Film di Cannes 79: cinema, dolore e umanità, i due film che ci hanno colpito di più finora

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La prima metà del Festival di Cannes 2026 sta già evidenziando alcune traiettorie narrative destinate a incidere sul dibattito tra critica e pubblico. In mezzo a lavori firmati da grandi autori e a titoli ad alta intensità emotiva, emergono due opere capaci di unire ambizione artistica e profondità tematica, con al centro cinema e condizione umana.

cannes 2026: due titoli in primo piano tra emozione e riflessione

Arrivati a un punto intermedio del festival, la selezione comincia a delineare film che puntano a lasciare un segno. Tra storie che scavano nelle relazioni familiari e percorsi più filosofici, si distingue una combinazione rara: da un lato la forza del racconto come conflitto, dall’altro una ricerca che guarda al senso della cura e dell’umanità.

rodrigo sorogoyen e il metafilm sul rapporto tra regista e figlia

Il nuovo progetto di Rodrigo Sorogoyen mette al centro una forma di cinema che diventa specchio di un legame spezzato. La storia ruota attorno a un celebre regista e a sua figlia, ormai giovane attrice, con cui da anni non esiste più un contatto reale.

famiglia distrutta e set come luogo di confronto

Il film concentra la propria energia sullo squilibrio tra presenza e assenza. L’uomo, descritto come carismatico ma capace di causare danni profondi, ha segnato l’infanzia della ragazza attraverso alcolismo, tossicodipendenza e periodi di continui allontanamenti. Di conseguenza, il set cinematografico assume il ruolo di spazio in cui i due provano a riavvicinarsi, in un momento che appare già segnato da irreparabili compromessi.
In questo contesto, la narrazione trasforma le dinamiche personali in un dispositivo narrativo costruito per tenere alta la tensione. La relazione non viene trattata come semplice passato da recuperare, ma come un nodo ancora vivo, che continua a produrre effetti e attriti.

cinema non come sfondo, ma come motore del conflitto

La regia attribuisce al cinema un peso centrale: le tensioni emotive e familiari vengono rese attraverso una costruzione quasi thrilleristica. Ne risulta un conflitto portato a livelli particolarmente intensi, con una sequenza centrale ambientata sul set indicata come momento capace di condensare tutta la forza dell’opera.
Il quadro finale restituisce un metafilm teso, doloroso e al tempo stesso lucidissimo, capace di parlare sia del potere del cinema sia del modo in cui le relazioni umane possano lasciare ferite dure da cancellare.

all of a sudden di yamaguchi: lettere, malattia e interrogativi sull’umanità

Tra i titoli più ambiziosi giunti sul circuito del festival, si colloca anche All of a Sudden di Yamaguchi. L’opera, già percepita da molti come potenziale candidata alla Palma d’Oro, si basa su uno scambio epistolare tra una filosofa e un’antropologa.

due donne legate da un confronto continuo

La struttura narrativa mette in relazione due figure: una direttrice di una clinica che segue anziani con Alzheimer e una regista teatrale malata di cancro, vicina alla fine della vita. Attraverso un dialogo che prosegue nel tempo, il film affronta la complessità del rapporto tra esperienza personale, memoria e necessità di cura.
Il confronto tra le due donne diventa un dispositivo per attraversare questioni ampie, senza ridurle a singole riflessioni isolate. L’andamento del racconto spinge verso un’idea di umanità come qualcosa che si definisce anche attraverso il modo in cui si assiste, si ricorda e si sopporta la perdita.

temi: capitalismo, egoismo, cambiamento climatico, memoria e cura

All’interno del film emergono temi di grande portata, trattati come linee intrecciate: capitalismo, egoismo, cambiamento climatico, memoria, senso della cura e perfino il tentativo di definire il concetto stesso di umanità.
Risulta inoltre presente un collegamento con l’Italia, legato al riferimento al pensiero di Franco Basaglia e alla sua visione legata a assistenza e dignità della persona.

un film impegnativo: durata e stratificazione

Con circa tre ore di durata, Soden viene indicato come uno dei lavori più gravosi presentati a Cannes in questa edizione, ma anche uno dei più ricchi e stratificati. L’impatto è descritto come non immediato per il pubblico generalista, mentre restano centrali la presenza di bellezza, umanità e molteplici riflessioni sul presente.

un percorso comune: ferite, speranza e bisogno di senso

Pur muovendosi su strade differenti, i due titoli condividono una logica di fondo: affrontare i legami spezzati e le domande essenziali dell’esistenza. Nel caso di Sorogoyen, il centro è la frattura familiare resa attraverso il linguaggio del cinema. In Yamaguchi, l’asse è la malattia e la memoria, costruite tramite un confronto intimo che allarga progressivamente lo sguardo verso temi collettivi.
Il risultato complessivo restituisce opere che puntano a contenere elementi ampi della vita: dolore, speranza, morte e dolcezza dell’umano, cercando di trasformare l’esperienza della visione in un contatto intenso e duraturo.

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