La Vénus Électrique recensione del film d’apertura di Cannes 79
La 79esima edizione del Festival di Cannes parte con un’accensione netta: tra suggestioni oniriche, inganni da teatro e colpi di scena, La Vénus Électrique di Pierre Salvadori inaugura la nuova stagione della rassegna sulla Croisette. La direzione dichiarata è quella del cinema autoriale, con un equilibrio tra tradizione e novità.
la vénus électrique apre cannes con cinema autoriale e tradizione francese
Il Grand Theatre Lumière accoglie pubblico e addetti ai lavori con una presenza che segue la tradizione: prima di entrare nel vivo delle proiezioni in concorso, viene messa in scena una cornice decisamente francese. L’avvio ufficiale è affidato a La Vénus Électrique, film che costruisce la propria atmosfera tra romanticismo e magia, alternando momenti di leggerezza a zone più cupe, capaci di far percepire un rischio imminente.
La pellicola si muove con una tavolozza ricca di sfumature: escamotage, guizzi comici e immagini che richiamano il circo, ma anche un tono macabro e mortifero, in linea con i meccanismi di un trucco ben congegnato.
anteprima in francia: una trama tra veggenti, diari e amori tormentati
Rispetto all’edizione precedente, il Festival cambia scenario e introduce un racconto ambientato nella Francia del 1928. Al centro emerge Antoine Balestro interpretato da Pio Marmaï, giovane pittore che ha raggiunto un picco di successo ma non riesce più a lavorare dopo la morte della moglie. Questa ferita si traduce in tensioni quotidiane e in un logoramento crescente, soprattutto nei confronti di Armand, il gallerista con cui la relazione diventa sempre più complicata.
Una sera, in stato di ebbrezza, Antoine cerca un contatto con la moglie attraverso una veggente. Il punto determinante è che, senza saperlo, sta parlando con Suzanne (Anais Demoustier), una donna modesta e ambulante che si era introdotta nella roulotte per rubare del cibo.
suferenze e trasformazioni: dalla seduta spiritica a una consapevolezza nuova
Le vicende cambiano direzione man mano che Armand consegna materiali di studio, in particolare i diari scritti dalla moglie. Le “false sedute spiritiche” iniziano per Suzanne come un gioco imposto dalle circostanze, ma finiscono per diventare altro: cresce la necessità di comprendere ciò che è rimasto “dietro le righe” e si afferma una presa di coscienza sul modo in cui la propria creatività può essere usata con strumenti concreti.
Nel frattempo, il film inserisce un contesto personale che riguarda la vulnerabilità di Suzanne: al circo viene vessata e tenuta in scacco dal capo, figura con cui ha contratto anche debiti, perché venduta dal padre in giovane età.
il bacio elettrico: desiderio, gelosia e amore come ingranaggio narrativo
Uno degli elementi più rilevanti evidenziati da La Vénus Électrique riguarda la costruzione del desiderio da una prospettiva femminile. Nel meccanismo tipico di una commedia romantica, la gelosia spesso è rivolta a un soggetto reale; qui, invece, l’attenzione si sposta verso qualcuno che non è più presente “fisicamente”. Questo crea una paura sempre più intensa: l’idea di poter essere cancellata dal ricordo diventa motore drammatico e scatena anche gli istinti peggiori, avvolti da un’ombra di decadentismo e annientamento del sé.
Il film costruisce inoltre un’idea di condivisione legata allo spazio artistico: il ritorno alla vita passa anche attraverso una casa che aveva ospitato due precedenti amori, inizialmente percepita come troppo ampia per una passione che cerca ispirazione dall’esterno. La dinamica però si riconfigura fino a ridursi a una creazione materiale.
In sintesi, l’amore viene trattato come elettricità, come una scintilla che attraversa trucci e magie in un circo in decadenza, mentre una porzione di dipinto contribuisce a svelare l’identità dell’artista. Il percorso risulta parzialmente riuscito, tra amori che restano fantasmi e altri che, per esistere, devono prima morire.
cast e figure centrali: personaggi e interpreti principali
Il racconto si concentra su un nucleo ristretto di figure, con ruoli chiave che fanno avanzare la storia tra equivoci, sedute e letture dei diari.
- Antoine Balestro – Pio Marmaï
- Suzanne – Anais Demoustier
- Armand – gallerista di Antoine (non indicato un interprete nel testo di riferimento)
