire la presenza di un ritorno possibile.
In questa lettura, Joel si muove con l’idea che la famiglia resta un porto raggiungibile: prima si chiama, poi si trova una via. In questo modo, la scelta narrativa diventa coerente con una promessa affettiva.
la performance di pedro pascal: precisione emotiva e freddezza controllata
Infine, Baker ha espresso apprezzamento per Pedro Pascal, interprete di Joel nella serie HBO. Secondo l’attore, la resa scelta da Pascal non si limita a un’interpretazione lineare del personaggio, ma evidenzia momenti in cui Joel “si disattiva”: la presenza diventa distaccata, come se ci fosse una disciplina quasi militare nel controllare ciò che viene tenuto sotto controllo.
La valutazione di Baker collega questa cifra anche al tema del personaggio: la progressiva trasformazione del padre che ha perso Sarah non viene ridotta a un singolo episodio di redenzione, ma trattata come una condizione costante che accompagna l’intera traiettoria.
- Troy Baker
- Pedro Pascal (interprete di Joel nella serie HBO)