El ser querido recensione: genitorialità metacinematografica nel film di Rodrigo Sorogoyen a Cannes 79

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El Ser Querido segna l’approdo di Rodrigo Sorogoyen al Festival di Cannes in concorso con una storia costruita sul rapporto inceppato tra padre regista e figlia attrice. Tra riprese e frammenti di passato, il film intreccia cinema e memoria per raccontare un legame mai davvero avviato, ma sempre presente nelle dinamiche di potere e nelle distanze emotive.

rodrigo sorogoyen a cannes con el ser querido

Dopo la serie televisiva Dieci capodanni e l’acclamato As Bestas, il cineasta presenta per la prima volta in concorso a Cannes El Ser Querido. Il nucleo narrativo ruota attorno a una relazione familiare “accartocciata”: un padre e una figlia, che finiscono per collaborare sullo stesso progetto cinematografico grazie all’invito del regista. L’obiettivo dichiarato è provare a ricucire qualcosa, anche se il rapporto appare come mai iniziato davvero.

esteban martínez: cinema e ritorno in spagna

Al centro della storia c’è Esteban Martínez, regista noto a livello internazionale, interpretato da Javier Bardem. Il personaggio torna in Spagna dopo un lungo periodo trascorso a New York per realizzare il suo nuovo film. L’occasione di lavoro si concentra su una figura inattesa: Emilia, giovane attrice in gran parte sconosciuta, interpretata da Victoria Luengo.

Emilia è la figlia, ma non si incontrano da tredici anni. Nella vita quotidiana lavora come cameriera in un bar. In passato, la ragazza ha preso parte ad alcune produzioni definite di scarsa qualità, mentre ora riceve un’opportunità importante e inattesa: il film, dal titolo Desierto 1932, riguarda la colonizzazione spagnola del deserto del Sahara, pur venendo girato a Fuerteventura.

Esteban descrive la propria opera come una storia segnata da abbandono, tradimento e persone incapaci di guardarsi negli occhi. Emilia accetta, ma il tempo della produzione implica un confronto diretto con un uomo che non è mai riuscito a diventare “padre” nella sua percezione. I ricordi che emergono lo collegano a violenza, uso di alcol e sostanze e al ruolo di prevaricatore anche nei contesti lavorativi sul set.

Durante le riprese, Emilia assiste a un fatto decisivo: lo incontra davvero e lo vede interagire con le persone, dopo anni in cui la sua immagine è rimasta ancorata ai ricordi. Nel film si avverte anche l’idea che molte dinamiche possano aver riguardato la madre: la presenza della figura materna appare però solo per brevi istanti nell’economia complessiva del racconto.

La ricostruzione del passato resta complessa: Esteban sostiene che i ricordi possano essere alterati o che informazioni distorte possano essere state trasmesse da altri. Nonostante il lavoro tenti una chiarificazione, risultano poche certezze su Emilia e sulla madre; il dato più solido rimane il fatto che Esteban l’ha conosciuta a 9 anni, mentre ora si tratta della prima occasione in cui trascorrono più giorni insieme.

sguardi che non riescono a incrociarsi nella scrittura del film

La narrazione alterna la produzione del film in divenire a materiali provenienti dal passato di Esteban, con estratti e un commento audio destinato a una possibile riedizione in formato blu ray. A questi elementi si aggiungono inserti in bianco e nero che inizialmente sembrano parte di un diario personale, ma poi finiscono per allargare lo sguardo sull’intera prospettiva di Esteban.

Si forma il dubbio che tra padre e figlia possano esistere tratti comuni. È un’ipotesi che richiama un elemento già presente in As Bestas, ma viene presto messa da parte dall’impianto conflittuale che Sorogoyen inscrive nella dimensione cinematografica. L’attenzione si sposta verso parallelismi tra il regista tossico e il padre assente e violento, evidenziando la morsa del patriarcato come cornice di fondo.

Anche quando il film punta a creare un’intensità emotiva sostenuta da una colonna sonora fortemente drammatica, il confronto diretto fatica a diventare tale. Il vero nodo della relazione padre-figlia emerge in modo netto soprattutto nella sequenza iniziale ambientata in un bar: dopo anni di assenza, l’incontro passa dalle forme dei convenevoli a un cambio improvviso di tono, con l’affiorare di recriminazioni.

Un ruolo importante è affidato a Marina Fois, la cui presenza viene indicata come particolarmente significativa soprattutto per lo sguardo con cui osserva le riprese. Le prove attoriali vengono considerate buone, mentre per il personaggio di Emilia viene segnalato un limite: non emerge una libertà espressiva piena, come se mancasse sempre un elemento necessario. La scelta è coerente con l’idea dell’impossibilità di un vero incontro tra padre e figlia, ma rischia di non far conoscere interamente le sfaccettature del personaggio.

el ser querido: la difficoltà di “recitare” il vero incontro

La domanda centrale torna continuamente nel rapporto tra ricostruzione e realtà: il padre coincide davvero con ciò che Emilia ricorda o no? Il film inserisce una nuova tappa attraverso una sequenza giudicata notevole, descritta come un continuo re-shoot. In quel contesto il regista si impone sul set e il padre dispiega alla figlia il proprio carattere.

L’intento di Esteban di conoscere la figlia attraverso il cinema appare impossibile. Di conseguenza El Ser Querido si configura come un film in cui le persone non riescono a guardarsi negli occhi, si scrutano da un luogo all’altro e sanno che non sarà possibile un dialogo aperto. L’opera resta indicata come interessante e registicamente notevole, ma si allontana dalla potenza di alcuni punti di picco e dalla ferocia di scrittura che avevano caratterizzato As Bestas.

principali figure del cast e ospiti

  • Javier Bardem (Esteban Martínez)
  • Victoria Luengo (Emilia)
  • Marina Fois

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