Thriller italiano sottovalutato: il film che regala adrenalina e tensione continua
Una corsa adrenalinica può trasformarsi rapidamente in un incubo: Ride unisce dinamica sportiva, linguaggio immersivo e toni distopici per mettere in scena una sfida costruita per consumare chi vi partecipa. Il risultato è un thriller che richiama la spettacolarizzazione contemporanea, lasciando emergere una riflessione netta sull’illusione del controllo e su quanto la libertà decisionale possa essere soltanto apparente.
fabio guaglione e fabio resinaro: da mine a ride
Il progetto nasce dall’incontro tra visione e rischio produttivo. Negli ultimi anni il cinema italiano ha intercettato nuove figure in grado di rompere gli schemi e di puntare su storie capaci di sorprendere un’industria che tende a muoversi con prudenza. In questo scenario si collocano Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, già registi del film Mine, che nel 2018 hanno realizzato un thriller in grado di ribaltare le aspettative.
Con Ride, thriller dai toni distopici e esordio alla regia di Jacopo Rondinelli, il duo continua a cercare nuove strade: il film prende forma tra suggestioni da found footage e struttura da sportivo, due universi che sulla carta sembrano lontani ma che, nel racconto, vengono fusi con efficacia.
ride e la follia della downhill: kyle e max in corsa verso la sopravvivenza
Il punto di partenza sposta l’attenzione dal deserto di Mine a un contesto completamente diverso. Il focus diventa corsa tra pendii montani e discesa ad alta velocità. Il film segue Kyle e Max, due atleti impegnati in una folle discesa in downhill tra boschi e rocce.
protagonisti e motivazioni personali
La dinamica narrativa è sostenuta da una componente umana che rende la gara ancora più opprimente. I due sono rider appassionati di sport estremi e utilizzano le riprese delle imprese per ottenere visibilità online. Questo atteggiamento li porta a distogliere l’attenzione da problemi più concreti: Max è appesantito da debiti legati al gioco d’azzardo, mentre Kyle subisce pressioni e tensioni crescenti da parte di famiglia e fidanzata, stanche di vederlo mettere continuamente a rischio la vita.
La svolta arriva tramite un messaggio che introduce l’elemento principale del pericolo: una misteriosa organizzazione chiamata Black Babylon. Viene messo in palio un montepremi di 250.000 dollari per una gara di downhill su un tracciato non meglio specificato. Dopo l’adesione, l’impostazione del gioco cambia improvvisamente: la corsa diventa una vera sfida per la sopravvivenza, con trappole e filmati che impongono di spingersi oltre i limiti per arrivare vivi al traguardo.
goPro e montaggio: un thriller vissuto in prima persona
Ride costruisce l’esperienza dello spettatore con una regia che accelera la tensione. Centrale, e dichiarato come elemento identitario, è l’uso delle GoPro. Il film viene promosso con la tagline: “Il primo thriller sugli sport estremi interamente girato con telecamere GoPro”.
La tecnologia diventa parte della narrazione: ogni discesa, salto o curva è percepita come se facesse parte dell’occhio di chi guarda. Ne deriva un’esperienza sensoriale che amplifica velocità e caos, collocando la gara tra i boschi del Trentino.
linguaggi pop e meccaniche da videogioco nella distopia di ride
Oltre alle riprese, il film assorbe e combina diversi codici narrativi. L’insieme non si limita alla suspense: incorpora estetiche e meccanismi riconducibili a videogiochi, social network e reality show. Vengono impiegate soggettive in prima persona, compaiono checkpoint e bonus in sovraimpressione, mentre la progressione a livelli rende la downhill una sorta di videogioco letale.
In parallelo, il film porta tracce di immaginario distopico, richiamando The Hunger Games e più in generale gli young adult distopici che avevano segnato l’immaginario pop degli anni a cui il contesto culturale rimanda.
illusione del controllo e regole già scritte: il significato della gara
La tensione non resta solo sul piano dell’azione. La corsa trascina lo spettatore dentro la frenesia dei protagonisti senza fermarsi troppo sul quadro complessivo, finché emerge un concetto preciso: l’illusione del controllo. Come nei videogiochi, Kyle e Max sembrano convinti di poter gestire le scelte con abilità, intuito e coraggio. Ride ribalta l’idea di autonomia progressiva, mostrando che ogni decisione si inserisce in un percorso già pianificato da altri.
Dietro la gara c’è un sistema che indirizza ogni cosa, trasformando i rider in pedine di uno spettacolo predisposto. La libertà decisionale risulta quindi solo apparente: ogni ambiente, ostacolo e scelta restano dentro regole stabilite da altri. La storia diventa così un’amara riflessione sulla spettacolarizzazione di aspetti della vita che vengono ridotti a performance, con l’unica possibilità di continuare a far presa sulla sopravvivenza diventando più veloci degli altri.
cast di ride: interpreti principali
La narrazione si fonda su un gruppo di personaggi centrali per costruire la dinamica tra rischio, scelte e conseguenze.
- Ludovic Hughes nel ruolo di Kyle
- Lorenzo Richelmy nel ruolo di Max