Lo chiamava rock & roll: intervista a saverio smeriglio su amicizia, cura e libertà di raccontare il vero
Lo chiamava Rock & Roll nasce da un incontro reale tra sport, fragilità e solidarietà, per poi trasformarsi in un progetto cinematografico capace di raccontare amicizia, disabilità e libertà di sguardo. Il percorso creativo mette al centro la relazione tra il regista Saverio Smeriglio e Federico Richard Villa, costruendo un equilibrio complesso tra verità e finzione.
lo chiamava rock & roll: da una storia vera a un film
La genesi del progetto si lega a un rapporto costruito nel tempo e poi consolidato da azioni concrete. La collaborazione tra Smeriglio e Federico prende forma a partire dal 2004, quando nasce un contatto iniziale attraverso la dimensione digitale, seguito da un passaggio diretto nella vita reale.
Un elemento fondamentale è il legame con la famiglia e con l’esperienza raccontata: Alessandro Villa, fratello di Federico, era già noto per un viaggio in bicicletta che attraversava gli Stati Uniti, fino all’incontro con una persona con atassia. In quel contesto, lo scambio di una maglietta diventa un simbolo di riconoscimento reciproco.
amicizia nata online e concretizzata nello sport
Dal contatto mediato da chat e messaggi si passa a un rapporto più vicino. Smeriglio racconta di aver scritto a Federico per esprimere ammirazione, fino a diventare un “amico di penna” tramite Messenger, e poi a conoscere anche Federico attraverso la comunicazione elettronica.
La trasformazione avviene con un gesto organizzato intorno allo sport. Secondo quanto riportato, Federico avrebbe avuto un incidente in bicicletta con la conseguente rottura di componenti costose. Per rispondere, Smeriglio coinvolge la propria ASD in un torneo di sport da combattimento e decide di devolvere l’introito per sostenere la ricomprata della bici.
Nel giro di due o tre settimane, Federico si presenta per mostrare l’oggetto appena ripristinato e rimane insieme a Smeriglio per dieci giorni, assumendo anche un ruolo simbolico nella quotidianità.
- Saverio Smeriglio
- Federico Richard Villa
- Alessandro Villa
lo chiamava rock & roll tra verità e finzione cinematografica
La costruzione del film nasce dalla relazione personale e, insieme, dalla volontà di mantenere una base reale. In fase di scrittura, l’attenzione viene rivolta soprattutto all’amicizia, indicata come fonte di ispirazione per la storia.
Il racconto cinematografico include nel proprio tessuto anche l’esperienza diretta del regista e l’intreccio con Federico: per la narrazione vengono utilizzati conflitti, avventure e dinamiche trasformate in linguaggio di finzione, pur rimanendo ancorate a elementi reali.
equilibrio tra esigenze narrative e rispetto della verità
Uno dei nodi più delicati riguarda la ricerca dell’equilibrio tra necessità della storia e la realtà di Federico. Viene dichiarata una preoccupazione specifica: evitare di esporre troppo l’interessato. Per questo, il personaggio mantiene la propria identità attraverso un nome scelto per farlo percepire “più se stesso”, puntando anche a raccontare debolezze e difetti.
Nel processo creativo, Federico partecipa alla scrittura con un ruolo correttivo. Viene riferito che Federico avrebbe contribuito segnalando quando alcuni passaggi non risultavano realistici, offrendo al tempo stesso un’apertura molto generosa. Per Smeriglio, l’immedesimazione viene descritta come un passaggio non immediato, affrontato durante la costruzione del progetto.
- Saverio Smeriglio
- Federico Richard Villa
lo sguardo che cambia la realtà: il punto di vista nel film
Nel racconto emerge un ribaltamento prospettico: la disabilità viene associata a un personaggio che non coincide con Federico. L’intento è far percepire la realtà attraverso un filtro differente, in modo che l’esperienza di chi osserva risulti più o meno severa rispetto alla condizione reale.
La differenza di percezione viene collegata a un modo opposto di vivere la disabilità: da una parte l’idea di sentirsi “handicappati” e ripeterlo continuamente; dall’altra la presenza di una condizione importante che non viene nominata con la stessa frequenza. La narrazione punta quindi a mettere in evidenza come il punto di vista modifichi la rappresentazione della realtà.
disabilità, inclusione e relazione: imparare ad amare e lasciare andare
All’interno del percorso, la relazione con Federico viene presentata anche come esperienza formativa. Viene sottolineato un apprendimento legato all’amare una persona e al saperla lasciare andare anche quando si teme che possa farsi male.
Ne deriva una regola narrativa e personale: occorre evitare sostituzioni e imparare a “mettersi in regia” nel modo giusto, lasciando spazio alla libertà dell’altro. L’obiettivo diventa far emergere come la trasformazione dello sguardo porti a un racconto centrato su inclusione e superamento dei limiti.
la scrittura collettiva e il lavoro intorno al tono della storia
Accanto al regista, la costruzione narrativa si appoggia anche su un contributo specifico. In scrittura viene citato Nicola Nocella, indicato come compagno di lavoro e anche come interprete nel film.
Il metodo descritto è diretto e orientato al tono della vicenda: Smeriglio scrive, mentre Nocella recita le scene nello spazio domestico per verificare fluidità e coerenza. L’obiettivo non è partire da riferimenti reali precisi, ma rendere credibili persone alla ricerca di qualcosa: viaggiatori curiosi, empatici, incompiuti che non smettono di cercare.
nicola nocella e il processo creativo con scene interpretate
La collaborazione in scrittura si configura come una costruzione condivisa, dove il lavoro di interpretazione aiuta a definire meglio la forma del racconto. Il film viene così modellato per mantenere un’identità emotiva coerente con la ricerca di libertà e identità dei personaggi.
- Nicola Nocella
- Saverio Smeriglio
lo chiamava rock & roll: accessibilità come scelta unica
Il progetto viene descritto anche attraverso un criterio pratico e simbolico di accessibilità. La produzione sceglie una sola versione del film, presentando l’opera completamente sottotitolata e eliminando la distinzione tra una formula “standard” e una formula “accessibile”.
La scelta viene ricondotta a un valore: garantire un solo film per tutti, senza separazioni tra tipologie di pubblico. In aggiunta, viene indicato un sostegno da parte di diverse realtà istituzionali e associative.
enti e associazioni coinvolti
- ENS
- Comitato Paralimpico
- Federazione Ciclistica Italiana
- ANMIL
- UILDM
- INAIL
- AISA
- Osservatorio Malattie Rare
la trama di lo chiamava rock & roll: viaggio, riabilitazione e identità
La sinossi descrive il cuore della storia: Mauro, surfista costretto alla riabilitazione dopo un incidente, incontra in clinica Federico, giovane atleta con atassia. Da tale incontro nasce un legame che spinge a partire insieme in un viaggio improvvisato, fuori dalla routine e dalle regole.
Il movimento del racconto viene interpretato come ricerca di libertà e identità. La relazione tra i due personaggi mostra come un’amicizia possa diventare linguaggio cinematografico, mantenendo la complessità del reale senza ridurla a semplificazioni.
- Mauro
- Federico

