Casa nella prateria Netflix: segreti del remake
Il remake Netflix de La casa nella prateria ha portato nuova linfa al classico di Laura Ingalls Wilder, ma dietro le quinte si nascondono curiosità e retroscena che pochi conoscono. Ecco i segreti della serie.
La serie originale degli anni ’70 firmata NBC ha segnato generazioni di spettatori, ma il remake Netflix ha scelto una strada completamente diversa. Prodotta da Anonymous Content, la nuova versione è molto più cupa e realistica, ispirandosi direttamente ai romanzi originali di Laura Ingalls Wilder piuttosto che alla serie TV classica.
I diritti del romanzo sono stati a lungo contesi tra gli eredi di Wilder e gli studi hollywoodiani. Netflix ha ottenuto i diritti solo dopo anni di trattative segrete, pagando una cifra considerevole per assicurarsi l’adattamento. Una delle controversie più note riguarda il Wilder Book Rights Scandal, che ha tenuto bloccato il progetto per anni.
Il tono del remake ha diviso il pubblico. Mentre la serie originale era nota per il suo approccio family-friendly, la versione Netflix non risparmia scene crude di vita di frontiera: malattie, conflitti con i nativi americani, condizioni meteorologiche estreme e fame. Alcuni critici hanno paragonato il tono a quello di The Revenant o di 1883 di Taylor Sheridan.
Il cast è stato scelto con attenzione per riflettere una maggiore autenticità storica. I personaggi nativi americani, nella serie originale interpretati spesso da attori bianchi, sono ora interpretati da attori indigeni. Una scelta che ha generato dibattito ma anche consensi per la maggiore accuratezza culturale.
La prima stagione ha ottenuto il via libera per ben due stagioni aggiuntive già prima del debutto, segno della fiducia di Netflix nel progetto. La seconda stagione è attualmente in produzione nei studi canadesi, dove sono state ricostruite fedelmente le praterie del Minnesota e le ambientazioni del piccolo villaggio di Walnut Grove.
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