Film di robin hood: i 10 migliori, classificati

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Robin Hood continua a rimanere uno dei nomi più sfruttati dal cinema: la figura dell’eroe, legata a speranza e magia, offre agli adattatori una materia ricca. Con l’andare del tempo, la stessa leggenda è stata trasformata in modi molto diversi, oscillando tra azione, avventura e perfino dramma. Il risultato è una serie di film che cercano di trattenere l’essenza del personaggio, a volte riuscendoci, altre volte finendo per perdere il cuore del mito.

robìn hood (2018): azione e realismo, ma anche troppa durezza

Questa versione con Taron Egerton punta a una rilettura più cupa e a tratti “modernizzata”, in linea con un’impostazione che ricorda più un prodotto di genere supereroistico che la tradizione del racconto. La regia di Otto Bathurst indirizza chiaramente verso sequenze action e angolature da vigilante, con un tono che rende la narrazione distante dalla leggenda classica.
Il progetto prova anche a lavorare sul tema della coscienza di classe, ma l’ambizione risulta disallineata rispetto alla componente spettacolare: la promessa della rivoluzione appare poco credibile rispetto a una messa in scena puntata su eleganza visiva e confronto armato. Persino scelte come tavolozza cromatica e attenzione al bersaglio dell’arco rinforzano la sensazione di una storia più vuota rispetto ai precedenti.

Taron Egerton (Robin) e Jamie Foxx (Little John) guidano una reinterpretazione in cui l’elemento “eroe” è presente, ma lo spirito del personaggio risulta meno centrato di quanto ci si aspetterebbe.

sword of sherwood forest (1960): una continuità televisiva che valorizza il mito

All’inizio degli anni ’60, Hammer era nota soprattutto per l’horror, ma non rinunciò a portare sul grande schermo anche figure del repertorio classico, tra cui Robin Hood. Tra le pellicole prodotte, una delle più rilevanti è Sword of Sherwood Forest.
Il punto di forza è la presenza di Richard Greene, già interprete di Robin nella serie tv The Adventures of Robin Hood (dal 1955 al 1959). Per chi aveva seguito quella programmazione, qui si ritrova un volto familiare che rende la transizione al cinema più agevole e immediata.
La trama lo colloca in una grande avventura in cui il protagonista affronta il Sheriff di Nottingham e si mette al servizio di obiettivi legati all’arcivescovato di Canterbury. L’impianto si presenta come confortevole, con un ritmo che ha funzionato bene presso un pubblico abituato alla sua interpretazione televisiva.

  • Richard Greene

the prince of thieves (1948): un’avventura B con un taglio diverso

La pellicola del 1948 può non offrire le stesse risorse visive e produttive di alcuni titoli successivi, ma mantiene un’impostazione interessante grazie a una rilettura che semplifica o accantona elementi molto riconoscibili della tradizione. In particolare, vengono tralasciati punti tipici come la competizione con l’arco e l’incontro tra Robin e Little John, mentre la trama si concentra sul salvataggio di una giovane donnapromessa contro la propria volontà.
Il film si basa sul romanzo francese Le Prince des voleurs e assume la fisionomia tipica dell’avventura B-movie hollywoodiana dell’epoca. La chiusura prevede anche una soluzione ricca di finali legati all’amore: il racconto termina con una sequenza nuziale a tre coppie che coinvolge Robin Hood e Maid Marian, Sir Allan Claire e Lady Christabel, e infine Will Scarlet con la “maid Maude”.

  • Robin Hood
  • Maid Marian
  • Sir Allan Claire
  • Lady Christabel
  • Will Scarlet
  • Maude

robin hood (2010): un soldato che assume un’identità e trascina verso la grande scala

Nel 2010 la figura di Robin è affidata a Russell Crowe, in un progetto che porta con sé un’impronta da grande produzione. La partecipazione di Cate Blanchett nel ruolo di Marion e di Oscar Isaac come Prince John contribuisce a rafforzare la componente interpretativa.
Il film costruisce Robin come soldato comune, senza l’impianto di un lord decaduto. A richiedere l’assunzione di un nome e di un’identità è il padre del cavaliere morente, che spinge l’uomo a diventare Robin Loxley nella nuova veste. Da qui, la storia evolve fino a coinvolgere una campagna militare contro un’invasione francese e contro un re corrotto, ampliando la portata oltre i confini più ristretti del classico scenario di Sherwood.
La versione risulta anche piuttosto “dura” nello stile, con un tono che enfatizza grittiness, ma le performance aiutano a sostenere l’insieme. Ne emerge un’interpretazione epica della leggenda, più ampia e strutturata rispetto alle atmosfere tradizionali.

  • Russell Crowe (Robin)
  • Cate Blanchett (Marion)
  • Oscar Isaac (Prince John)

robin and marian (1976): crescita, disillusione e amore messo alla prova

Nel film del 1976, Sean Connery e Audrey Hepburn interpretano le versioni adulte dei due innamorati. Robin and Marian presenta un’idea fresca: nel mondo della storia i due personaggi non vivono un “vissero felici e contenti” automatico. Al contrario, l’evoluzione narrativa porta a una separazione e a un progressivo allontanamento.
Marian, in una fase successiva, entra in convento e diventa suora; Robin, invece, parte e finisce coinvolto nelle crociate, combattendo in modo apparentemente senza fine al fianco di Little John e del re Richard. Quando i due si ritrovano, l’amore riprende forza, ma la chiusura riserva un destino comune e tragico, impostando il finale come una sfida amara al mito di Robin Hood.
La narrazione sceglie un terreno emotivo e allegorico, concentrandosi sull’idea di crescita e disillusione. Pur senza trasformare la vicenda in un grande spettacolo d’azione, il mondo appare duro e senza molte aperture luminose, mentre Robin resta il criterio attraverso cui viene verificata la possibilità che la speranza possa sopravvivere.

  • Sean Connery (Robin)
  • Audrey Hepburn (Marian)
  • Little John
  • King Richard

rogues of sherwood forest (1950): Robin come eredità, con un nuovo protagonista

Rogues of Sherwood Forest ribalta la prospettiva concentrandosi sul figlio di Robin, indicato soprattutto come Robert e talvolta anche chiamato Robin. Il nuovo protagonista, interpretato da John Derek, si innamora della propria Marianne e decide di rimettersi in gioco unendo le forze con amici del passato.
Nel gruppo compaiono figure note del ciclo, come Little John, Alan-a-dale, Friar Tuck e Will Scarlet. Il finale costruisce un percorso di rivalsa: Robert ottiene la mano di Marianne e riesce a sconfiggere l’esercito di King John, delineando anche ciò che potrebbe accadere dopo la “reggenza” a Sherwood Forest.
La pellicola introduce inoltre un elemento accreditato nel film: viene attribuito al nuovo Robin il merito di aver ottenuto dal re d’Inghilterra la firma della Magna Carta.

  • John Derek (Robert / Robin)
  • Little John
  • Alan-a-dale
  • Friar Tuck
  • Will Scarlet
  • King John
  • Marianne

the death of robin hood (2026): redenzione e fine dell’eroe in chiave autoriale

The Death of Robin Hood arriva come produzione A24 e sceglie una direzione rara nel panorama dei film dedicati al personaggio. Diretto da Michael Sarnoski (Pig), il racconto si colloca tardi nella vita dell’arciere fuorilegge, mentre pesa su di lui il passato fatto di crimine e omicidio.
Nel momento di una battaglia convinta di essere l’ultima, Robin viene ferito in modo grave. A soccorrerlo interviene una donna interpretata da Jodie Comer, che offre una possibilità di redenzione. Il tono richiama l’impostazione emotiva di Pig, più orientata a introspezione e sentimenti che all’azione tradizionale associata al personaggio.
Hugh Jackman interpreta Robin in modo affine al ruolo di Wolverine in Logan: anti-eroe arrivato a un punto di rottura, come figura che sembra avere ormai esaurito la strada. I riscontri iniziali risultano misti, con una valutazione del 71% su Rotten Tomatoes.

  • Hugh Jackman (Robin Hood)
  • Jodie Comer (la donna che aiuta verso la redenzione)
  • Michael Sarnoski (regia)

robin hood: men in tights (1993): satira, nonsense e ritorno allo spirito del mito

Nel 1993 arriva Robin Hood: Men In Tights, con un impianto da commedia che include molte scelte discutibili se misurate con criteri odierni. L’operazione contiene gag e battute dal tono improper, che in una parodia del genere potrebbero risultare difficili da accettare oggi.
Inoltre, una parte del ritmo appare lenta e la trama può risultare complicata più del necessario, anche considerando che l’intento era mantenere la storia “fuori asse” rispetto alle regole della serietà. Ciononostante, non mancano momenti in grado di strappare davvero una risata: la pellicola lampoona tropi già logori e li trasforma in terreno comico.
Pur restando più vicino al tono di uno sketch alla Monty Python che a un film serio, l’opera riesce a catturare parte dello spirito di Robin Hood, in contrasto con diverse rielaborazioni più scure nate negli anni successivi.

robin hood: prince of thieves (1991): l’equilibrio tra leggerezza e antagonismo

Tra le versioni che hanno resistito meglio al confronto con adattamenti meno riusciti, Robin Hood: Prince of Thieves del 1991 mantiene una tenuta solida. A fronte di una controversia legata al tentativo dell’accento britannico di Kevin Costner, il film continua a funzionare soprattutto per la costruzione del villain.
Alan Rickman, nel ruolo dello Sheriff di Nottingham, offre infatti una delle prestazioni più convincenti: un antagonista capace di generare un sentimento di avversione ma anche di attrazione, grazie alla recitazione e alla presenza scenica. La storia sceglie anche di far emergere il lato più ironico del copione, ricordando che la vicenda, pur toccando temi di vita o morte, resta una storia pensata per intrattenere e veicolare lezioni senza appesantire eccessivamente.

  • Kevin Costner (Robin Hood)
  • Alan Rickman (Sheriff of Nottingham)

the court jester (1955): musical comedy e Robin in versione alternativa

The Court Jester è una commedia musicale meno conosciuta, interpretata da Danny Kaye nel ruolo di Hubert Hawkins, figura che svolge la funzione di “Robin stand-in”. Il risultato è un’atmosfera calda e insieme divertente: le canzoni risultano orecchiabili e la presenza di Kaye porta sullo schermo una miscela di leggerezza e comicità che in altre versioni manca.
Il film inserisce anche una dinamica di antagonismo: Basil Rathbone torna a interpretare un nuovo avversario, Sir Ravenhurst, mentre Kaye firma una scena di duello con la spada che mantiene la componente spettacolare, ma senza allontanarsi dalla dimensione giocosa e favorevole al lieto fine.

  • Danny Kaye (Hubert Hawkins)
  • Basil Rathbone (Sir Ravenhurst)

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