Space opera da quasi capolavoro che nessuno ricorda oggi

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Alcune space opera hanno segnato l’immaginario collettivo, mentre altre, pur avendo qualità molto elevate, sono scivolate rapidamente nell’ombra. Questa selezione mette in evidenza sette serie spesso considerate quasi perfette, ma rimaste fuori dai riflettori o ricordate solo da una parte ristretta del pubblico. Tra avventure, drammi e universi costruiti con cura, emergono titoli capaci di offrire storie forti, personaggi memorabili e scelte narrative audaci.

killjoys: cinque stagioni da recuperare, fuori dal mainstream

2015-2019

Killjoys è una space opera SyFy leggera e scattante, arrivata nello stesso periodo di The Expanse e capace di mantenere un tono spesso ironico. La trama segue tre cacciatori di taglie: Dutch, Johnny e D’avin. Il gruppo viaggia a bordo della nave Lucy in un sistema composto da un pianeta nano e tre lune popolate, note come The Quad.
Un tratto distintivo riguarda l’equilibrio tra dinamiche economiche e autonomia governativa: i personaggi operano in un contesto interconnesso ma con margini di indipendenza. Il racconto evita la dimensione romantica a favore di un’idea centrale basata su legami di amicizia e convivenza. Johnny e Dutch non sono presentati come una coppia, ma come partner platonici di lungo corso.
La serie offre anche profondità tematiche: abuso, sessismo e PTSD vengono affrontati con un’impostazione attenta. Anche le trame secondarie e i personaggi di contorno risultano curati. Inoltre, il cast e le prospettive narrative puntano a una forte diversità, con storyline che includono persone di colore e membri della comunità LGBTQ+.
Nonostante la qualità, il titolo è rimasto quasi dimenticato. Buona parte del merito nel ritrovare la serie passa dalla disponibilità su piattaforme VOD per noleggio o acquisto. In più, il finale non si appoggia a un cliffhanger percepito come ingiusto.

  • Dutch
  • Johnny
  • D’avin

star blazers: due versioni, identica forza narrativa, fama insufficiente

1979-1984

Star Blazers viene presentata come un caso raro: due incarnazioni dello stesso progetto, entrambe sottovalutate. L’originale e il remake risultano entrambi straordinari e meritano riscoperta. L’edizione storica, pur con limiti moderni sul piano dell’animazione, ebbe un impatto rilevante nel momento in cui venne trasmessa.
Il punto di forza riguarda le scene di battaglia, costruite con attenzione e accompagnate da una colonna sonora orchestrale in grado di superare lo standard delle produzioni live-action degli anni ’70. Star Blazers introduce anche al pubblico statunitense il concetto di serialità animata su larga scala, con contenuti capaci di toccare temi più seri e intensi sul piano emotivo.
Ogni scelta compiuta all’interno del racconto produce conseguenze concrete. Inoltre, la serie non evita il rischio di eliminare personaggi principali, rendendo l’andamento della storia meno prevedibile. Il remake, dal canto suo, mantiene lo stile e la struttura di base, aggiornando l’animazione e inserendo più figure femminili in una proposta inizialmente prevalentemente maschile.

lexx: ironia spinta e ritmo narrativo alternato, ma con trama solida

1996-2002

Lexx è una delle space opera più camp, divertenti e audaci del panorama fantascientifico, capace allo stesso tempo di raccontare una storia che mantiene coerenza. Al centro compare un gruppo eterogeneo di fuggitivi che ruba la nave Lexx: un’arma potente e distruttiva in due universi.
Nel contesto degli anti-eroi, la serie risulta comunque originale per l’epoca: i personaggi non vengono idealizzati e la narrazione esplicita fin dall’inizio l’idea che si tratti di individui bugiardi, furbi e moralmente ambigui, con motivazioni differenti e spesso in conflitto.
Dal punto di vista strutturale, il racconto alterna in modo fluido momenti episodici e tratti seriali. La parte episodica spinge verso idee sperimentali e spesso fuori dagli schemi, con un’estetica che abbraccia il lato più bizzarro della fantascienza. La serie valorizza inoltre la componente provocatoria, con scene di sesso presenti in più occasioni.
Pur distinguendosi dagli standard più comuni del genere, Lexx mantiene un impatto positivo grazie a un tono volutamente non solenne e a una narrazione in grado di sorprendere senza perdere efficacia.

dark matter: redenzione possibile, ma con un tono più cupo del classico

2015-2017

Dark Matter nasce dal lavoro di due figure creative che, dopo aver contribuito a Stargate, hanno scelto un approccio personale con un’altra forma di space Western. La serie viene spesso accostata a un incrocio tra esperienze diverse, ma il nucleo resta riconoscibile: un gruppo di persone si risveglia a bordo della nave Raza senza memoria, senza sapere chi sia ciascuno e senza avere chiari obiettivi.
Fin dal primo episodio viene rivelato un elemento decisivo: il gruppo appartiene ai peggiori criminali della galassia. Da qui prende forma il tema della frizione tra identità passata, situazione presente e desiderio di cambiamento. Il percorso narrativo costruisce un’idea di avventura spinta dall’urgenza e dalla ricerca di senso, ponendo l’interrogativo sulla possibilità reale di redenzione.
Il tono, però, non si limita alla riflessione: Dark Matter risulta anche estremamente grezzo e tagliente, più scuro rispetto alle space opera più tradizionali. Il racconto esplora territori narrativi che nei predecessori avrebbero potuto essere considerati difficili da accettare o da rappresentare.

space: 1999: fantascienza cerebrale e isolamento, con barlumi di speranza

1975-1977

Space: 1999 appartiene a un’epoca in cui la fantascienza era particolarmente originale: posizionata tra l’ottimismo degli anni ’60 e il cinismo più cupo degli anni ’80, la serie lavora su un equilibrio tra filosofia e tensione emotiva. Rispetto al panorama, risulta coerente con il clima mentale successivo, ma conserva anche frammenti di speranza ereditati dal periodo precedente.
La premessa è legata a un problema concreto: la Terra risulta sovraccarica di scorie nucleari e diventa necessario conservarle sulla Luna. Una esplosione provocata dai rifiuti invia la Luna e i 311 residenti di Moonbase Alpha nello spazio. Il gruppo viene trasportato come prigioniero di un destino non richiesto, entrando in un universo sconosciuto e in gran parte incomprensibile.
Il risultato è una space opera profondamente riflessiva, che sviluppa i temi della paura dell’isolamento, del lutto per la perdita di una casa e dei limiti della comprensione scientifica. L’idea dell’universo come entità crudele e indifferente attraversa la narrazione, ma la serie mantiene anche una componente positiva: i legami tra persone intrappolate nella stessa condizione diventano un punto di resistenza.

legend of the galactic heroes: strategia, lore e personaggi, con guerra senza fine

1988-1997

Legend of the Galactic Heroes è un anime di fantascienza con una struttura narrativa fondata su racconto impeccabile, lore e personaggi. La vicenda si svolge in un futuro in cui l’umanità si divide in due governi contrapposti: la Free Planets Alliance, identificata come democrazia, e il Galactic Empire, che opera come dittatura. Le due fazioni restano coinvolte in una guerra continua.
Il focus cade spesso sui geni tattici schierati da entrambe le parti. Tra le figure principali emerge Reinhard, associato all’impero dittatoriale ma in tensione anche con la nobiltà al potere. Dall’altra parte compare Wen-Li, legato alla democrazia a cui si oppone sul piano morale. Pur avendo entrambi l’obiettivo di migliorare la società per la popolazione, le idee su come arrivarci sono profondamente diverse.
Oltre alla qualità visiva, la colonna sonora contribuisce in modo determinante a valorizzare ogni momento. La scrittura mostra anche fiducia nel pubblico, offrendo scelte che richiedono attenzione. Tra gli elementi che possono dividere il gradimento, la presenza non uniforme del doppiaggio fa sì che in alcune fasi servano i sottotitoli. Inoltre, il ritmo è impostato come lento e progressivo.

  • Reinhard
  • Wen-Li

vagrant queen: comicità, avventura e rappresentazione, ma un’uscita limitata ne ha ridotto la portata

2020

Vagrant Queen si distingue per un’impostazione più leggera e divertente in un periodo in cui la fantascienza tende spesso a risultare più cinica e cupa. La serie segue Elida, un’erede ribelle in una galassia estranea, insieme a Isaac, un meccanico e amico di lunga data, e a Amae, un’ingegnera dal carattere energico. Il trio intraprende un’avventura per riprendere il trono di Elida, ma gli eventi non seguono mai un percorso lineare.
Il ritmo alterna ironia e azione: i personaggi interagiscono con grande chimica, generando frequenti momenti comici. La grafica usa una palette psichedelica, mentre gli alieni risultano volutamente “goofy”. Anche la violenza è presentata in chiave spettacolare, con un tono vicino a quello di produzioni in stile supereroistico. La storia non punta a essere sempre seria, mantenendo un’energia costante.
Un altro aspetto centrale riguarda la rappresentazione: il cast è descritto come diverso. Elida è una donna nera queer, elemento raro come protagonista nella fantascienza. La serie si riallaccia alle aspettative create dal fumetto degli autori Magdalene Visaggio (writer) e Jason Smith (illustrator).
Il problema principale è l’impatto limitato al momento dell’uscita. La space opera è arrivata su SyFy nel 2020, in un contesto di televisione generalista considerata in declino, con conseguente portata ridotta. In aggiunta, i cambi di programmazione hanno contribuito a una combinazione sfavorevole che ha portato alla cancellazione.

  • Elida
  • Isaac
  • Amae
  • Magdalene Visaggio
  • Jason Smith

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