Film black and white moderni imperdibili da vedere assolutamente

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Il bianco e nero non è più solo un limite tecnico: oggi è una scelta stilistica capace di riscrivere la percezione di un film. Quando i colori vengono rimossi o ridotti, storia, atmosfera e ritmo tendono a cambiare forma, spingendo personaggi e trama fuori dalla quotidianità. Di seguito sono raccolti otto titoli moderni accomunati dall’uso di solo bianco e nero o principalmente in monocromia, selezionati tra pellicole con uscita teatrale in questa veste, escludendo i casi in cui il bianco e nero era presente soltanto in extra o in materiali aggiuntivi.
La lista privilegia anche film considerati tra i migliori e capaci di restare impressi, grazie a un impatto visivo che non funge da semplice cornice, ma da elemento narrativo. Ogni titolo affronta il monocromo in modo diverso: alcuni lo usano per riprodurre un’epoca, altri per accentuare il senso di isolamento o di inevitabilità, altri ancora per costruire un contrasto emotivo o temporale.

the lighthouse (2019)

sceneggiatura di max eggers e regia di robert eggers

Con willem dafoe e robert pattinson al centro, The Lighthouse propone una dark comedy sull’isolamento totale: due uomini intrappolati in un luogo angusto iniziano a farsi assorbire da superstizioni e colpe del passato. Il bianco e nero agisce come effetto di destabilizzazione, spostando subito i personaggi fuori dalla realtà e collocandoli in uno spazio dominato da estremi. La cinematografia di jarin blaschke enfatizza contrasto, texture e luci più che il colore, rendendo più evidenti dettagli che in un contesto a colori andrebbero persi.
Il lavoro visivo punta anche a rendere l’esperienza della prigionia emotivamente più totale, in parallelo con la disgregazione progressiva dei protagonisti.

the artist (2011)

sceneggiatura e regia di michel hazanavicius

The Artist racconta la parabola di george valentin (interpretato da jean dujardin) mentre la sua carriera inizia a crollare con l’avvento dei talkies. Al tempo stesso, la storia segue la sua relazione con peppy miller (di bérénice bejo), ballerina diventata poi attrice, la cui ascesa coincide con una nuova forma di cinema.
Il bianco e nero richiama direttamente l’era del cinema muto e il film risulta quasi privo di suoni diegetici. Queste scelte permettono alcuni espedienti classici, tra cui un effetto sonoro scritto e fuorviante vicino alla conclusione. In parallelo, il monocromo rafforza l’ambientazione e il modo di vivere a cui valentin fatica a rinunciare.

godzilla minus one/godzilla minus color (2023)

sceneggiatura e regia di takashi yamazaki

Godzilla Minus One segue ryunosuke kamiki, ex pilota kamikaze alle prese con traumi e senso di colpa per un servizio militare definito “fallito” durante la seconda guerra mondiale. Quando godzilla arriva, mutato dal conflitto, si apre per kamiki la possibilità di una redenzione, ma anche un rischio: potrebbe perdere l’amore che intanto si è costruito attorno a lui, mentre egli si è concentrato sull’autocondanna.
Originariamente presentato a colori, Godzilla Minus Color ha avuto una distribuzione teatrale nel 2024 ed è indicato come un taglio che rende l’esperienza ancora più realistica. L’effetto descritto è quello di eliminare l’ultima sensazione che lo spettatore stia osservando un mostro “costruito” digitalmente, facendolo percepire come un evento concreto.
Il progetto in bianco e nero, ispirato ai film degli anni cinquanta, ha modificato contrasto e mascheramenti, incidendo anche su come alcune inquadrature focalizzano l’attenzione.
Il regista ha spiegato l’intento di aumentare la sensazione di realtà, avvicinando l’effetto a quello di un documentario e rendendo la visione più spaventosa.

roma (2018)

sceneggiatura e regia di alfonso cuarón

Roma mette al centro una domestica nella mexico city degli anni settanta. La sua vita personale, segnata da eventi complessi, si intreccia con l’instabilità politica e con l’escalation di violenze nell’ambiente circostante. Il film lavora su temi legati a classe, genere e razza: due donne provenienti da strati sociali differenti, cleo (di yalitza aparicio) e sofía (di marina de tavira), stringono un legame dopo tradimenti molto simili.
La fotografia in bianco e nero ancora la storia in un passato più prossimo, con l’uso di elementi tratti anche dall’infanzia del regista. Il risultato richiama materiale documentaristico, con un punto di vista percepito come più “oggettivo”, lasciando allo spettatore lo spazio per far emergere l’empatia senza che questa sia imposta.

the tragedy of macbeth (2021)

sceneggiatura e regia di joel coen

La versione di Joel Coen de la tragedia di macbeth è descritta come brutalmente essenziale: una scelta coerente con la vicenda di un uomo che cerca ciò che non può ottenere e, come conseguenza, perde tutto. Il bianco e nero viene collegato a un tema centrale del racconto: destino e fato inevitabile. L’artificialità della messa in scena mette in evidenza che macbeth è una storia già raccontata molte volte, sempre verso la stessa conclusione tragica.
In parallelo, l’ambientazione e l’impatto scenografico vengono fatti risalire a set con influssi espressionisti di matrice tedesca. L’effetto generale è di un mondo senza tempo, irreale, che amplifica la dimensione onirica e inquietante.
Nonostante la ripetizione dell’impianto narrativo in un universo artificiale, le interpretazioni di denzel washington e frances mcdormand mantengono in primo piano la componente umana.

mad max: fury road | black and chrome edition (2016)

sceneggiatura di george miller, brendan mccarthy e nico lathouris; regia di george miller

Il film, nato con una prima versione a colori, viene rielaborato in black and chrome edition come “migliore versione” secondo quanto riportato in un dietro le quinte della Warner Bros. Il passaggio al monocromo offre un cambiamento di prospettiva: se la versione originaria è definita come un’esplosione cromatica che trasforma elementi letali in spettacolo, la versione in bianco e nero diventa più vicina all’esperienza dei personaggi.
La descrizione del bianco e nero enfatizza il deserto come una tela grigia su cui il senso arriva soprattutto dall’interazione tra le persone. La regia viene anche collegata all’intenzione di creare un mad max in monocromia da lungo tempo, trasformando il progetto in una realizzazione esplicita dell’idea iniziale.

a girl walks home alone at night (2014)

sceneggiatura e regia di ana lily amirpour

A Girl Walks Home Alone at Night propone una rilettura dell’horror vampirico senza chiudere la storia in una risposta semplice. Il racconto segue arash marandi nel tentativo di lasciare un’esistenza dura e segnata da criminalità e dipendenze presenti attorno a lui. L’incontro con una donna misteriosa fa nascere l’illusione di aver trovato una fuga possibile, anche se la relazione con la creatura suggerisce un potenziale pericolo: la scelta romantica potrebbe coinvolgere la vita di arash in un esito non certo.
Il bianco e nero dialoga con la tradizione del cinema sui vampiri: viene richiamata la presenza di omaggi, tra cui nosferatu. Allo stesso tempo, la monocromia viene indicata come un modo per riflettere i grigi morali dei personaggi. La vampira interpretata da sheila vand non viene ridotta a un profilo esclusivamente “buono” o “cattivo”, né per quanto riguarda la morale, né per la natura della sua attenzione verso arash.

persepolis (2007)

sceneggiatura e regia di marjane satrapi e vincent paronnaud

Persepolis, tratto dall’omonimo graphic novel del 2000, è una ricostruzione autobiografica dell’infanzia di marjane satrapi durante la rivoluzione iraniana. La pellicola usa il colore come ancoraggio temporale: la fanciullezza della protagonista è in bianco e nero, mentre l’età adulta si muove nel colore. La logica è presentata come una metafora diretta, ma funzionale all’effetto complessivo del racconto.
Il contrasto tra monocromia e colori viene collegato alla perdita di libertà durante gli anni dell’infanzia, con il governo iraniano descritto come impegnato a reprimere i diritti delle donne. In un commento riportato in relazione al film, Satrapi afferma che la scelta di non usare colore nel fumetto originale mirava a rendere alcuni elementi più generali, così da ridurre la possibilità che l’estremismo venga liquidato come qualcosa di “altrove”.
Il bianco e nero, inoltre, rende più essenziale la semplificazione grafica dell’opera, intensificando la percezione di un’infanzia interpretata da chi l’ha vissuta, quasi come un processo mentale guidato dallo sguardo della giovane Satrapi.

Conclusione: i titoli indicati rappresentano una selezione di film moderni in cui il bianco e nero diventa parte integrante della narrazione. Accanto alla qualità artistica, la scelta del monocromo viene associata a scopi diversi: spostare la realtà, richiamare un’epoca, rafforzare la tensione, definire un contrasto temporale o rendere più credibili eventi e sentimenti.

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