Soul Mate: il gay romance di netflix più irritante del 2026

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Soul Mate, nuova romance gay su Netflix, mette al centro il legame tra due uomini che si forma e si trasforma nel tempo, tra Berlin, Seoul e Tokyo. La storia percorre 10 anni e costruisce un crescendo emotivo basato su distanza, incontri e reincontri. Al centro restano due personaggi con sensibilità differenti e un rapporto che, pur risultando intenso, viene rappresentato con una precisa scelta narrativa e con una definizione dei sentimenti volutamente non uniforme.

la relazione tra ry u narutaki e johan hwang: un legame lungo dieci anni

La costruzione del rapporto in Soul Mate avviene tramite tappe successive. La trama prende avvio quando Ryu Narutaki (Hayato Isomura) e Johan Hwang (Ok Taec-yeon) si incontrano per la prima volta in modo traumatico: a Berlin, in una chiesa appena incendiata, il contesto diventa il punto di partenza di una vicenda che, più che esplodere subito, cresce lentamente.
Il salvataggio di Ryu da parte di Johan non trasforma immediatamente il rapporto in confidenza: in avvio Johan mostra resistenza verso l’idea di costruire un’amicizia. La svolta arriva in maniera indiretta, quando i due si ritrovano casualmente e, progressivamente, il legame prende forma.
Nel corso del decennio, la relazione si intensifica attraverso viaggi e presenze ricorrenti nelle rispettive città. I due si incontrano tra Seoul e Tokyo, fino a un passo che cambia l’equilibrio quotidiano: Johan finisce per trasferirsi a vivere con Ryu. La costruzione di un “nucleo” condiviso si completa quando entra nel gruppo anche Sumiko Shinonome (Ai Hashimoto), amica d’infanzia di Ryu, insieme al suo bambino.
Personaggi principali presenti nella serie:

  • Ryu Narutaki (Hayato Isomura)
  • Johan Hwang (Ok Taec-yeon)
  • Sumiko Shinonome (Ai Hashimoto)

tra tenerezza e ambiguità: come viene definito l’amore

La scrittura e la regia di Shunki Hashizume lavorano su un tono vicino alla calma dei slice-of-life giapponesi, facendo emergere gradualmente elementi capaci di risultare toccanti e significativi tra i due protagonisti. Con il procedere della storia, però, cresce anche la componente melodrammatica fino a una conclusione che non elimina del tutto le tensioni del percorso.
Il punto più discusso riguarda il modo in cui la serie rappresenta il rapporto: pur lasciando percepire una vicinanza profonda, la narrazione evita una definizione esplicita attraverso gesti considerati tipicamente “romantici”. In particolare, non vengono mostrati momenti di intimità fisica tra i due uomini durante la maggior parte della vicenda.

gesti che suggeriscono altro, ma senza conferme immediate

Alcune scene puntano chiaramente sulla complicità. Tra queste compare un episodio in cui i due si ritrovano nudi nella sauna, mentre scambiano conversazioni sulla propria vita. A seguire, emergono dettagli che rendono il legame più “denso” emotivamente: ad esempio, viene mostrato che Johan, arrivato in Giappone per sorprendere Ryu, gli lascia un segno attraverso un disegno realizzato mentre Ryu dorme.
Allo stesso tempo, la mancanza di una dimensione fisica dichiarata e la gestione dei sentimenti spostano il rapporto su un piano che può essere letto come molto più di amicizia, ma non sempre descritto con strumenti diretti. La relazione rimane quindi viva, ma sfumata, soprattutto in assenza di una dichiarazione formale fino alla parte finale.

l’elemento queer nella trama: riferimenti presenti, dinamica interna non chiarita

Soul Mate inserisce riferimenti alla queerness senza cancellarla dalla storia. Ryu, infatti, viene spinto verso la chiesa all’inizio anche in base al senso di colpa legato a quanto accade dopo l’uscita allo scoperto del compagno di squadra Arata. La serie però non approfondisce in modo ampio l’impatto di questo evento sullo stato emotivo di Ryu e sul modo in cui condiziona il suo modo di vivere il legame con Johan.

johan e la violenza omofoba: un evento traumatico senza piena interiorità

Anche Johan attraversa una dimensione queer parallela: la sua attività preferita, che in seguito si scopre essere un luogo frequentato da persone LGBTQ+, viene attaccata da omofobi. Dopo l’aggressione compaiono scritte esplicite, come “Gay bastard”, sulla porta di casa di Johan. La narrazione restituisce la reazione successiva attraverso comportamenti coerenti con lo shock, ma resta la sensazione che manchi uno spazio più diretto per chiarire come Johan percepisca l’accaduto al livello più intimo.

scelte narrative, fluidità emotiva e rischio di vaghezza

La fluidità dei sentimenti e delle identità è un elemento centrale quando si parla di storie queer. L’impostazione della serie, però, tende a mantenere il legame dei due protagonisti in una zona intermedia: l’emotività cresce, ma gli strumenti utilizzati restano prevalentemente non espliciti. Ne deriva un rapporto che può risultare frustrante perché il peso emotivo dipende quasi interamente dal fatto che l’affetto sia interpretato come romantico—anche se non sempre riconosciuto come tale dalla messa in scena.
Inoltre, viene segnalata una difficoltà: quando i temi queer vengono richiamati attraverso altri personaggi, ma non vengono sviluppati in modo parallelo e incisivo rispetto alla centralità di Ryu e Johan, si crea uno scarto. Non emergono, infatti, segnali che facciano pensare a un interesse romantico verso altre figure né reciprocità costruita secondo dinamiche più “classiche” del genere.

assenza di scene di intimità e letture alternative possibili

Nonostante indizi e momenti capaci di suggerire profondità, resta assente l’equivalente di un confronto esplicito basato su intimità fisica o dichiarazioni anticipate. Di conseguenza, diventa possibile una lettura alternativa: ad esempio, la relazione potrebbe essere interpretata come un legame che non punta necessariamente alla dimensione romantica, pur restando estremamente significativo. L’elemento decisivo—la dichiarazione finale—arriva solo alla fine e non elimina completamente la vaghezza costruita nel percorso.
Nel complesso, l’interpretazione dell’amore “tra anime gemelle” risulta quindi al centro di una tensione: l’intreccio è commovente e pieno di scelte produttive curate, ma la rappresentazione resta ambigua e limitata nella definizione immediata del sentimento.

dichiarazioni sull’intenzione della storia: amore non soltanto fisico

Alla richiesta di chiarire la natura del legame, Taec-yeon ha spiegato che la vicenda non ruota attorno a unicamente all’essere “fisici”, sottolineando invece come la serie mostri varietà diverse di come possa essere espresso l’amore. Anche Hayato Isomura ha evidenziato che esistono molte rappresentazioni LGBTQ+ con scene più affettuose e con momenti di bacio o di relazione amorosa, mentre in Soul Mate l’accento viene posto soprattutto sulla connessione emotiva. L’idea dichiarata è quella di proporre un modo nuovo di descrivere il legame tra due persone, puntando su ciò che si costruisce dentro la relazione più che su atti riconoscibili e immediati.

disponibilità su netflix

Soul Mate è disponibile su Netflix.

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