Classic rock songs che hanno battuto le aspettative: 9 brani da b-side a successi incredibili

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Prima dell’era dello streaming, la promozione musicale si basava su vinili, passaggi in radio e lancio di singoli anticipati rispetto agli album. In molti casi, le etichette puntavano su un brano considerato più “trainante” come A-side, affiancandolo a un altro pezzo come B-side. Eppure, in più occasioni, è proprio il B-side a trasformarsi nel vero successo, finendo per superare l’attesa e lasciare un segno più profondo nella memoria collettiva.
Di seguito vengono raccolte nove canzoni che hanno fatto sorprendere per il loro ruolo: brani nati come B-side e poi diventati tra i riferimenti più solidi delle rispettive discografie.

“roadhouse blues” dei the doors: quando il b-side supera l’a-side

Il singolo estratto dal quinto album dei the doors, morrison hotel, ha avuto come lato A “you make me real”. Sul lato B, invece, è finita “roadhouse blues”. Il lancio ha svolto il proprio compito promozionale e ha contribuito al raggiungimento di certificazioni di vendite, ma la percezione nel tempo si è spostata chiaramente.
“roadhouse blues” ha un impatto iniziale immediato, legato a un riff blues di robby krieger, mentre “you make me real” fa leva su una sequenza al keyboard elettrico di ray manzarek. Col passare dei decenni, la parte B è diventata più rilevante per successo e riconoscibilità all’interno del repertorio.

“i am the walrus” dei the beatles: il b-side più iconico

Nell’orbita dei lanci più psichedelici dei the beatles, magical mystery tour ha avuto forme diverse tra Stati Uniti e Regno Unito. Nel periodo del singolo, capitol records ha scelto di pubblicare “hello goodbye” come A-side, affiancandolo con “i am the walrus” sul lato B.
All’epoca “hello goodbye” ha mostrato una performance migliore nelle classifiche, ma le tracce della memoria collettiva hanno premiato il contrario. A distanza di tempo, “i am the walrus” è rimasto come uno dei brani più rappresentativi dell’epoca psichedelica.

“maggie may” di rod stewart: un caso di etichetta che sbaglia

Tra i risultati più eclatanti di una previsione fallita da parte dell’etichetta discografica, spicca il singolo che ha messo al centro “maggie may” sul lato B, con “reason to believe” come A-side. Il punto decisivo è che “maggie may” risulta il brano più identificabile e di maggiore impatto nel lungo periodo.
In termini di risultati: “reason to believe” si è fermata a numero 62 nella billboard hot 100, mentre “maggie may” ha raggiunto cinque settimane alla posizione di numero uno. La conoscenza del brano “trainante” si è ridimensionata, lasciando spazio a quello nato come B-side.

“ruby tuesday” dei rolling stones: una hit nata come b-side

Il singolo dei rolling stones ha presentato “let’s spend the night together” sul lato A, mentre sul lato B è comparsa “ruby tuesday”. Il lato A, pur avendo avuto anche l’eco di una reinterpretazione di davud bowie, ha raggiunto numero 55 negli Stati Uniti e non ha trovato un’ampia spinta radiofonica.
Il quadro si è ribaltato con “ruby tuesday”: numero uno nelle classifiche statunitensi e presenza stabile nelle programmazioni radio. In alcuni contesti del Regno Unito, il successo del lato B ha portato persino a considerare il singolo come double a-side.

“i want to take you higher” di sly and the family stone: b-side più definitorio

La coppia di brani del singolo ha avuto come A-side “stand!” e come lato B “i want to take you higher”. In questo caso, “stand!” ha mostrato comunque solidità: un picco a numero 22 nella billboard hot 100, contro il numero 38 della parte B.
Nonostante i numeri dell’epoca, l’equilibrio si è spostato nel tempo: “i want to take you higher” è diventata più identificativa per energia e impatto, con un ulteriore rinforzo dovuto al fatto che la sua fama è collegata anche a una performance storica a woodstock.
Inoltre, sul lato B è presente una cover di rilievo realizzata dal duo ike & tina turner, elemento che ne ha sostenuto la diffusione.

“time” dei pink floyd: l’ombra del b-side sui decenni

Nel percorso dei pink floyd, dark side of the moon ha raggiunto risultati multiplatino negli Stati Uniti. Il secondo singolo estratto da quell’album ha avuto come A-side “us and them”, con “time” come B-side.
Pur in un disco in cui molte tracce hanno funzionato come punti di riferimento, “time” ha acquisito un’importanza particolare anche a livello simbolico. L’inizio con le sequenze di orologi/sveglie in successione è considerato capace di unire stupore, attenzione e effetto immediato.
Con gli anni, il confronto complessivo tra i due brani ha visto “time” emergere come pezzo più timeless e capace di superare la traccia A.

“beth” dei kiss: il b-side che prende la scena

Nel singolo dei kiss la scelta ha incluso sul lato A “detroit rock city” e sul lato B “beth”. In base al riscontro ottenuto, è emerso con forza che la parte B ha avuto un peso maggiore: per un gruppo hard rock, “beth” si presenta come una canzone in grado di fermare l’attenzione al primo ascolto grazie alla sua natura più emotiva rispetto alle aspettative tipiche del genere.
La strategia dell’etichetta casablanca puntava su “detroit rock city” come terzo singolo, ma la pubblicazione ha visto l’affiancamento con “beth”. Il lato B ha catturato più rapidamente l’interesse dei dj radiofonici.

  • “detroit rock city”: mancato ingresso in classifica negli Stati Uniti
  • “beth”: picco a numero 7 nella billboard hot 100

Il risultato finale ha mostrato una popolarità più rapida per “beth”, che in quel periodo ha superato l’A-side sul piano di successo.

“blue sky” dei the allman brothers band: equilibrio che pende verso il b-side

Il singolo tratto da eat a peach ha unito due brani tra i più presenti nella discografia degli allman brothers band: “melissa” come A-side e “blue sky” come B-side. Il disco, descritto come ricco di successi, ha visto “melissa” nascere inizialmente come lato B rispetto a “ain’t wastin’ time no more”, per poi diventare un singolo con “blue sky” come accompagnamento.
Entrambe le tracce sono state assorbite come classici, ma “blue sky” viene indicata come leggermente superiore per capacità di rimanere un riferimento “complessivo”. La sua tenuta è sostenuta anche da cover: joan baez la interpreta nell’album diamonds and rust (1975), mentre frank hannon, figlio del chitarrista dickey betts, la riprende insieme a duane betts.

“we will rock you” dei queen: due lati vincenti, ma uno domina

Nei queen, la coppia formata da “we are the champions” (A-side) e “we will rock you” (B-side) rappresenta un caso particolare: entrambi i brani sono stati straordinariamente efficaci. I due pezzi hanno avuto un ruolo centrale nel successo dell’album news of the world e si sono affermati come cori da stadio.
Le differenze restano nei dati di vendita: “we are the champions” ha ottenuto quattro volte il platino, mentre “we will rock you” ha superato di misura con nove volte il platino. Oltre alle certificazioni, il richiamo culturale dell’introduzione di “we will rock you” viene indicato come un punto fermo rimasto tale per decenni.
Nel complesso, la scelta dell’A-side non avrebbe potuto essere sbagliata, ma la performance del lato B ha finito per essere quella con l’effetto più evidente sul lungo periodo.

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