Her Private Hell recensione del cupo incubo di Nicolas Winding Refn da Cannes 79
Un film ambientato in una metropoli futuristica costruisce un’atmosfera fatta di nebbia, neon e minacce imminenti, seguendo il percorso di una giovane donna sospinta da un’urgenza personale e incrociata da un inseguimento disperato. La pellicola richiama l’identità artistica di Nicolas Winding Refn, spingendola verso un’estetica fortemente marcata e un immaginario che continua a ruotare intorno a figure femminili, culto della forma e richiami cinematografici riconoscibili. Di seguito viene ricostruita la trama, il contesto creativo e gli elementi stilistici che definiscono Her Private Hell.
trama di her private hell: elle, il padre e la minaccia di leather man
In una città del futuro avvolta da una nebbia anomala si libera una presenza sfuggente e potenzialmente letale. Al centro della vicenda c’è Elle, interpretata da Sophie Thatcher, una giovane donna tormentata che avvia una ricerca personale: l’obiettivo diventa trovare il padre.
Il destino di Elle si intreccia con quello di un soldato americano impegnato in un viaggio di emergenza, finalizzato a salvare la figlia dall’“inferno” in cui sembra precipitata l’intera situazione. Sullo sfondo agisce una minaccia concreta: Leather Man, indicato come killer di giovani ragazze.
- Elle (Sophie Thatcher)
- soldato americano coinvolto nel viaggio di salvataggio della figlia
- Leather Man, killer di giovani ragazze
nicolas winding reŕfn e l’ossessione per l’estetica: continuità e ripetizione di motivi
A distanza di dieci anni dal precedente lungometraggio, The Neon Demon, il regista danese Nicolas Winding Refn viene presentato come ancorato a un nucleo tematico preciso. La pellicola viene descritta come una sorta di rimodellamento continuo delle stesse ossessioni, in cui la bellezza femminile viene trattata come culto patinato e feticistico.
il culto della forma e l’atmosfera “neon”
La ricerca della forma diventa un elemento dominante: il film insiste su ambienti levigati e su un incontro ripetuto con donne “eteree” e luminosamente attraenti. Il risultato è un universo che esalta la forma come viatico per affrontare (o, secondo la lettura proposta, per coccolare) una possibile difficoltà creativa, lasciando spazio a una resa che tende a svuotarsi.
by nwr, brand personale e passaggio dal cinema alle serie tv
Refn è ormai descritto come marchio, anzi brand di se stesso, visibile anche tramite l’accento sulla dicitura “by NWR”. In questa ricostruzione viene sottolineata anche l’attività in ambito moda, con il suo lavoro per spot di grandi case.
Le serie tv realizzate in seguito vengono indicate come strumenti per mantenere intatta una specifica impronta stilistica: Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy avrebbero usato con precisione il formato seriale per spingere la scarnificazione visiva fino a sfiorare l’installazione video-artistica.
cannes, la storia recente di refn e il contesto di her private hell
Her Private Hell risulta associato al contesto festivaliero: è stato presentato non a caso Fuori Concorso al 79esimo Festival di Cannes. In precedenza Cannes, nel 2011, aveva riconosciuto Refn come miglior regista per Drive.
citazioni e dialoghi ridotti: un patto con lo spettatore fatto di riconoscibilità
La pellicola include riferimenti citazionistici considerati molto espliciti, come collegamenti a Blade Runner (con un personaggio chiamato K) e richiami a Mario Bava con Terrore nello spazio. Viene inoltre segnalata la presenza di note depalmiane e l’impiego di una colonna sonora firmata da Pino Donaggio.
In questa prospettiva, i dialoghi vengono descritti come ridotti all’osso e capaci di sostenere un’immagine fortemente riconoscibile. L’apertura richiama Hans Christian Andersen e la Piccola fiammiferaia, con una suggestione collegata alla figura di un narratore danese che attraversa l’immaginario del regista. Le presenze femminili vengono presentate come fate e streghe, con tratti che alternano demoniaco e soprannaturale.
nebbia e sterilità: l’atmosfera come leitmotiv
La storia viene avvolta in una “nebbia” che viene indicata come esplicita evocazione di una coltre di sterilità. Questo elemento contribuisce a definire una sensazione di opacità e a consolidare l’impressione di un’idea creativa ormai difficile da rilanciare.
mani, mascolinità e simboli ricorrenti: i totem che restano
Al di là dei riferimenti e delle scelte visive, vengono evidenziati alcuni totem irrinunciabili dell’autore. Tra questi compaiono le fissazioni per le mani e per una possibile castrazione del maschio, intesa come perdita della capacità di stabilire un contatto tattile con la propria virilità e con estensioni associate a una proiezione fallica.
In questa ricostruzione, ogni sostanza viene rimpiazzata da una devozione formale orientata alla costruzione di un altare al proprio immaginario.
il “ridicolo spesso volontario” e la resa finale dell’estetica
Pur all’interno di una lettura critica, viene riconosciuta la capacità di Refn di confrontarsi con i propri demoni con un atteggiamento che sfiora il ridicolo spesso volontario. L’immaginario viene presentato come quello di un cineasta consapevole di ciò che lo continua a intrappolare, ma anche ostinato nel tentare di distruggere sistematicamente l’eventuale successo pop legato a Drive.
In questa cornice, Her Private Hell è descritto come ambientato in una simil-Tokyo ancora più astratta e impalpabile rispetto ad altri scenari già noti. L’opera finirebbe per riconoscere la vanità di una pratica artistica nella cornice merceologica del presente, liberando ciò che a lungo ha alimentato l’estasi creativa e lasciando intravedere un vuoto di senso che supera i confini dello schermo.