Simone Ashley e Caleb Hearon: ritorno di runway con Il diavolo veste prada 2 in sala con Miranda Priestly

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Ritornare su un set già entrato nella memoria non è mai un’operazione neutra: porta con sé ricordi, aspettative e un confronto naturale con quanto è diventato “classico”. Nel sequel de Il Diavolo Veste Prada 2, arrivato in sala il 29 aprile, Simone Ashley e Caleb Hearon raccontano come sia stato lavorare su un mondo noto, ma vissuto con un’energia sorprendente. Al centro emergono dinamiche di cast, metodo attoriale, pressione e humor in continuità con l’originale, fino ai temi più ampi su lavoro, ambizione e identità.

Il Diavolo Veste Prada 2 e il ritorno a un universo già iconico

Il ritorno sullo stesso immaginario, pur avendo una nuova storia, viene descritto come paradossale e allo stesso tempo naturale. Non solo perché l’originale è ormai un punto di riferimento culturale, ma perché per gli interpreti il film ha accompagnato la crescita molto prima di entrarne materialmente a far parte. Simone Ashley e Caleb Hearon spiegano che, nel loro caso, l’esperienza del sequel si collega a un lungo percorso personale: undici anni dall’uscita del primo capitolo, poi il salto nel sequel.
Nel racconto si afferma soprattutto un sentimento di leggerezza: l’entusiasmo nasce da un ambiente percepito come senza rigidità e senza la paralisi tipica dei grandi progetti. Questa dimensione traspare anche quando viene nominata l’idea di “memorabilità”: non viene inseguita, viene costruita nel modo in cui le scene funzionano insieme.

il set pieno di momenti memorabili: più di un singolo ricordo

Alla richiesta di indicare il momento più bello, le risposte convergono su un punto: non esiste un solo ricordo dominante. Viene sottolineato che ogni giornata portava qualcosa di nuovo e che la presenza sul set risultava costante. Il valore non sta in un episodio isolato, ma nella varietà dell’esperienza e nel modo in cui le relazioni tra persone rendono il lavoro più vivo.
Caleb aggiunge un dettaglio che chiarisce la qualità dei rapporti costruiti: tra un ciak e l’altro si parlava della vita quotidiana, di incontri, preferenze, abitudini e perfino delle famiglie. L’impatto è presentato come “dolce” e soprattutto legato alla possibilità di conoscere tutti sul lavoro, senza dinamiche competitive.

  • Simone Ashley
  • Caleb Hearon

recitare con poco spazio: “non devi vincere la scena”

Il discorso diventa più tecnico quando viene affrontato il loro ruolo: personaggi con tempo limitato sullo schermo, ma capaci di restare impressi. Simone spiega di aver lavorato soprattutto sulla backstory, mentre ribadisce la centralità del divertimento: anche con poche battute o un solo secondo, l’impegno resta lo stesso.
Caleb, con un approccio diretto, formula un principio attoriale molto preciso: non è utile inseguire l’idea di essere il più memorabile. La direzione indicata è opposta: servire la scena, perché è un lavoro collettivo. In questa impostazione, le scene più efficaci nascono quando tutte le componenti funzionano insieme e quando chi interpreta non forza l’emersione a costo degli altri. Il risultato viene descritto come immediatamente percepibile sul set.

pressione: “solo quella di fare bene”, senza paura

Rispetto all’inevitabile pressione legata a un franchise così riconoscibile, il racconto elimina il timore. Caleb afferma che non si tratta di una paura specifica, ma della pressione normale di ogni lavoro: la spinta a fare bene proprio in quel momento. Il punto decisivo, secondo le sue parole, è la separazione tra ansia di fallire ed entusiasmo di riuscire, mantenendo un’energia attiva invece di una tensione bloccante.

  • Caleb Hearon
  • Simone Ashley

L’umorismo di Il Diavolo Veste Prada 2 resta pungente

Un dubbio comune riguarda la continuità dell’ironia: il sequel manterrà lo stesso tono affilato? Caleb risponde citando una battuta di Meryl Streep: durante un’attesa, viene proposta una frase che gioca sullo scambio tra comunicazione e traffico, tanto che in sala scende il silenzio. Il passaggio viene descritto come immediatamente comico, confermando che l’umorismo resta al centro.
Simone riprende la stessa percezione e prosegue sottolineando che molte persone si erano chieste se l’ironia sarebbe rimasta “pungente”. La risposta, nel racconto, è netta: l’umorismo è iconico nell’originale e lo stesso spirito è presente anche nel sequel.

  • Meryl Streep
  • Simone Ashley
  • Caleb Hearon

il film che li ha cresciuti: empowered, identità e mondo contemporaneo

Il rapporto con il primo capitolo viene descritto come quasi generazionale. Simone definisce il film tra i preferiti e lo collega a un senso di “empowered”: Andy Sachs che affronta il mondo di Runway viene presentata come una storia ancora potente. Caleb aggiunge che il sequel aggiorna questa dimensione raccontando il mondo di oggi, evidenziando cambiamenti nei rapporti tra personaggi e nei temi.
Nel racconto, la contemporaneità non è un semplice sfondo: viene indicata come presente nei movimenti e nelle scelte dei personaggi, e anche nelle persone rappresentate. La continuità, quindi, non è solo stilistica, ma riguarda la capacità del film di parlare del presente attraverso le dinamiche della storia.

  • Andy Sachs
  • Miranda
  • Runway
  • Simone Ashley
  • Caleb Hearon

Lavorare con Meryl Streep: gentilezza, professionalità e processo

Quando emerge la presenza di Meryl Streep, la risposta è sintetica ma piena di sostanza: Caleb la descrive come adorabile e mette in evidenza un tratto che supera l’idea della “leggenda” automatica. Il focus non è solo sul talento, ma sul fatto che la protagonista tiene al processo e alle persone.
Simone conferma aggiungendo che tutti cercano elementi specifici su di lei, ma la realtà è più semplice: una combinazione di qualità percepite come costanti, tra cui gentilezza, professionalità, brillantezza e divertimento. Il racconto chiude con una definizione netta: Meryl Streep viene indicata come iconica e autentica.

  • Meryl Streep
  • Simone Ashley
  • Caleb Hearon

Moda come espressione: identità, contemporaneità e digitalizzazione

Nel sequel il tema moda è presente, ma viene letto in modo meno spettacolare e più personale. Simone la riassume come espressione di sé e come segno dei tempi. Caleb amplia la lettura: la moda diventa anche comfort oltre che espressione, con l’idea che per alcuni la bellezza coincide con il dolore, mentre per altri no. L’interesse deriva dalla componente individuale.
La trasformazione tra primo film e sequel è collegata a cambiamenti contemporanei. Simone indica che il racconto affronta digitalizzazione, tagli di budget, cultura del lavoro e rappresentazione. In questa prospettiva, il film funziona come specchio del presente, mantenendo la struttura narrativa capace di aggiornare i temi senza perderne la coerenza.

  • Simone Ashley
  • Caleb Hearon

Ambizione e prezzo della grandezza

Il cuore emotivo del film viene associato all’ambizione. Caleb mette a fuoco un passaggio in cui si parla del costo di tutto ciò: cosa significa essere davvero eccellenti. Nel racconto, emerge un punto fermo: non è possibile essere grandi senza rinunciare a qualcosa. La frase viene collegata al mondo narrativo della storia e, soprattutto, appare come una convinzione personale di chi interpreta.

  • Caleb Hearon

il lavoro invisibile dietro la scena

Nelle chiusure del dialogo, l’attenzione si sposta su attività meno visibili, ma decisive. Caleb definisce il lavoro come strano perché chi recita è davanti alla camera, mentre dietro operano molte figure che rendono tutto possibile: dalle competenze di stylist fino a truccatori e assistenti. Viene citato anche il coinvolgimento del team Disney.
Simone aggiunge un elemento di metodo e atteggiamento: l’opportunità non va data per scontata. Nel settore non c’è stabilità, quindi l’obiettivo è divertirsi e restare grati. Caleb chiude con una riflessione più complessa: essere costantemente grati viene considerato impossibile, perché a volte è necessario semplicemente vivere. Il senso di fondo resta: tutto procede grazie al lavoro di molte persone.

  • stylist
  • truccatori
  • assistenti
  • team Disney
  • Simone Ashley
  • Caleb Hearon

le battute che restano e il significato del sequel

Il film viene ricondotto anche al potere delle frasi memorabili, tipico dei cult. Caleb ricorda una formula legata a un ritmo specifico: “muoviti con un ritmo glaciale”. Simone, con la stessa immediatezza, cita un’altra battuta: “È tutto”, definendo una frase che funziona sempre.
A distanza di molti anni, l’idea centrale è che Il Diavolo Veste Prada non sia più soltanto un racconto sulla moda. Si trasforma in una storia sul lavoro, sull’identità e sul successo, con un tema ribadito nel sequel: non basta arrivare, serve anche comprendere cosa si è disposti a perdere per raggiungere quell’obiettivo.
Il Diavolo Veste Prada 2 arriva al cinema il 29 aprile, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

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