Steven Spielberg e gli alieni: film e serie da vedere prima di Disclosure Day
Manca poco al ritorno di Steven Spielberg in sala, con una nuova avventura che riporta in primo piano uno dei nuclei più riconoscibili della sua filmografia: gli alieni, gli avvistamenti e l’idea di un contatto con l’ignoto. Con Disclosure Day, atteso in Italia dal 10 giugno, la domanda torna a farsi urgente: si è davvero soli nell’universo? E, soprattutto, che conseguenze avrebbe una prova capace di rendere pubblica una verità a lungo tenuta nascosta?
disclosure day: il nuovo film e il filo dei temi spielbergiani
Universal Pictures e Amblin Entertainment producono Disclosure Day, presentandolo come un possibile punto di sintesi di un percorso quasi lungo mezzo secolo. In tutto questo tempo lo sguardo di Spielberg sugli extraterrestri si è trasformato, così come è cambiato il modo in cui il pubblico interpreta paura, mistero e fiducia. Se negli anni Settanta l’alieno era soprattutto meraviglia e timore, negli anni Ottanta diventa un affetto fragile da proteggere; dopo l’11 settembre torna a incarnare il trauma dell’invasione e il crollo del quotidiano. Nel 2026, invece, il tema passa attraverso parole più moderne come segreti, uap, whistleblower, governi, immagini da verificare e verità da rendere pubbliche.
Per comprendere il punto di arrivo, non basta tornare a due classici. Servono tappe e deviazioni che mostrano come, per Spielberg, gli alieni non siano mai stati solo creature venute da un altro pianeta, ma strumenti per parlare di infanzia, famiglia, paura, fiducia, perdita, comunità e desiderio di credere che nel mondo esista ancora qualcosa di più grande.
firelight (1964): le origini del conflitto tra avvistamenti e credibilità
Prima di Hollywood, prima degli eventi che hanno definito la carriera, esiste il cielo. Firelight è il lungometraggio amatoriale realizzato da un giovane Spielberg verso i 17 anni, oggi più vicino a una leggenda cinefila che a un film recuperabile, visto che sopravvivono solo pochi minuti. La trama descrive luci misteriose, sparizioni di persone e animali, la presenza di scienziati, avvistamenti e tentativi di convincere le autorità dell’esistenza di qualcosa che viene dal cielo.
Anche nella forma ingenua e quasi artigianale, il materiale anticipa nuclei ricorrenti: la provincia americana turbata da un evento dall’alto, il confine tra ossessione e rivelazione, la difficoltà di far credere agli altri ciò che è stato visto.
- elementi ricorrenti: luci, sparizioni, avvistamenti
incontri ravvicinati del terzo tipo (1977): il contatto come linguaggio
Incontri ravvicinati del terzo tipo segna il primo grande film sul contatto extraterrestre e ridefinisce il modo in cui il cinema americano tratta gli alieni. Il protagonista, Roy Neary, è un uomo comune dell’Indiana, tecnico della vita quotidiana, la cui esistenza viene sconvolta da un avvistamento di Ufo. Da quel momento, famiglia e percezione della realtà iniziano a ruotare attorno a un’immagine e a un richiamo non spiegabili razionalmente.
Rispetto a tanta fantascienza d’invasione, la direzione è diversa: gli alieni non sono mostri da combattere, ma presenze da comprendere. Il contatto non passa per le armi, bensì per linguaggio, musica, segnali luminosi e per la costruzione di un codice condiviso tra umani ed esseri sconosciuti. La Devil’s Tower diventa un punto fisico e mentale, trasformando la paura dell’ignoto nel desiderio di incontro. La rilevanza culturale resta alta perché la storia porta la fantascienza verso una dimensione quasi spirituale, mantenendo però la concretezza tipica del cinema popolare.
e.t. l’extra-terrestre (1982): l’alieno come figura familiare
Se Incontri ravvicinati del terzo tipo guarda al cielo, E.T. l’extra-terrestre sposta tutto nella cameretta di un bambino. Qui l’extraterrestre non è una presenza abbagliante e misteriosa, ma un essere piccolo, solo e spaventato, rimasto sulla Terra. A trovarlo è Elliott, che lo nasconde in casa e crea con lui un legame emotivo così intenso da risultare quasi fisico.
Spielberg compie una svolta decisiva: l’extraterrestre diventa parte del mondo affettivo. E.T. non incarna il pericolo: diventa un amico da proteggere. La diversità non genera distanza, ma cura. Intorno si muove una famiglia già ferita, segnata dall’assenza del padre, e il racconto si intreccia con mancanza, crescita, lutto domestico e bisogno di casa.
L’impatto culturale supera da tempo i confini della fantascienza: bicicletta davanti alla luna, “telefono casa” e la stessa sagoma di E.T. sono entrati nel lessico popolare. Il punto centrale, però, resta uno: Spielberg riflette l’infanzia nello sguardo verso l’altro, obbligando a misurare la capacità di empatia.
ai confini della realtà – il film (1983): il fantastico nelle pieghe del quotidiano
Ai confini della realtà – Il film non è costruito come un racconto sugli alieni, ma Spielberg dirige il segmento Kick the Can, ambientato in una casa di riposo. In quel contesto alcuni anziani recuperano per una notte la possibilità di tornare bambini. Non compaiono astronavi o governi, e non ci sono creature extraterrestri; L’elemento rilevante riguarda il rapporto con il fantastico.
Il meraviglioso entra in una cornice quotidiana quasi dimessa e non serve a spaventare: apre uno spazio emotivo che sembrava chiuso. Il desiderio, il gioco, la memoria e la possibilità di guardare il mondo con occhi diversi tornano a essere centrali. In questa prospettiva Kick the Can dialoga più con E.T. che con l’invasione o il complotto: Spielberg lavora sul registro tenero e malinconico in cui l’impossibile si inserisce nelle vite comuni per ricordare qualcosa che si è smesso di vedere.
miracolo sull’8ª strada (1987): l’eredità amblin e il salvataggio comunitario
Miracolo sull’8ª strada non è diretto da Spielberg, ma porta chiaramente l’impronta Amblin. Il film nasce da un’idea sviluppata per la serie antologica Amazing Stories e diventa poi un lungometraggio diretto da Matthew Robbins. Al centro ci sono gli abitanti di un vecchio palazzo minacciato da una speculazione edilizia: persone fragili, anziane e isolate, destinate a essere spazzate via da una città che sembra non avere più spazio per loro.
A salvarli arrivano piccole astronavi extraterrestri: creature meccaniche, quasi domestiche, capaci di riparare, proteggere e favorire altra vita. Il film riprende l’eredità emotiva di E.T. l’extra-terrestre, spostando l’attenzione dalla camera di un bambino a una comunità adulta e marginale. Anche qui l’alieno non si impone come nemico: diventa il miracolo imprevisto che rianima un ambiente destinato alla sconfitta.
Il valore nel percorso è evidente: Miracolo sull’8ª strada mostra quanto l’idea Amblin dell’extraterrestre fosse diventata riconoscibile negli anni Ottanta, con una presenza piccola e empatica, capace di parlare a chi si sente dimenticato.
- focus tematico: comunità, protezione, presenza dal “non luogo”
taken (2002): segreti, generazioni e trauma sotto traccia
Taken si presenta come uno dei titoli più utili da recuperare prima di Disclosure Day, perché sembra anticiparne alcuni territori tematici. Prodotta come Steven Spielberg Presents Taken, la miniserie segue cinquant’anni di incontri extraterrestri, rapimenti, esperimenti e segreti governativi attraverso diverse generazioni di famiglie americane.
Non si tratta di un singolo episodio di contatto, ma di una storia nascosta che attraversa il Novecento. L’alieno non è più solo meraviglia o amicizia: è trauma privato, ossessione ereditaria e mistero nazionale. La serie si muove nel perimetro della cultura ufo americana, con riferimenti all’immaginario di Roswell, cover-up, militari e documenti segreti, oltre a persone che sanno troppo e non possono dimostrare ciò che hanno visto.
Il collegamento con Disclosure Day appare chiaro: se il nuovo film di Spielberg lavora attorno alla rivelazione pubblica di una verità sugli alieni, Taken descrive la dimensione sotterranea della stessa domanda, ovvero cosa accade quando il segreto resta in silenzio per decenni e modifica la vita delle persone prima ancora di diventare notizia.
la guerra dei mondi (2005): l’invasione nel quadro del post-11 settembre
La guerra dei mondi è la svolta verso un tono più cupo e define quello che viene indicato come il film alieno più drammatico del regista. Tratto da H.G. Wells, racconta Ray Ferrier, interpretato da Tom Cruise, padre imperfetto chiamato a proteggere i figli mentre la Terra viene attaccata da gigantesche macchine aliene.
Qui non esiste la chiamata luminosa tipica di Incontri ravvicinati del terzo tipo né la tenerezza di E.T. l’extra-terrestre: l’alieno diventa distruzione, panico e fuga. Il film rientra nell’immaginario dell’America dopo l’11 settembre, con immagini di collasso: strade bloccate, folle in fuga, corpi disorientati, famiglie divise e infrastrutture che cedono. L’attacco alieno diventa così il mezzo per raccontare la fragilità di un mondo che aveva creduto di essere al sicuro.
Nel percorso verso Disclosure Day, la funzione è anche di rovesciamento: dopo promesse e amicizia, Spielberg riporta l’extraterrestre alla sua forma più antica di invasore incomprensibile. Pur nella durezza, il centro emotivo rimane umano: più che l’evento cosmico, conta la corsa di un padre che cerca di essere presente. Gli alieni distruggono, ma il film osserva soprattutto cosa resta di una famiglia quando le certezze smettono di funzionare.
indiana jones e il regno del teschio di cristallo (2008): fantascienza tra mito e oggetti impossibili
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è un caso particolare, ma utile per vedere quanto il tema extraterrestre attraversi territori non sempre centrali nella filmografia. Il film inserisce Spielberg dentro una fantascienza anni Cinquanta fatta di Guerra Fredda, basi militari, paranoia atomica, reperti misteriosi, civiltà perdute e creature descritte più come esseri interdimensionali che come semplici extraterrestri.
La trama segue Indiana Jones nella ricerca di un teschio di cristallo legato ad Akator, mentre gli antagonisti sovietici tentano di impossessarsi del suo potere. È avventura pulp prima ancora che fantascienza, ma intercetta un’altra faccia del rapporto spielberghiano con l’ignoto: l’incontro tra alieni, archeologia e mito popolare diventa racconto di credenze, ossessioni e oggetti impossibili. In questa prospettiva, l’alieno non è né amico né nemico secondo uno schema classico: è una traccia sepolta nella storia umana, una presenza che mette in crisi l’idea stessa di passato.
super 8 (2011): la paura aliena vista attraverso il cinema
Super 8 è scritto e diretto da J.J. Abrams, ma prodotto da Spielberg. Più che un semplice film con alieni, è una dichiarazione d’amore verso l’immaginario Amblin. Ambientato nel 1979, segue un gruppo di ragazzi che gira un film amatoriale quando assiste a un deragliamento ferroviario. Da quel momento, nella cittadina iniziano sparizioni, fenomeni inspiegabili e interventi militari sempre più inquietanti.
La creatura aliena centrale è prigioniera, ferita e arrabbiata. Fa paura, ma non è soltanto un mostro: come spesso accade nei racconti che discendono da Spielberg, il nodo sta nel capire che cosa le è stato fatto e perché voglia tornare a casa. Intorno si sviluppano lutto, amicizia, adolescenza e cinema dentro il cinema, con ragazzi che osservano il mondo attraverso la cinepresa prima di comprenderlo davvero.
Il film è importante perché mostra l’eredità di Spielberg filtrata dallo sguardo di un autore cresciuto con quei film: provincia, militari, mistero nascosto e bambini davanti a qualcosa di più grande. In sintesi, non è Spielberg a tornare agli alieni soltanto: è il suo cinema a continuare a generare nuove storie.
falling skies (2011): resistere dopo l’invasione
Falling Skies porta il discorso nel formato della serialità. Prodotta esecutivamente da Spielberg e creata da Robert Rodat, la serie parte dopo un’invasione aliena che ha devastato la Terra. La vicenda segue un gruppo di superstiti impegnati a resistere all’occupazione.
Qui non è centrale il primo contatto, ma ciò che accade successivamente: sopravvivenza, organizzazione, perdita e necessità di ricostruire una comunità sotto assedio. Rispetto ad alcune storie più emotive legate all’area Amblin, Falling Skies lavora con un immaginario più bellico e post-apocalittico. Gli alieni sono occupanti e dominatori, forze che hanno già vinto una prima battaglia e contro cui l’umanità deve imparare a opporsi. Il racconto resta però ancorato al gruppo e alla famiglia: non è soltanto una guerra contro creature venute da un altro mondo, ma una storia su ciò che le persone scelgono di proteggere quando è stato perso quasi tutto.
disclosure day (2026): il thriller della verità pubblica sugli alieni
Disclosure Day riporta Spielberg al centro della questione alieni con un film che, secondo quanto indicato, mira a raccogliere strade aperte nei decenni precedenti. Diretto da Spielberg e sceneggiato da David Koepp partendo da una storia dello stesso regista, il progetto è atteso in Italia dal 10 giugno e si presenta come un thriller fantascientifico costruito attorno a un interrogativo diretto: se qualcuno potesse provare che non si è soli, tale rivelazione spaventerebbe?
La trama ruota attorno a Daniel, interpretato da Josh O’Connor, esperto di cybersicurezza, che viene descritto come in possesso di prove governative tenute nascoste su una lunga storia di incontri alieni. Colin Firth interpreta un dirigente determinato a mantenere segreta la verità; Colman Domingo interpreta il leader di un movimento per la disclosure che aiuta Daniel nella fuga. Emily Blunt è Margaret Fairchild, meteorologa coinvolta in un episodio misterioso durante una trasmissione televisiva, con un momento che trasformerebbe corpo e voce in qualcosa di non umano. Nel cast figurano anche Eve Hewson e Wyatt Russell.
cast di disclosure day: personaggi e interpreti
- Josh O’Connor nel ruolo di Daniel
- Colin Firth in veste di dirigente legato alla gestione della verità
- Colman Domingo come leader del movimento per la disclosure
- Emily Blunt come Margaret Fairchild
- Eve Hewson
- Wyatt Russell
Il film comporta anche nuove collaborazioni e ritorni nella squadra di Spielberg: David Koepp ritrova il regista dopo titoli come Jurassic Park, Il mondo perduto – Jurassic Park e La guerra dei mondi. La musica è affidata a John Williams, in continuità con una collaborazione storica. In un contesto in cui il rapporto tra pubblico, immagini e verità è cambiato, gli alieni nel cinema di Spielberg sono passati attraverso meraviglia, amicizia, trauma, memoria, minaccia e segreto, fino a diventare soprattutto una questione di fiducia: verso ciò che si vede, verso chi controlla le informazioni e verso la possibilità che una verità troppo grande possa essere davvero condivisa da tutti.
In conclusione, Disclosure Day non riparte soltanto dal cielo: riparte da un interrogativo essenziale, su cosa si sia disposti a sapere.
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