Serie lord of the rings amazon da 1 miliardo delude le aspettative

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Amazon ha puntato in modo ambizioso su The Lord of the Rings: The Rings of Power, sostenendo un investimento iniziale molto elevato e una pianificazione su più stagioni. Il risultato, dopo l’arrivo su Prime Video nel 2022, ha acceso un confronto acceso tra aspettative e resa complessiva della serie. I punti più discussi riguardano la percezione di scala, la coerenza con le epoche raccontate da Tolkien e alcuni elementi di messa in scena che influenzano l’impatto del racconto.

investimento e promessa: l’arrivo di rings of power su prime video

Nel 2017 Amazon ha acquisito i diritti televisivi de Il Signore degli Anelli, annunciando cinque stagioni fin da subito e indicando un budget di 1 miliardo di dollari, descritto come il più alto mai destinato a una produzione televisiva. Dopo circa cinque anni dall’annuncio, la serie è stata finalmente pubblicata su Prime Video, senza un grande clamore iniziale.
Nonostante le premesse, la serie viene associata a un’esperienza meno straordinaria del previsto: l’impatto visivo del budget viene percepito come poco riconoscibile sullo schermo e la messa in scena viene considerata meno convincente rispetto ad altri grandi progetti fantasy.

rings of power: una scala percepita come troppo contenuta

Un nodo centrale riguarda la sensazione che la Terra di Mezzo non riesca a comunicare la vastità attesa. Secondo la critica, $1 miliardo non sarebbe rispecchiato a livello di grandezza e profondità, perché la serie risulta spesso generica, poco spettacolare e con un’atmosfera che appare “piccola”.
In particolare, l’ambientazione viene descritta come meno immersiva di quanto richiesto da un mondo costruito su migliaia di anni di storia.

timeline di tolkien accorciata: il problema del salto temporale

La serie viene collegata a un intervento rilevante sulla linea temporale: il materiale di Tolkien, caratterizzato da un arco molto ampio tra epoche diverse, sarebbe ridotto in un arco temporale molto più breve. Le modifiche vengono ritenute possibili in fase di adattamento, ma alcune scelte risultano, secondo la critica, difficili da comprendere.

galadriel e la coerenza con le età narrate

Un esempio citato riguarda Galadriel. Nel racconto originale viene attribuito un profilo più legato a motivazioni personali e a una traiettoria diversa, mentre nella serie viene presentata come una pedina più fedele e inserita in un contesto di guerra in un momento che, per la critica, dovrebbe essere differente. Questo cambio di impostazione viene descritto come un impoverimento del personaggio, ridotto a una dimensione meno complessa.

incongruenze distribuite tra più figure

Il problema non viene circoscritto a un singolo caso: la critica segnala presunte incoerenze anche su Elrond, Durin IV, Celebrimbor e sugli uomini di Númenor, insieme a molte altre componenti toccate dalla produzione.

il problema degli spostamenti: medio terra di mezzo appare “piccola”

Un’altra difficoltà indicata riguarda la gestione degli spostamenti. In una serie seriale, i personaggi devono entrare e uscire frequentemente dalle vite reciproche per alimentare il conflitto narrativo. In The Rings of Power, secondo questa lettura, tale dinamica finisce per ridurre la percezione di distanza tra i luoghi.
Il risultato è una Terra di Mezzo descritta come cozy, quasi domestica, perché i viaggi risultano troppo rapidi e quindi poco idonei a mostrare la vastità del mondo. Nel confronto con altre tipologie di narrazione, viene richiamata l’idea che la fantascienza possa eludere i problemi di viaggio tramite tecnologie come l’iperspazio o la teleportazione, mentre nel fantasy gli spostamenti “a piedi” o con mezzi tradizionali diventano parte integrante della rappresentazione della distanza.

Per sostenere questo punto, viene citata la gestione delle scene di percorso nei film, dove vengono inseriti ampi campi e inquadrature di presentazione dei luoghi, con l’obiettivo di far percepire davvero la dimensione dell’ambientazione. Anche la trilogia de Lo Hobbit, nell’impostazione citata, amplierebbe lo spazio narrativo dedicando tempo alle sequenze di trasferimento.

mancanza dell’“epic feel”: confronto tra produzione streaming e cinema

La critica collega il difetto di scala anche a una mancanza del tono epico tipico della trilogia cinematografica di Jackson. La carenza di sequenze dedicate agli spostamenti viene inserita in un quadro più ampio: la serie, secondo questa prospettiva, non riesce a raggiungere l’atmosfera di grandezza che caratterizzerebbe la trilogia de Il Signore degli Anelli.
Viene anche evidenziato che The Rings of Power è una produzione pensata per la visione su piattaforma e per dispositivi diversi, quindi con una resa visiva percepita come più “pulita” e “lucida”. Le composizioni vengono descritte come troppo regolari, con una palette sbiancata e un effetto digitale ritenuto eccessivo.
Il confronto diretto tra singoli fotogrammi renderebbe, secondo la critica, la differenza marcata: da una parte un’impronta cinematografica considerata superiore, dall’altra una percezione di resa inferiore per qualità dell’immagine e impatto complessivo.

può esistere un secondo age tv “autentico”?

Si afferma che Il Signore degli Anelli come franchise potrebbe non essere pienamente adatto al formato televisivo. La critica richiama l’idea che non ogni universo narrativo si integri allo stesso modo in ogni medium: alcuni brand nascono come serie e poi diventano film, altri seguono il percorso opposto, mentre in altri casi le opere si adattano con successo attraversando formati diversi.
Nel caso dei romanzi di Tolkien, viene sottolineato che la struttura appare più vicina a un grande poema epico, sviluppato come una storia unica e continua, mentre la televisione tende naturalmente a ospitare una dimensione episodica e più frammentata.

possibile futuro: un tv show servirebbe a cambiare priorità

Non si esclude la possibilità di un futuro progetto televisivo di successo. Perché un’eventuale serie possa funzionare, secondo la critica dovrebbe puntare maggiormente a replicare la scala del mondo di Tolkien, evitando che il racconto ricada costantemente in dinamiche legate a scontri ripetitivi tra personaggi.

personaggi e figure di produzione citate nella serie

Nel testo compaiono diversi riferimenti a personaggi e membri del gruppo creativo collegato allo sviluppo e alla regia. In particolare, vengono nominati sia volti della narrazione sia figure tecniche e di leadership produttiva.

  • Galadriel
  • Morgoth
  • Sauron
  • Elrond
  • Durin IV
  • Celebrimbor
  • Númenorians

La produzione viene inoltre associata a uno specifico gruppo di showrunner e registi.

  • John D. Payne (showrunner)
  • Patrick McKay (showrunner)
  • Louise Hooper (showrunner)
  • Charlotte Brändström (showrunner)
  • Wayne Yip (showrunner)
  • J.A. Bayona (regia)
  • Sanaa Hamri (regia)

scheda sintetica: release date e rete

La serie viene indicata con uscita il 1 settembre 2022 su Amazon Prime Video. Il testo riporta anche il gruppo di showrunner e i registi coinvolti.

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