Gentle monster recensione: il dramma familiare di lèa seydoux nel film di marie kreutzer a cannes 79
Tra i titoli in concorso al Festival di Cannes arriva Gentle Monster, opera firmata Marie Kreutzer. Il film si presenta con un impianto contemporaneo e un’attenzione diretta a dubbi e violenze, inserendo una storia costruita intorno a un nucleo familiare che, col procedere degli eventi, tende a complicarsi invece di chiarirsi. Il racconto, ambientato tra trasferimenti e inquietudini, mette al centro un mistero che prova a reggere fino alla conclusione.
gentle monster di marie kreutzer a cannes
Dopo Il corsetto dell’imperatrice, la regista tedesca Marie Kreutzer torna su un terreno più vicino al presente con Gentle Monster. Il film si concentra su crimini e ambiguità, adottando un approccio che mira a far emergere un confronto duro con la realtà. In questo contesto, la storia punta a trasformare l’ipotesi in indagine, ma senza riuscire sempre a consolidare un quadro davvero solido.
un trasloco da incubo nelle campagne vicino a monaco
La protagonista è Lucy (interpretata da Léa Seydoux), pianista francese che si trasferisce con il marito, un artista austriaco, e con il figlio nelle campagne vicino a Monaco. La partenza dalla città avviene dopo un presunto burnout del coniuge, promettendo un nuovo inizio. Nel giro di poco, però, l’atmosfera cambia: la donna scopre che il marito potrebbe essere responsabile di crimini inconfessabili.
Il film mantiene una premessa attuale e potenzialmente efficace, ma fatica a diventare un’opera pienamente autonoma oltre il suo gancio narrativo. L’impostazione costruisce un mistero sorretto da elementi che, sul piano della credibilità, risultano poco convincenti, a partire proprio da dettagli legati alla professione della protagonista.
la musica come progetto narrativo che non convince fino in fondo
Viene spiegato che tutta la produzione di Lucy è orientata alla decostruzione della musica pop, con particolare riferimento a un cantautorato romantico associato a penne maschili. Il punto critico è che la narrazione non mostra in modo costante Lucy mentre affronta il dolore attraverso la musica: gli strumenti sembrano restare sullo sfondo e l’indagine privata e pubblica sul marito non trova nella parte musicale un veicolo capace di scavare davvero più in profondità.
Di conseguenza, anche la caratterizzazione dei personaggi risulta troppo generica. Léa Seydoux, nel ruolo di madre e protagonista, non appare sufficientemente credibile come figura chiamata a proteggere il figlio piccolo e, nello stesso tempo, a gestire l’oscillazione emotiva tra rifiuto e amore verso il marito.
la debole indagine di gentle monster
Il film non riesce a mantenere un livello di tensione e ambiguità tale da sostenere l’intera durata. In particolare, viene percepita una perdita di incisività nella seconda parte, con difficoltà nel portare a una conclusione realmente efficace la linea principale della trama.
un film che non raggiunge la stessa intensità di altre opere di cannes
Rispetto ad altri lavori citati nel confronto critico, Gentle Monster non riesce a raggiungere l’ambiguità del dubbio che costituiva l’asse narrativo di Anatomia di una caduta (Palma d’oro nel 2023 a Cannes). Inoltre, emerge la sensazione che l’impostazione generale non restituisca un film pienamente riconducibile allo stesso livello di coerenza mostrato in precedenza dalla regista.
mancanza di profondità nell’identità del “mostro gentile”
L’impressione è quella di un racconto che avrebbe dovuto spingersi più avanti, lavorando sull’identità del cosiddetto mostro gentile in modo più ravvicinato, non limitandosi a osservarlo dall’esterno. Nonostante alcuni inserimenti in forma video, il nucleo familiare appare poco esplorato, lasciando zone in cui la storia sembra non chiarire abbastanza, pur alimentando l’idea di un’indagine in crescita.
Personaggi principali presenti nella trama:- Lucy (Léa Seydoux)
- Marito di Lucy (artista austriaco)
- Figlio piccolo