Vite parigine in parallel tales, recensione la finestra di asghar farhadi su cannes 79
Asghar Farhadi torna in concorso sulla Croisette con parallel tales, un film costruito su misura per un immaginario parigino: girato in francese, con interpreti francesi e atmosfere lontane dalla consueta cornice iraniana. Il regista, già protagonista di esperienze europee in passato, sviluppa qui un intreccio in cui l’osservazione diventa scrittura, e la scrittura rischia di trasformarsi in un sistema di finzione capace di interferire con la realtà.
parallel tales, parigi e il gioco tra finzione e realtà
Farhadi presenta una storia che mette al centro la distanza tra chi guarda e chi viene osservato. L’elemento ricorrente è lo sguardo, reso concreto da un cannocchiale che accompagna la protagonista in modo insistente. L’azione si svolge in un edificio parigino dove le vite quotidiane di alcuni inquilini vengono osservate dall’altra parte della strada, con un effetto immediato: ciò che viene visto finisce per essere rielaborato mentalmente.
la donna alla finestra: sylvie e la costruzione di un mondo
Al centro del racconto c’è sylvie, una scrittrice alla ricerca di ispirazione per un nuovo romanzo. Vive in solitudine in una casa piena di libri e oggetti, con un rapporto difficile con la figlia. Le sue giornate sono scandite anche da una pratica voyeuristica: attraverso le finestre, osserva un appartamento di fronte dove lavorano due uomini e una donna. Le figure osservate sono impegnate come rumoristi, cioè specialisti di sound design responsabili della creazione di suoni per il settore audiovisivo.
Nel rapporto tra Sylvie e il terzetto osservato si innesta un punto decisivo: la scrittrice proietta la propria immaginazione sulle vite altrui, senza realmente accedere alla loro quotidianità. Il confine tra ciò che viene percepito e ciò che viene inventato diventa progressivamente fragile, fino a mettere in moto conseguenze concrete.
- isabelle huppert nel ruolo di sylvie
- india hair come figlia di sylvie
- vincent cassel e pierre niney come due uomini rumoristi
- virginie efira come la donna rumorista
adam, l’irruzione del presente e l’avvicinamento dei due mondi
La narrazione cambia direzione con l’arrivo di adam, interpretato da adam bessa. Adam è un ragazzo di strada che ha trascorso del tempo in prigione e risulta disoccupato. Stabilisce la propria presenza in casa di Sylvie per aiutarla nella vita quotidiana, secondo quanto previsto dalla volontà della figlia. Da quel momento la dinamica si fa più complessa: l’incursione di Adam consente alla storia di attraversare i confini confusi tra ciò che la protagonista immagina e ciò che avviene davvero.
Adam diventa una figura di contatto tra mondi separati. L’osservazione, che prima era appannaggio esclusivo di Sylvie, si trasforma in un processo in cui il presente entra nel circuito della finzione. Le intenzioni della scrittrice—sia letterarie sia voyeuristiche—si rivelano più chiaramente, mentre le vite degli altri iniziano a essere coinvolte in modo diretto.
- adam bessa nel ruolo di adam
scrittura e osservazione: chi diventa autore?
Il nucleo più rilevante del film riguarda la relazione tra osservare e scrivere. In particolare, il contrasto tra Sylvie, legata a una dimensione del racconto che richiama il passato, e Adam, più ancorato al presente e al mondo esterno, alimenta una domanda centrale: esiste una forma di scrittura anche senza l’atto esplicito di posare l’inchiostro sulla pagina bianca?
Il percorso porta lo spettatore dentro gli appartamenti in cui lo sguardo è stato sempre rivolto altrove. Il passato della protagonista è intrecciato al motivo dello spiare: la casa, acquistata in passato, diventa lo scenario di una tradizione di visione. Con il tempo, il canale di osservazione—il cannocchiale—torna come elemento cardine dell’intera costruzione narrativa.
il cannocchiale come canale di osservazione
Il cannocchiale non funziona solo come strumento visivo, ma come meccanismo narrativo ricorrente. La sua presenza accompagna la convergenza tra i due mondi e prepara il momento in cui le azioni non restano più confinate all’immaginazione, ma producono effetti nelle vite dei personaggi osservati.
il dubbio e la verità che emerge
Quando i due piani—quello immaginato e quello reale—si avvicinano, si insinua il dubbio su ciò che potrebbe essere. Il film sviluppa l’idea che l’atto di falsare un qualcosa possa, paradossalmente, far emergere la verità più pura. In questo modo, le vite coinvolte iniziano a reagire a ciò che viene alterato o interpretato, con conseguenze che non restano più soltanto narrative.
un thriller sulle vite degli altri
Con parallel tales, Farhadi costruisce un thriller basato sull’interazione tra persone che si influenzano reciprocamente attraverso interpretazioni e invenzioni. La storia funziona come una rielaborazione ispirata a decalogo 6 di krzysztof kieślowski, mantenendo il focus sul modo in cui le vite altrui possano essere piegate da chi le osserva e poi rivelarsi sotto una luce diversa.