Taika Waititi firma Feel it Forever, una lettera d’amore al cinema e ai personaggi che non ci lasciano più
Un corto di pochi minuti riesce a raccontare un’idea ampia e universale: le immagini viste in sala continuano a vivere nella mente anche dopo l’uscita dal cinema. Feel it Forever, diretto da Taika Waititi, porta sullo schermo la forza delle storie e la capacità del grande schermo di lasciare tracce emotive che restano nel tempo, tra generi diversi e suggestioni visive.
feel it forever: il potere delle storie oltre i titoli di coda
Alla base del progetto c’è una metafora cinematografica diretta: quando si rientra nella quotidianità, ciò che è stato visto non scompare. Personaggi, emozioni e ricordi continuano a seguire, trasformandosi in un bagaglio personale capace di riemergere nel tempo.
Il video mette in evidenza una differenza chiara tra chi ha visto ancora poco e chi ha accumulato esperienze più numerose. La narrazione segue l’idea che ogni visione aggiunga qualcosa al percorso, con un numero crescente di presenze cinematografiche.
Il meccanismo narrativo si articola così:
- una coppia attraversa la città accompagnata da una “scia” di figure legate ai film visti;
- al momento dell’ingresso in sala e dell’uscita si aggiungono nuovi personaggi;
- le presenze suggeriscono che ogni storia lascia una traccia destinata a rimanere.
taika waititi e la lettera d’amore al cinema
Taika Waititi, regista premio Oscar e autore di Jojo Rabbit oltre a titoli come Thor: Love & Thunder, firma un cortometraggio della durata di due minuti concepito come una vera e propria dedica al linguaggio cinematografico.
Il progetto è realizzato per VUE in collaborazione con la creativa agenzia Hijinks e viene presentato attraverso una doppia strada distributiva: prima degli spettacoli e una diffusione parallela sui canali digitali e multimediali.
La diffusione è prevista tramite:
- circuito europeo del gruppo VUE;
- cinema italiani The Space inclusi tra le sale del circuito;
- canali social;
- connected TV;
- piattaforme digitali.
la città come palcoscenico: metafora visiva e “scia” di generi
Il cuore del racconto costruisce un percorso urbano in cui i personaggi sembrano emergere dalle visioni precedenti. La città diventa il contenitore di una memoria collettiva fatta di stile, tonalità e immaginari riconoscibili.
Durante il tragitto, la coppia è affiancata da figure che richiamano universi narrativi differenti. La presenza di questi elementi visivi racconta l’idea che i film, nel tempo, entrino nell’immaginario individuale.
integrazione tra riprese dal vivo e mondi cinematografici
Per costruire l’effetto delle presenze, il corto lavora su più livelli: riprese dal vivo, styling e post-produzione pensata per evocare ambienti e identità diverse. Il risultato mira a far convivere il reale con l’immaginario, mantenendo coerenza visiva tra generi e suggestioni.
Produzione e interventi tecnici includono:
- riprese tra la Nuova Zelanda e Londra;
- lavoro di styling;
- post-produzione per evocare mondi distinti;
- effetti visivi, CGI e compositing 2D per integrare i personaggi;
- coinvolgimento di 148 attori e utilizzo di 74 parrucche.
identità visive per i personaggi: esempi di ispirazione
La costruzione delle figure avviene anche attraverso riferimenti cromatici e sensoriali. Alcuni personaggi richiamano epoche e linguaggi cinematografici specifici, trasformando il concetto di “scia” in una serie di dettagli riconoscibili.
Le associazioni visive descritte includono:
- un personaggio ispirato agli anni Ottanta con un disturbo analogico da VHS;
- una figura western collegata alle tonalità seppia del Technicolor;
- un personaggio fantasy definito da un bagliore etereo e sospeso.
l’intento dichiarato da taika waititi
Taika Waititi riassume lo spirito del progetto con una frase che enfatizza la funzione del cinema: non soltanto promuovere un’esperienza, ma ricordare perché si sceglie di tornare. Feel it Forever viene presentato come un gesto capace di collegare la visione alle emozioni custodite nella memoria.
La definizione rilasciata mette in evidenza:
- un’esperienza intesa come lettera d’amore al cinema;
- la spinta a tornare in sala;
- il passaggio tra storia vista e memoria emotiva personale.