Comiche da elogiare che quasi nessuno racconta

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La commedia è uno dei generi più difficili da valutare in modo uniforme: lo stile di umorismo che funziona per alcuni può lasciare altri indifferenti. In questa selezione emergono film di grandi risate spesso trascurati, in cui la risposta del pubblico non coincide sempre con quella della critica. L’attenzione è rivolta a gemme sottovalutate, tra blockbuster e produzioni indipendenti, capaci di offrire risvolti inattesi, ritmo particolare e personaggi memorabili.
Un elemento ricorrente è la varietà: si passa dalla commedia romantica con toni fuori asse, alla satira, fino all’horror comedy e alle incursioni in forme narrative anomale. Ogni titolo conserva una propria identità, con una comicità costruita su dettagli visivi, contrasti di tono e battute che colpiscono più con il tempo che al primo impatto.

10) joe versus the volcano (1990): romantic comedy fuori dagli schemi

Tom Hanks, prima del passaggio più deciso verso il dramma, firma una delle commedie più curiose del periodo. In Joe Versus the Volcano interpreta un impiegato annoiato a cui viene comunicata una diagnosi drastica. Da quel momento decide di vivere in modo lussuoso e di arrivare fino al gesto finale, sacrificandosi per un dio del vulcano legato a una tribù.
La trama può sembrare strana, ma il film mantiene un fondo emotivo. Il racconto segue un andamento quasi musicale e usa immagini umoristiche per esprimere temi di alienazione e distanza dalla vita quotidiana. L’interpretazione di Hanks risulta brillante, mentre Meg Ryan contribuisce con una performance in più ruoli. Non è una commedia costruita solo su “battuta dopo battuta”, ma offre un viaggio pieno di energia, valido anche come romantic comedy meno nota.

9) dirty work (1998): cynismo e umorismo secco con norm macdonald

Dirty Work appare, a una prima lettura, come una tipica commedia scollacciata degli anni ’90. In realtà si rivela una proposta tra le più riuscite di fine decennio: protagonista è una coppia di scansafatiche che avvia un’attività di vendetta su commissione, mentre un inquietante sviluppatore di terreni manipola i due per un piano poco pulito. Il risultato è una storia facile da citare e caratterizzata da un cinismo marcato.
La comicità asciutta di Norm Macdonald contrasta con un tono più esuberante, creando un effetto quasi parodico verso i cliché del genere. Nonostante un riscontro critico contenuto, il film rimane un’opzione ideale per chi cerca una risata non convenzionale e un ritmo che non smette di funzionare.
Caratteri chiave della storia:

  • due slackers alle prese con una vendetta su commissione
  • un venditore senza scrupoli che spinge gli eventi
  • una comicità cinica fondata su battute e dinamiche ricorrenti

8) nick & norah’s infinite playlist (2008): avventura notturna con indie rock

Nick & Norah’s Infinite Playlist è spesso ricordato solo da chi conosce bene la scena indie, ma merita un’attenzione più ampia. I due protagonisti, giovani adulti alle prese con storie personali e sentimenti in bilico, attraversano una giornata intensa nel corso di una singola notte. L’obiettivo è raggiungere un concerto segreto legato alla band preferita.
Il film si appoggia su un elemento fondamentale: la colonna sonora, ricca di motivi “orecchiabili” del rock indie dei primi anni 2000, con riferimenti che includono The National e Vampire Weekend. La struttura unisce la sincerità tipica delle rom-com con l’energia frenetica del coming-of-age, inserendo anche elementi di imbarazzo e grottesco per una miscela originale.
Il tono resta legato a un ottimismo deciso e rende l’opera affabile anche quando il contesto diventa “datato” col passare del tempo: è proprio questo scarto a trasformare la visione in un’esperienza piacevole da rivedere.

7) i’m gonna git you sucka (1988): parodia e vendetta nella blaxploitation

I’m Gonna Git You Sucka rientra tra i film parodistici più sottovalutati, e risulta più divertente con il passare degli anni. La pellicola prende di mira il filone della blaxploitation degli anni ’70 con una storia di vendetta: un veterano militare giura di colpire chi ha ucciso suo fratello, tra eccessi, situazioni esagerate e un ritmo d’azione volutamente assurdo.
Nel film abbondano trovate come scene concitate e riferimenti volutamente estremi, sostenuti da un approccio che non evita argomenti scomodi o provocatori. L’origine è collegata alla famiglia Wayans, che con questo titolo anticipa dinamiche poi riconosciute in parodie più note. Pur con alcuni passaggi in cui le gag non centrano pienamente l’obiettivo, la strategia resta quella del “tentare comunque”: l’effetto cumulativo mantiene le risate attive, soprattutto per chi apprezza il bersaglio delle opere prese in giro.
Elementi distintivi della parodia:

  • spoof del genere blaxploitation
  • vendetta come motore narrativo
  • sequenze d’azione strampalate e ritmo a raffica
  • gag non trattenute senza tabù

6) l.a. story (1991): surrealismo leggero e romanticismo

Steve Martin compare tra i volti più solidi della commedia sottovalutata, e L.A. Story rappresenta una delle punte più luminose. La trama segue un meteorologo stravagante di Los Angeles che comincia a ricevere segnali tramite un elemento semplice e letterale: un “cartello”. A partire da lì, la sua vita affettiva cambia direzione, con una storia d’amore raccontata in modo diretto ma interrotta da deviazioni assurde e surreali.
La creatività di Martin emerge con chiarezza, così come il suo carisma da protagonista. Anche quando la narrazione procede tra gag eccentriche, il nucleo rimane una dinamica romantica: due persone che si incontrano nel caos della modernità. L’assurdità, inizialmente fonte di confusione per una parte del pubblico dei primi anni ’90, oggi appare come un elemento più coerente: le distrazioni del presente rendono il messaggio ancora più riconoscibile.

5) bubba ho-tep (2002): horror comedy con elvis e jfk

Bubba Ho-Tep tratta l’horror comedy in modo divisivo, ma anche proprio per questo risulta rilevante. Dopo decenni in cui finge la propria morte, Elvis vive gli ultimi giorni in una casa di riposo. Qui stringe amicizia con un uomo di colore che sostiene di essere JFK e che decide di affrontare una minaccia soprannaturale: una mummia.
Il film gioca con una premessa strana e utilizza le competenze del regista Don Coscarelli per costruire atmosfere horror, sostituendo spesso l’attesa di paura con risate. La dinamica comica tra Bruce Campbell (nel ruolo di Elvis) e Ossie Davis (nel ruolo di JFK) è centrale. Pur poggiando molto sull’idea di base, l’insieme funziona tanto per gli appassionati del genere quanto per chi cerca un’opera “sbagliata” in modo efficace, capace di attraversare community diverse.

4) walk hard: the dewey cox story (2007): parodia musicale che crea un proprio stile

Walk Hard: The Dewey Cox Story è una parodia del film premiato con l’Oscar Walk the Line, ma non si limita a quello. La commedia segue la vita turbolenta di Dewey Cox, una star country caratterizzata da scarsa lucidità. A guidare il progetto c’è John C. Reilly, con una performance considerata la più riuscita dell’intera carriera.
Il film risplende soprattutto quando smette di imitare e inizia a costruire una cifra comica propria. Il bersaglio sono i cliché dei biopic: la pellicola inserisce risate surreali, gag che rompono la “quarta parete” e una serie di momenti pensati per far scattare il meccanismo comico senza pause. Nonostante la sua efficacia, risulta ampiamente dimenticata quasi due decenni dopo l’uscita: con i biopic musicali tornati forti nel decennio successivo, appare ancora più comprensibile e divertente.

3) the ruling class (1972): satira sociale e comicità musicale

The Ruling Class dimostra che alcune commedie invecchiano bene. La storia ruota attorno all’erede di un grande patrimonio britannico che si convince di essere Gesù Cristo. Le persone che lo gestiscono devono trovare un modo per riportarlo con i piedi per terra. Nel complesso il film combina elementi musicali e una satira sociale molto incisiva.
La pellicola di Peter O’Toole mette a fuoco l’ambiente dell’élite, facendone emergere eccentricità e rigidità. La comicità non è trattenuta e riesce a essere concentrata su ciò che intende dire. L’interpretazione riesce a coprire insieme humor e tracce di tragedia, offrendo un’esperienza più profonda del semplice “divertimento” episodico: in sostanza, la regia e la scrittura reggono come opera prima di tutto cinematografica.

2) true stories (1986): mockumentary musicale con sguardo antropologico

True Stories resta un caso quasi unico nel panorama comico. La regia e la presenza davanti alla camera sono affidate a David Byrne, frontman dei Talking Heads. Il film si concentra su una piccola città del Texas che si prepara a festeggiare il suo 150° anniversario: l’impianto viene presentato con modalità vicine al mockumentary e con un’impostazione che alterna umorismo e osservazione.
Le scene risultano collegate in modo non rigidamente lineare e sono accompagnate dalla musica del gruppo. Il senso complessivo non è semplice da riassumere, ma il focus va verso l’affermazione dell’individualità in un periodo in cui molte differenze tendono a scomparire. L’umorismo è spesso strano, e proprio per questo risulta più efficace delle battute tradizionali. L’opera è anche descritta come un film ben costruito e annoverato tra le gemme nascoste degli anni ’80.

1) after hours (1985): dark comedy originale nella città notturna

After Hours rappresenta una deviazione inconsueta nella filmografia di Martin Scorsese. La commedia, con venature cupe, segue un impiegato annoiato che dopo aver perso gli ultimi 20 dollari destinati alla corsa in taxi finisce trascinato in una notte complicata per le strade di New York. Uscendo dalla routine quotidiana, si apre davanti a lui un mondo di personaggi insoliti e situazioni tese, in un universo che si colloca appena fuori dalla finestra dell’ufficio.
La pellicola conserva un senso di pericolo costante: questo rende le battute coerenti con un’atmosfera minacciosa, mantenendo il divertimento insieme alla suspense. La struttura a “serie di sfortune” non è nuova, ma in questo caso è accompagnata da gag più taglienti e da svolte ciniche. La città viene resa viva e contribuisce a una comicità più amara, spesso trascurata proprio perché diversa dagli altri titoli leggendari collegati al regista.
Punti distintivi della dark comedy:

  • tono minaccioso che sostiene l’umorismo
  • suspense reale e risate in equilibrio con il rischio
  • città “viva” come elemento narrativo
  • twist cinici dentro una formula di sfortune

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