Avengers age of ultron: 10 dure realtà del rivederlo 11 anni dopo luscita
Il secondo capitolo della saga dei Vendicatori ha rappresentato una svolta ambiziosa, ma anche una serie di scelte narrative che non hanno convinto in modo uniforme. Avengers: Age of Ultron arrivava dopo il successo del primo Avengers, e l’aspettativa era alta: al centro un’intelligenza artificiale iconica dei fumetti, Ultron, con una storia che però si discosta dalle aspettative legate alla fonte originale. A emergere sono soprattutto incoerenze, utilizzi poco incisivi di alcuni personaggi e un finale percepito come meno incisivo rispetto ad altri film del franchise.
Di seguito vengono messi in ordine i principali punti critici legati a trama, personaggi e realizzazione, così da chiarire dove l’opera ha lasciato spazio a dubbi e delusioni.
avengers: age of ultron tra successo atteso e critica deludente
Il primo Avengers aveva ottenuto un riscontro molto positivo, tanto da risultare un riferimento solido per il pubblico. Al contrario, il seguito Avengers: Age of Ultron ha ricevuto delusioni critiche, con un divario evidente tra aspettative e giudizi. Il film si appoggia a un arco narrativo conosciuto del fumetto dal quale prende il titolo, ma senza realizzarne un adattamento fedele: risultano presenti solo alcuni elementi chiave e, in particolare, il principale antagonista.
La produzione avrebbe inoltre dovuto gestire una differenza di impostazione tra fumetti e universo cinematografico: Ultron viene costruito e giustificato in modo differente, soprattutto per quanto riguarda motivi della sua creazione e chi lo costruisce.
la regia e il ritmo del film
La regia è di Joss Whedon, già autore del primo Avengers, che aveva ottenuto un forte consenso. Per Age of Ultron è stato segnalato un livello di pressione elevato durante la lavorazione, e l’effetto si noterebbe in modo particolare su pacing, umorismo e motivazioni dei personaggi. Dopo un debutto molto solido del capitolo precedente, i numeri di gradimento risultano più contenuti: il giudizio della critica e del pubblico non ha mantenuto lo stesso livello.
- avengers (punto di partenza del franchise)
- avengers: age of ultron (opera oggetto delle critiche)
- joss whedon (regista del film)
- ultron (intelligenza artificiale protagonista)
- tony stark e bruce banner (artefici di Ultron nel film)
baron von strucker: perché l’apertura non convoca il giusto peso
Il film parte con un’ampia sequenza di combattimento: gli Avengers irrompono in una base Hydra affrontando i nemici già visti in precedenza. La scelta mira a due obiettivi: collegare un teaser post-credits del film precedente che introduce Quicksilver e Scarlet Witch, e mostrare in maniera rapida l’affiatamento del gruppo nel presente dell’universo MCU.
Il risultato, però, si traduce in un impatto limitato. La scena finisce per servire soprattutto a inquadrare alcune dinamiche tra i membri del team e a far percepire i gemelli come minacce “di passaggio”. Il problema viene individuato nell’uso del vero antagonista atteso per questa fase: Baron Strucker. L’attesa creata viene indebolita dal fatto che Hydra viene eliminata rapidamente e Strucker non riesce a incidere con piena centralità narrativa.
perché scarlet witch e quicksilver aiutano chi li ha feriti
Un punto centrale riguarda la scena post-credits di Captain America: The Winter Soldier, dove Baron von Strucker tiene Quicksilver e Scarlet Witch in cattività, sperimentando su di loro con lo scepter di Loki. L’impressione immediata è che i gemelli vengano preparati come strumenti per la guerra di Hydra, in un quadro più ampio di conquista.
Nel film successivo, invece, la linea narrativa relativa a Hydra non prosegue come suggerito e il percorso dei gemelli appare disallineato. Ciò alimenta dubbi sul perché i due finiscano per collaborare con Strucker: la logica che “si limitano a fare guerra contro Iron Man” non viene considerata sufficiente rispetto al fatto che Strucker li ha tenuti prigionieri per anni, senza una via credibile di rottura e fuga che li renda autonomi.
klaw poco protagonista e troppo lontano dal suo massimo potenziale
In Black Panther Klaw viene mostrato come un personaggio di grande rilievo. In Avengers: Age of Ultron, invece, la sua presenza risulta ridotta e percepita come poco valorizzata. Il ruolo di Ulysses Klaue viene interpretato da Andy Serkis, noto anche per interpretazioni celebri in altri franchise, e qui risulta impiegato principalmente come fornitore di armi per Ultron, contribuendo alla costruzione dell’esercito del robot.
Nonostante il potenziale, la scrittura offre un impatto limitato: poche battute, poca caratterizzazione e una distanza marcata rispetto a come Klaue viene sviluppato in seguito. Quando il personaggio diventa finalmente interessante in un film successivo, la morte risulta quindi più dura da accettare, perché arriva dopo un debutto considerato poco memorabile.
hulk: il “savage hulk” non si stabilizza come atteso
Uno dei rilievi più ricorrenti del franchise riguarda Hulk e il suo sviluppo. Viene sottolineato che la versione più “razionale” tende a non corrispondere all’idea di riferimento: il pubblico cerca il ritorno di un Hulk aggressivo e istintivo, quello che frantuma ostacoli e agisce come eroe nel caos senza trasformarsi in una figura prevalentemente ironica e cerebralmente dominante.
In questo senso, Age of Ultron presenta un’anticipazione concreta: Scarlet Witch lancia una esadecimazione che spinge Hulk a un rampage in Medio Oriente. Interviene Iron Man con l’Hulkbuster, ma lo scontro produce danni ingenti. La conseguenza narrativa, guardando indietro, viene descritta come una compressione del potenziale: la forte rappresentazione dell’“Hulk fuori controllo” rende i successivi ritorni meno efficaci.
thor: le visioni e il foreshadowing che non arrivano
Nel film compare una sezione significativa dedicata a Thor, in missione insieme al professor Dr. Selvig, e questa parte viene accostata a elementi di “visione” che ricordano anche ciò che affrontano altri personaggi. Iron Man sperimenta un epilogo legato ai propri errori, Captain America rievoca un momento passato, mentre Thor riceve un’immagine che sembra mostrare Asgard in rovina e l’inizio di Ragnarok.
La critica riguarda il disallineamento: nel successivo Thor: Ragnarok l’evoluzione non rispetta esattamente ciò che era stato “preannunciato”. In quel film, infatti, Thor affronta Surtur, si muove verso Planet Hulk e poi rientra per combattere la sorella Hela, fino a liberare Surtur su Asgard prima della fuga con gli Asgardiani verso una nuova casa.
black widow e hulk: dinamica considerata forzata
Un’altra area di incoerenza riguarda la relazione tra Black Widow e Hulk. La prima traccia compare già all’inizio: durante lo scontro iniziale emerge che Natasha può calmare Hulk quando perde controllo, arrivando fino al contatto diretto e a un dialogo calmo che riduce l’aggressività. Viene inoltre segnalata una battuta successiva quando la tensione viene “stuzzicata”.
La critica si accentua con un altro scambio emotivo tra Natasha e Banner. Natasha si definisce un “mostro”, spiegando che comprende la sensazione di Banner, ma aggiunge anche un riferimento personale: la sua impossibilità di avere figli la renderebbe un mostro. Questa formulazione viene giudicata la peggiore del film perché associa l’essere umani a una condizione legata alla maternità, risultando distante dalla rappresentazione complessiva del personaggio.
la morte di quicksilver: non percepita come conseguenza meritata
L’ingresso di Quicksilver e Scarlet Witch viene indicato come un momento capace di generare entusiasmo, ma anche confusione. La presenza di una versione cinematografica alternativa del personaggio in un altro franchise aveva alimentato confronti, e la critica ha spesso privilegiato l’interpretazione di quella versione rispetto al Quicksilver dell’MCU.
All’interno di Age of Ultron Quicksilver non viene percepito come pienamente investito nella missione quanto Wanda, più concentrata nella rabbia. La sua morte avviene nel caos, in una raffica di proiettili per salvare Hawkeye e alcuni bambini, ma il sacrificio viene giudicato poco “pesante” emotivamente perché il film contiene molte linee narrative e non riesce a trasformare l’evento in qualcosa che coinvolga davvero tutti i protagonisti. Di conseguenza, la perdita finisce per avere valore soprattutto per la sorella.
age of ultron rende civil war una conseguenza “costruita”
Il tema si sposta poi sulle conseguenze. In base alla narrazione complessiva, il motivo per cui gli Avengers si separano in Captain America: Civil War viene attribuito a quanto accade in Age of Ultron. Da qui nasce la critica: la guerra tra le fazioni viene descritta come poco spontanea e come conseguenza “costruita” dagli eventi precedenti.
In Civil War la motivazione di Iron Man è la creazione di un sistema di registrazione con contratti e supervisione delle Nazioni Unite, così da evitare che si ripeta qualcosa di simile a quanto accaduto con Sokovia. Captain America, invece, non ritiene affidabile alcun governo e sceglie di difendere la propria autonomia.
La contestazione arriva sul punto centrale: Sokovia viene associata a una catena di responsabilità che parte proprio dalla creazione di Ultron da parte di Iron Man. Pertanto, l’idea che il personaggio scelga poi di imporre restrizioni a tutti i supereroi, per prevenire conseguenze originate da azioni proprie, viene considerata poco coerente e poco convincente.
final battle: il ritmo si appoggia troppo sugli effetti visivi
Il combattimento conclusivo tra Avengers e Ultron viene descritto come un assalto continuo, così veloce da risultare difficile da “seguire” anche per chi segue con attenzione. Ultron dispone di dozzine, se non centinaia, di robot al proprio comando. Nel momento in cui il gruppo si scontra finalmente con Ultron, la scena appare impostata su una quantità di avversari ininterrotta, con un’azione ripetitiva che segnala un uso marcato di green screen e movimenti continui.
Il film viene confrontato con il primo Avengers, dove le minacce aliene si distribuiscono in diverse aree e dove si percepiscono chiaramente vite a rischio in contesti più variabili. In Age of Ultron, pur essendoci posta in gioco, l’ambientazione varia poco. Quando Vision elimina Ultron, inoltre, l’impatto risulta limitato: la vicenda sembra già aver “esaurito” la propria tensione. Nel complesso, il finale viene quindi letto come un calo rispetto alle altre pellicole della saga dedicata agli Avengers.
ultron non incarna l’incubo dei fumetti
La delusione più marcata riguarda proprio Ultron come antagonista. Anche se James Spader è interpretativamente efficace, la performance vocale viene giudicata distante da ciò che ci si aspetterebbe da una minaccia da fumetto. La voce viene percepita come rilassata, quasi “solare”, più vicina a uno stile informale che a un’energia minacciosa. Il modo in cui Ultron acquisisce il linguaggio viene riportato come una scelta legata allo studio di contenuti online, elemento che non combacia con il tipo di presenza temuta associata ai fumetti.
Il problema non colpisce solo chi conosce le storie originali. Anche per il pubblico non familiare con la fonte, la percezione generale sarebbe: Ultron non riesce a risultare abbastanza spaventoso. In un contesto in cui altri villain, come Loki nel primo Avengers, pur con tratti più calmi, mantengono un’aura minacciosa, e in cui anche Thanos rappresenta una lezione su come costruire il pericolo, Ultron risulta troppo poco inquietante. Ne viene indicato come impatto principale proprio la difficoltà a rendere Avengers: Age of Ultron davvero incisivo sul piano della tensione antagonistica.