A24 horror: 8 film horror più unici da vedere subito

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Negli ultimi tempi sta tornando forte l’interesse per le proposte horror con un’impronta originale, capaci di catturare fin dal trailer grazie a visioni nuove e non convenzionali. Al centro di questa attenzione c’è la capacità di A24 di sostenere progetti in cui la direzione creativa rimane saldamente nelle mani dei registi, producendo film memorabili per stile e idee. Di seguito è riportata una selezione di titoli in cui la componente horror, spesso arricchita da toni surreali o comici, si distingue per struttura, atmosfera e scelte narrative.

8) the lighthouse (2019): isolamento e allucinazioni

The Lighthouse si presenta come un’opera costruita su una coerenza stilistica molto marcata. Lo sguardo di Robert Eggers privilegia ambientazioni lontane dal contemporaneo: qui si è nell’Inghilterra del tardo Ottocento, nel contesto degli anni 1890. La storia segue due custodi del faro bloccati su un’isola remota nella zona della Nuova Inghilterra, impegnati nelle proprie mansioni.
Con il passare del tempo, i due iniziano a perdere equilibrio, dando luogo ad alcune sequenze tra le più inquietanti viste in ambito horror. Il film lavora anche sulle visioni e sulle allucinazioni, costruendo una tensione costante. Il risultato si completa con le interpretazioni di Robert Pattinson e Willem Dafoe e con una resa visiva di grande impatto, resa possibile dal bianco e nero, che amplifica il senso di estraneità dell’intera esperienza cinematografica.

  • Robert Pattinson
  • Willem Dafoe

7) life after beth (2014): horror comico e mito antico

Life After Beth rientra tra le produzioni A24 che inclinano verso il lato comico, mantenendo però una specificità evidente rispetto ad altri titoli legati all’immaginario zombi. La dinamica centrale parte da un presupposto insolito: la protagonista, Beth, è deceduta ed è diventata uno zombi, mentre il fidanzato fatica a elaborare il lutto e non riesce a lasciarla andare.
Il racconto, più che ampliare lo scenario verso una catastrofe generalizzata, rimane concentrato e intimo. Il personaggio interpretato da Dane DeHaan affronta il dolore in un contesto domestico, con Beth tenuta in casa. Anche Aubrey Plaza contribuisce in modo significativo, interpretando la componente zombi con una presenza efficace. Un elemento che aumenta l’interesse è l’ispirazione: la storia viene ricondotta a Orfeo ed Euridice, intrecciando mito e horror in una forma riconoscibile.

  • Dane DeHaan
  • Aubrey Plaza

6) death of a unicorn (2025): fantasy scuro e “fatalità” imprevista

Death Of A Unicorn colloca l’horror nel terreno della commedia horror, ma spinge oltre con una fusione con elementi da dark fantasy. Già la premessa rende l’idea: il fulcro narrativo riguarda l’arrivo di un unicorno, con conseguenze che il film fa emergere con progressiva stranezza.
Una trama che parte da un incidente automobilistico: un avvocato e sua figlia, durante un tragitto verso un appuntamento nella proprietà del capo, colpiscono accidentalmente un unicorno. La situazione diventa rapidamente più inquietante quando l’animale risulta essere davvero vivo e dotato di una “famiglia” che raggiunge l’ambientazione. In questo modo la vicenda si trasforma in un’esperienza tesa per gli esseri umani presenti nella tenuta. Tra i nomi principali figurano Paul Rudd, Jenna Ortega e Will Poulter, con un cast ampio che rafforza l’impatto della commistione tra risate e paura.

  • Paul Rudd
  • Jenna Ortega
  • Will Poulter

5) bodies bodies bodies (2022): slasher ribaltato da dialoghi e colpi di scena

Bodies Bodies Bodies si distingue per il modo in cui rovescia le aspettative tipiche del genere. L’avvio del film presenta un gruppo di giovani amici benestanti che si cimenta in un gioco sul modello “murder in the dark”. Lo scenario iniziale resta apparentemente leggero, ma a un certo punto alcune persone iniziano a morire davvero.
La parte visiva legata agli omicidi intrattiene, mentre la tenuta del film deriva anche da dialoghi rapidi e da comportamenti volutamente sopra le righe. Nella fase finale emerge la verità su quanto stia accadendo, e la rivelazione cambia la lettura dell’intero impianto narrativo. In questo senso la struttura contribuisce alla sensazione di unicità del titolo. Il cast, guidato da Amandla Stenberg, Maria Bakalova e Rachel Sennott, rafforza ritmo e caratterizzazione.

  • Amandla Stenberg
  • Maria Bakalova
  • Rachel Sennott

4) tusk (2014): body horror e ossessione verso mr. tusk

Tusk rappresenta l’ingresso di Kevin Smith nell’universo del body horror, con una storia che prende forma in modo progressivo e perturbante. La vicenda racconta l’avventura di un podcaster molto narcisista che si reca in Canada per un’intervista. Durante l’incontro entra in scena un marinaio in pensione, portatore di un progetto oscuro legato a un’ossessione: un walrus chiamato Mr. Tusk.
La premessa risulta bizzarra sulla carta e diventa ancora più insolita nel modo in cui viene realizzata sullo schermo. Per mantenere l’effetto complessivo, il film procede con scelte narrative che rendono difficile incasellarlo in schemi prevedibili, rafforzando l’idea di un’esperienza estrema e singolare.

  • Kevin Smith

3) midsommar (2019): horror di giorno e culto violento

Midsommar arriva dopo l’impatto di Ari Aster nel panorama horror contemporaneo, incluso Hereditary. Qui l’elemento che sorprende è l’ambientazione: si tratta di un horror che si svolge in gran parte nella luce del giorno, una scelta capace di cambiare la percezione della minaccia.
Il film segue Dani, interpretata da Florence Pugh, mentre viaggia insieme al fidanzato e agli amici verso un festival in Svezia. Sul posto emerge che l’evento è gestito da un culto violento, e da lì in avanti gli eventi prendono una direzione sempre più inquietante. La combinazione tra ambientazione, ritualità e escalation rende l’intera esperienza profondamente disturbante, posizionando l’opera come uno dei titoli horror più riconosciuti dell’ultimo decennio.

  • Florence Pugh
  • Ari Aster

2) backrooms (2026): liminal space, creepypasta e claustrofobia

Backrooms è la nuova proposta horror targata A24 che sta attirando l’attenzione del pubblico. Il progetto trae origine da una creepypasta con lo stesso nome, costruita su immagini di spazi liminali: stanze enormi, vuote e apparentemente infinite. L’idea, già di per sé, viene descritta come capace di generare paura, grazie all’effetto di vastità senza fine.
La storia segue un proprietario di un negozio di mobili insieme a una figura di supporto professionale, una terapeuta. Durante il percorso la coppia scopre una dimensione collegata a quelle stanze senza uscita. Il trailer viene indicato come particolarmente gelido e soffocante nella resa della claustrofobia, con un finale che mira a lasciare un’impressione duratura. Anche il legame con la creepypasta contribuisce a rendere la visione particolarmente “rintracciabile” per chi conosce già il fenomeno.

  • Proprietario di un negozio di mobili
  • Terapeuta

1) in fabric (2018): abito assassino e riconoscimento critico

In Fabric è un horror riconoscibile e tra i più particolari, noto anche presso il grande pubblico. Il progetto britannico ha debuttato al Toronto International Film Festival e propone una premessa diversa da quelle più frequenti: la vicenda ruota attorno a un abito rosso che tormenta chiunque lo indossi.
L’elemento che rende il film immediatamente distintivo è la scarsità di storie incentrate su un capo d’abbigliamento capace di agire come minaccia. A rafforzare l’attenzione c’è anche la ricezione critica: i riconoscimenti vengono associati ad atmosfera, premessa e regia. Non mancano giudizi più critici sul ritmo, indicato da alcuni come lento, ma rimane chiaro che l’opera conserva un’impronta unica nel catalogo A24.

  • Cast del film

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