Backrooms: cosa sono, da 4chan al cinema, la storia dell’incubo più inquietante di questi anni

Contenuti dell'articolo

Backrooms arriva sul grande schermo con un’operazione cinematografica che porta dentro la sala uno dei miti online più inquietanti degli ultimi anni. Il film diretto da Kane Parsons e prodotto da A24 trasforma una paura nata in rete in un racconto fatto di spazi riconoscibili, ma profondamente fuori posto, dove l’assenza di punti di riferimento e la ripetizione costruiscono l’ansia. Di seguito vengono ricostruiti origini, significati e struttura dell’universo che ha preso forma tra immagini anonime e racconti condivisi.

backrooms: origine del mito e nascita su internet

La definizione delle Backrooms prende avvio da un’immagine semplice e disturbante: una stanza vuota con pareti giallastre, moquette, luci fluorescenti, nessuna finestra e nessuna presenza umana. Proprio l’ordinarietà dell’ambiente rende l’idea più efficace, perché l’inquietudine nasce dal contrasto tra normalità e senso di minaccia.
Nel maggio 2019, su 4chan, la fotografia viene collegata a un testo anonimo: se “si esce” dalla realtà nel modo sbagliato, si finisce nelle Backrooms, un labirinto infinito composto da stanze e corridoi. In questo universo il ronzio dei neon resta costante e la sensazione di non essere soli pesa più di qualsiasi comparsa improvvisa.

  • stanza giallastra e illuminazione al neon
  • assenza di finestre
  • luogo senza persone
  • labirinto infinito
  • rumore costante dei neon

4chan e creepypasta: come il concetto si è espanso

Il cuore del fenomeno è l’ambiente che lo ha diffuso. 4chan è un imageboard anonimo, organizzato in bacheche tematiche in cui immagini e messaggi vengono pubblicati senza una vera identità pubblica. La diffusione rapida, l’assenza di una struttura editoriale tradizionale e la possibilità di rilanciare contenuti hanno favorito la nascita di meme, linguaggi e ossessioni collettive. In questo contesto, il mito non resta fermo: si modifica.
Le Backrooms diventano una creepypasta, quindi un racconto horror nato e propagato online, che viene copiato, rielaborato e arricchito dagli utenti. Ogni nuova versione introduce elementi aggiuntivi, come livelli, entità, regole, mappe, possibili vie di accesso e tentativi di fuga. Non esiste una sola versione definitiva, ma un’idea collettiva alimentata dalla rete e dalla sua capacità di trasformare un frammento visivo in un universo narrativo.

  • creepypasta come forma di narrazione
  • versioni in evoluzione senza autore unico
  • aggiunta di regole e livelli
  • entità e mappe
  • tentativi di fuga

spazi liminali e paura moderna: il significato delle backrooms

Le Backrooms funzionano per un motivo preciso: richiamano spazi liminali, cioè ambienti di passaggio e luoghi normalmente destinati ad altro. In questa cornice rientrano corridoi, uffici, sale d’attesa, scuole vuote, hotel deserti e centri commerciali privi di clienti. Si tratta di luoghi familiari che diventano perturbanti quando vengono svuotati della loro funzione e della presenza umana.
Il terrore deriva dal modo in cui la normalità viene trasformata in prigione. La paura non nasce solo da elementi esplicitamente “mostruosi”, ma soprattutto da ripetizione, assenza di orientamento e dall’idea che dietro la superficie ordinaria possa nascondersi uno scenario infinito, senza logica e senza via d’uscita. Si tratta di un horror con caratteristiche contemporanee: usa il linguaggio di Internet e intercetta una paura attuale, legata allo smarrimento in sistemi troppo grandi da comprendere, dove ogni stanza assomiglia alla precedente e i rumori suggeriscono una minaccia imminente.

  • luoghi di passaggio e ambienti svuotati
  • ripetizione degli spazi
  • assenza di punti di riferimento
  • impossibilità di orientarsi
  • infinità senza uscita

la trama del film a24: porta, showroom e dimensione impossibile

Il film di Kane Parsons parte dall’immaginario delle Backrooms e lo converte in una storia cinematografica. La premessa ruota attorno a una misteriosa porta che compare nel seminterrato di uno showroom di mobili. Da quel varco si apre l’accesso a una dimensione impossibile, composta da stanze e corridoi che sembrano non terminare mai.
Al centro della vicenda ci sono Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve. La loro presenza costruisce il fulcro di un incubo che prende forma a partire dalla mitologia nata online, trasformandola in un’esperienza più fisica, psicologica e narrativa.

  • Chiwetel Ejiofor
  • Renate Reinsve

il collegamento al found footage: the backrooms (found footage)

Prima del lungometraggio, il nome di Parsons era già associato a The Backrooms (Found Footage), il corto pubblicato su YouTube nel 2022. Quel progetto ha dato al mito una forma visiva molto riconoscibile, combinando estetica found footage, analog horror e computer grafica. Con il film, l’idea arriva in sala mantenendo il nucleo di partenza: una paura legata a spazi che richiamano ambienti quotidiani e a una sensazione persistente che, dentro quel luogo, qualcosa non torni mai davvero.

attese e impatto: perché backrooms è considerato uno degli horror più pronti

Backrooms è considerato uno degli horror più attesi della stagione anche per la natura stessa del suo linguaggio. Il racconto non richiede spiegazioni articolate: la minaccia si manifesta attraverso dettagli essenziali come un corridoio illuminato male, una parete gialla, il ronzio di un neon e la percezione che l’uscita continui ad allontanarsi. In questo modo, l’inquietudine si genera già prima di ogni elemento “straordinario”.

  • corridoi con illuminazione scarsa
  • pareti giallastre
  • ronzio costante dei neon
  • uscita percepita come sempre più lontana

Rispondi